Il chiarimento di Hammamet
di Michele SerraIl pellegrinaggio sulla tomba di Craxi di una massiccia delegazione del governo di destra (un solo renziano, in coraggiosa rappresentanza del resto d'Italia) ci fa memoria delle ragioni profonde per le quali si litigò tanto, all'epoca, dentro la sinistra. Quando Marcello Pera invoca il presidenzialismo "per coronare il sogno di Berlusconi e Craxi", tutto diventa, più che chiaro, lampante. Ben al di là del tragico collasso di Tangentopoli, che travolse vite (non solo nel Psi, è bene ricordarlo) e lasciò cicatrici evidentemente non rimarginabili, si intende che a dividere così aspramente fu l'idea che si aveva della politica, delle istituzioni repubblicane e del futuro. Già: il presidenzialismo. Proprio lui. L'idea di un capo finalmente investito di un potere più diretto, meno sottomesso a quello che di lì a poco il vero erede di Craxi, Berlusconi, avrebbe definito "il teatrino della politica", senza immaginare che ne sarebbe diventato non il liquidatore, ma il primattore. Qualcosa di destra, anche nel senso migliore (l'Autorità contro le fumisterie del parlamentarismo). Qualcosa di destra perfino etologicamente: il maschio alfa ebbe, in Craxi, una delle sue incarnazioni più evidenti e credibili, tra l'altro ben più dignitosa, anche per la postura, del suo esecutore testamentario Silvio. Dunque è logico che il craxismo al completo - nonostante quelle persone fossero "i socialisti" - sia confluito con rare eccezioni nella destra, ed è giusto che Marcello Pera rivendichi il presidenzialismo come testimone della staffetta Craxi-Berlusconi-Meloni. Visto il percorso, e gli interpreti, quasi quarant'anni dopo continuo a preferire le fumisterie del parlamentarismo. L'imperfezione è una forma più moderna del potere.