Caro Merlo, spero di non offendere nessuno, ma a lei, e forse in Italia solo a lei, posso scriverlo: di Tinto Brass non mi piaceva niente, né i suoi film e neppure lui. La Chiave, che è il più famoso, è tratto da un romanzo di Tanizaki, autore difficile, sessualmente malato e dunque tormentato, che Brass ha trasformato in un film più che sporcaccione, volgare, che deve il suo successo alla pruriginosa invenzione nazionale maschile del corpo magico di Stefania Sandrelli. Tutti i morti meritano rispetto, ma la morte dei registi brocchi non modifica la qualità dei loro film.
Laura Guarino – Milano
E invece in Italia la retorica funeraria è il più falso “laudator temporis acti” oraziano, che sempre assegna premi postumi. La morte riabilita, lucida, reinventa e santifica, cancellando, anche nell’arte, la categoria che lei chiama dei “brocchi”, che pure hanno la loro dignità. E cito come esempio la spericolata promozione a grande artista di Renzo Montagnani, firmata, qualche anno fa, da un …
Caro Merlo, spero di non offendere nessuno, ma a lei, e forse in Italia solo a lei, posso scriverlo: di Tinto Brass non mi piaceva niente, né i suoi film e neppure lui. La Chiave, che è il più famoso, è tratto da un romanzo di Tanizaki, autore difficile, sessualmente malato e dunque tormentato, che Brass ha trasformato in un film più che sporcaccione, volgare, che deve il suo successo alla pruriginosa invenzione nazionale maschile del corpo magico di Stefania Sandrelli. Tutti i morti meritano rispetto, ma la morte dei registi brocchi non modifica la qualità dei loro film.
Laura Guarino – Milano
E invece in Italia la retorica funeraria è il più falso “laudator temporis acti” oraziano, che sempre assegna premi postumi. La morte riabilita, lucida, reinventa e santifica, cancellando, anche nell’arte, la categoria che lei chiama dei “brocchi”, che pure hanno la loro dignità. E cito come esempio la spericolata promozione a grande artista di Renzo Montagnani, firmata, qualche anno fa, da un commosso Walter Veltroni sul Corriere. Su Tinto Brass condivido la sua lettera parola per parola, specie su La chiave che tolse al pur ripetitivo Tanizaki il tormento artistico della sua speciale morbosità. Brass girò, in suo nome, un noioso, mediocre porno fumetto, con il fondoschiena come protagonista. Due sole cose, diceva Luis Buñuel, il cinema non riuscirà mai a raccontare: il sesso e la preghiera. L’opera omnia di Tinto Brass non vale un solo sguardo di Lauren Bacall mentre dice a Humphrey Bogart: “Se mi vuoi, fammi un fischio. Sai fischiare, Steve? Basta unire le labbra... e soffiare”. E poi c’è l’erotico finale di Intrigo internazionale quando Cary Grant e Eva Marie Saint si ritrovano nel vagone letto, e lui la tira su verso la sua cuccetta e compare The End sul treno che… entra nella galleria. Altro che Tinto Brass.
Caro Merlo propongo di bandire i bambini dalle pubblicità. Felici, vestiti di tutto punto e circondati da famiglie improbabili, pubblicizzano anche la carta igienica…
Antonella Calugi - Cerreto Guidi (Fi)
Ho un grande rispetto per la pubblicità, che non è il demonio del capitalismo e non amo i divieti. Confesso però che mi disorienta vedere i bambini della pubblicità negli intervalli delle scene di guerra in Ucraina o a Gaza, degli infanticidi, degli accadimenti della nera, dei piccoli immigrati che annegano, degli abusi pedofili, persino dei minori incappucciati. Considero una pessima abitudine anche portarsi dietro i bambini nelle manifestazioni politiche, di destra e di sinistra.
Caro Merlo, chi continua ad adorare Putin, provi a chiedersi se quel che è accaduto in America potrebbe avvenire in Russia: chi era contro lo zar o è stato avvelenato, o spedito in Siberia, o rinchiuso in un manicomio. Viva la democrazia americana!
Gianluigi De Marchi
Si sa com’è l’America, ma non si smette mai di scoprirla.
Caro Merlo, vorrei proporre alla ghigliottina l’espressione “può piacere o non piacere”, immancabilmente pronunciata da coloro a cui piace.
Mario De Angelis - Roma
Ghigliottina anche per le tante varianti, come “le piaccia o no”, “ temo che non le piaccia”, “non vorrei dispiacere”.