Nella vicenda che qui racconto "La terra" che "I mansueti" meriterebbero di ereditare - come promette una delle sublimi beatitudini evangeliche - è rappresentata da uno dei luoghi d'arte più fascinosi al mondo. Ovvero la scalinata di Trinità dei Monti. Quel tratto che unisce Piazza di Spagna alle pendici del Pincio costituisce, come è noto, uno dei siti a più alta intensità emotivo-estetica per le tantissime memorie private e collettive, sentimentali e artistiche - e culturali, narrative e cinematografiche - che evoca. Al punto da essere uno degli spazi di Roma che più suscitano affetto e ricordo. Nei decenni, quella scalinata, proprio per i motivi appena detti - e perché meta di un flusso turistico ininterrotto -, ha subito vistosi processi di degrado. Poi, nel 2016, si è conclusa la più recente opera di restauro e pulizia, e la scalinata è stata restituita allo splendore originario e resa nuovamente percorribile.
Nel frattempo, il decreto sicurezza del 2017, voluto dal governo Gentiloni-Minniti, ha costituito la base giuridica sulla quale è stato predisposto il nuovo regolamento comunale di Roma Capitale (giugno 2019), che estende le condotte a causa delle quali si potrà applicare l'ordine di allontanamento di 48h (“mini-Daspo”) e la contestuale sanzione amministrativa pecuniaria. Palesemente, le esigenze di tutela e di decoro (seppure questo termine possieda un significato univoco e oggettivamente individuabile) si sono pervertite in un dispositivo tendenzialmente autoritario. Da qui la decisione di un gruppo di “mansueti” di compiere un atto di disobbedienza civile. Ecco i loro nomi: la giurista Federica Borlizzi; la linguista Giulia Addazi; la giornalista Sarah Gainsforth; lo scrittore Christian Raimo, l'urbanista Piero Rovigatti; la storica dell'arte Mariasole Garacci. Per due volte (il 24 luglio e il 30 agosto di quest’anno) si sono seduti su quegli scalini, trattenendosi nella lettura di un libro. Entrambe le volte, alcuni di loro hanno ricevuto la sanzione di 250 euro. Contro tale misura, verrà presentato ricorso davanti all'autorità giudiziaria competente, sollevando anche una questione di legittimità costituzionale.
Il merito di tale iniziativa di disobbedienza (coerente con il canone classico della nonviolenza: pagare in proprio le conseguenze della violazione volutamente compiuta) risiede nell'evidenziare l'insensatezza di larga parte di un catalogo di proibizioni, divieti, interdizioni, limiti, esclusioni quali: sedersi e sdraiarsi, stazionare in modo scomposto e/o contrario al decoro, nonché sedersi, anche consumando cibi e/o bevande, trascinare trolley, passeggini e similari su gradini e rampe delle scalinate. Tutte disposizioni che sembrano dettate dal buonsenso, ma che si rivelano - nella loro concreta e non equilibrata applicazione - assai limitative di una ordinaria vita sociale e di una ordinaria fruizione della città. Come può essere, appunto, il delizioso piacere di “leggere Lolita a Trinità dei Monti”. Ma non finisce qui.
La combinazione tra “decreti sicurezza” e regolamenti di polizia urbana produce effetti in particolare sulle fasce di marginalità sociale che interessano la periferia del sistema di cittadinanza. Ovvero una folla anonima di senzatetto, mendicanti, venditori ambulanti, parcheggiatori abusivi, dipendenti da tutte le dipendenze, persone con disturbo mentale. Nei confronti di 2.500 tra essi, dal febbraio 2017 al settembre 2020, sono stati disposti quasi 6.000 provvedimenti e una quantità di misure di allontanamento e interdizione. Di quella folla - una vera moltitudine in una città come Roma - l'eroe eponimo è l'uomo proveniente dal Bangladesh che ha ricevuto 187 provvedimenti di interdizione e divieto per complessivi 55 mila euro di sanzione pecuniaria.
Secondo Federica Borlizzi, autrice di una tesi di laurea dal titolo: “Daspo urbano, i rischi di un'amministrativizzazione del diritto penale”, sembra “configurarsi un abuso da parte di agenti di polizia che, trovandosi a fronteggiare situazioni di nocumento al decoro urbano, devono fare i conti con i limiti dell’istituto a loro disposizione”. Infatti, chi accerta la violazione non può allontanare in maniera coercitiva il soggetto che non ottempera al mini-Daspo. Ne risulta un uso compulsivo e a tratti illegittimo di quei provvedimenti. E, in larga parte, irrazionale e semplicemente inutile. Tra qualche settimana a Roma si vota. C'è da augurarsi una nuova amministrazione comunale e, con essa, un regolamento comunale profondamente rinnovato. Meno autoritario e - soprattutto! - più intelligente.