Le feste di Bari e i clan mafiosi
Giuliano FoschiniA Bari, la città in cui vivo, è accaduta una storia piccola. Ma forse, invece, incredibilmente grande. Il sindaco, Antonio Decaro, che è anche il presidente dell’Anci, dunque è in qualche modo il sindaco d’Italia, vive da qualche anno sotto scorta. Anni fa ha subito minacce di morte da un clan perché si era permesso di interrompere una tradizione decennale: la vendita del cibo durante la festa di San Nicola, un’enorme sagra di paese tra il religioso e il folklore, era ad appannaggio dei clan criminali. Erano loro a vendere panini, carne arrosto, bevande guadagnando decine di migliaia di euro. Il sindaco ha detto che non era più possibile. Che servivano regole e autorizzazioni. E quelli hanno minacciato di ammazzarlo.
Bene, da qualche anno la festa di San Nicola è un rito ordinato. Anacronistico, magari. Un po’ naiff. Ma i panini sono più buoni, la birra si vende in bicchieri di plastica biosegradibili, nessuno ostenta più potere mafioso. E stanno cominciando anche ad arrivare migliaia di turisti.
Il punto però non è San Nicola. A Bari, da sempre, uomini e donne vicini a un clan organizzano la festa della Candelora, che sarebbe una festività religiosa, l’ascensione di Gesù al tempio, ma a Bari, per loro, è soprattutto altro. Malavitosi bloccavano un quartiere, offrivano a spese loro panini, bevande, la festa insomma. Un prete benediva una statua nel cortile del loro palazzo, una specie di fortino. Ecco, quest’anno il sindaco di Bari ha detto che quella tradizione andava declinata al passato. Che andava immediatamente interrotta. Che non si poteva bloccare un quartiere senza autorizzazioni. E non si poteva autorizzare una festa di un clan. Perché quello era. La festa di un clan.
La mafia – è l’insegnamento dei grandi magistrati – funziona come agenzia di servizi. È il migliore fornitore di welfare. Arriva dove lo Stato non fa il suo mestiere. E feste come quelle della Candelora a Bari, nel quartiere Libertà, sono uno straordinario strumento di consenso. Oltre che espressione di forza sul territorio.
Ecco, a Bari, il sindaco ha detto che le cose non possono andare più così. E’ una cosa piccola. Ma è un piccolo, ottimo, principio.
(ah, a proposito: poi quelli del clan, nonostante i divieti, hanno trovato un frate che celebrasse il loro rito religioso. E hanno pubblicato la celebrazione sui social, perché tutti sapessero. Il vescovo è andato su tutte le furie. Il frate ha detto che non aveva sentito della polemica. Ha detto che non sapeva. Non è il primo. A occhio, non sarà l’ultimo. L’importante è non arrendersi).