Ci sono vantaggi a esser cresciuti dove piove come, per dire, piove sulle montagne serbe o nelle pianure ceche? Sì, se giochi a tennis e ti tocca scendere in campo dopo un nubifragio. Perché sai cosa fare. È il caso di Nole Djokovic e di Petra Kvitova, bestie nere della domenica nera di Rafa Nadal e Sara Errani a Montecarlo e a Palermo, città mediterranee dove sembrava d'essere sul Baltico. La pioggia ha infatti condizionato sia la semifinale italiana di Fed Cup con le ceche in Sicilia, sia l'ultimo atto del Masters 1000 del Principato.
Entrate in campo dopo cinque ore di attesa, Sara ha deluso, come peraltro le accade di rado, mentre Petra Kvitova, già sconfitta da Roberta Vinci sabato, ha confermato le proprie doti di carattere. Dopo il primo set, durante il quale la numero 8 al mondo non è mai entrata in partita, la romagnola ha forse peccato di presunzione - e anche questo è evento raro. Il secondo e terzo set sono sembrati avere come protagoniste altre giocatrici, tanto Petra era precisa e determinata e Sara confusa e inconcludente. Di certo le pozze presto asciugate dal sole hanno indurito e reso più veloce la superficie, creando condizioni più gradite alle ceca. Risultato finale senza se né ma: 2-6 6-2 6-0. Si continua domani con il singolo della Vinci e poi - speriamo di no - il doppio decisivo.
Tra Novak Djokovic e Rafael Nadal è stato il duello meno cruento della loro infinita competizione per il predominio. I due non s'affrontavano dall'ultimo acuto dell'amaro 2012 di Rafa, la finale del Roland Garros vinta dal maiorchino per 6-4 6-3 2-6 7-5. Poi, i guai fisici emersi a Wimbledon hanno sottratto per dieci mesi a Nole l'avversario più temuto, quello che l'aveva messo ko in tre delle quattro finali disputate da gennaio a giugno dell'anno scorso. Solo la prima, quella degli Australian Open, era stata strappata dall'attuale dominatore del ranking ATP al termine di una maratona massacrante (5-7 6-4 6-2 6-7 7-5). Rafa aveva invece imposto la sua legge sull'amata terra rossa di Monte Carlo (6-3 6-1), di Roma (7-5 6-3) e di Parigi, portando a 19 contro 14 il suo record nei confronti di Nole.
La terra rossa del Principato è quella che Nadal preferisce: aveva vinto qui 8 volte consecutive, con un filotto di 46 match. Numeri pazzeschi. Ebbene, stavolta quella stessa terra, pesantissima per la pioggia, l'ha tradito. Nervoso, falloso, soprattutto impaziente, Nole non ha mai condotto le danze. Djokovic è invece apparso tonico e concentrato, quasi galvanizzato dalla superficie con i rimbalzi falsati. Ha letteralmente annichilito lo spagnolo nel primo set (6-2) e gli ha concesso qualcosa nel secondo, riservando il meglio del suo gioco al tie-break, chiuso con irrisoria facilità sul 7-1 con il sigillo di uno spettacolare diritto incrociato ad uscire.
Il risultato non scoraggerà, credo, quanti stanno scommettendo su un Nadal di nuovo in cima al ranking ATP prima della fine della stagione. Non è impossibile: avendo saltato nel 2012 i tornei estivi e autunnali, Rafa da Parigi in poi avrà ha la chance - grazie al meccanismo ATP di valutazione dei risultati - di accumulare punti preziosi a ogni torneo, senza alcun obbligo di vincerli.
Poche righe su Fabio Fognini, di cui venerdì avevo lodato la finalmente acquisita maturità dopo gli ottavi e i quarti superati a Monte Carlo ai danni di giocatori di prima fascia come Berdych e Gasquet. Nella semifinale persa 2-6 1-7 contro Djokovic in poco più di cinquanta minuti, il ligure ha infatti pensato bene di smentirmi a stretto giro di posta, rinunciando di fatto a contrastare l'avversario. Uscito dal campo centrale sotto bordate di fischi per il mancato spettacolo, nelle interviste del dopo-partita non ha dato la sensazione di aver capito la ragione delle contestazioni. Peccato per chi crede nel ragazzo e per chi ama il tennis italiano, anche alla luce del fatto che da domani sarà ufficialmente proprio lui il numero 24 del ranking mondiale, sei gradini dietro Andreas Seppi. Era dal 1996 che l'Italia non aveva due giocatori nella Top 25. Solo altri nove sono arrivati tanto in alto da quando esiste l'ATP: Bertolucci (il suo miglior piazzamento fu numero 12 nel 1973), Panatta (4, 1976), Barazzutti (7, 1978), Cancellotti (21, 1985), Camporese(18, 1992), Andrea Gaudenzi (18, 1995), Furlan (19, 1996), Volandri (25, 2007), Seppi (18, 2013). Una bella compagnia.
Twitter @claudiogiua
Entrate in campo dopo cinque ore di attesa, Sara ha deluso, come peraltro le accade di rado, mentre Petra Kvitova, già sconfitta da Roberta Vinci sabato, ha confermato le proprie doti di carattere. Dopo il primo set, durante il quale la numero 8 al mondo non è mai entrata in partita, la romagnola ha forse peccato di presunzione - e anche questo è evento raro. Il secondo e terzo set sono sembrati avere come protagoniste altre giocatrici, tanto Petra era precisa e determinata e Sara confusa e inconcludente. Di certo le pozze presto asciugate dal sole hanno indurito e reso più veloce la superficie, creando condizioni più gradite alle ceca. Risultato finale senza se né ma: 2-6 6-2 6-0. Si continua domani con il singolo della Vinci e poi - speriamo di no - il doppio decisivo.
Tra Novak Djokovic e Rafael Nadal è stato il duello meno cruento della loro infinita competizione per il predominio. I due non s'affrontavano dall'ultimo acuto dell'amaro 2012 di Rafa, la finale del Roland Garros vinta dal maiorchino per 6-4 6-3 2-6 7-5. Poi, i guai fisici emersi a Wimbledon hanno sottratto per dieci mesi a Nole l'avversario più temuto, quello che l'aveva messo ko in tre delle quattro finali disputate da gennaio a giugno dell'anno scorso. Solo la prima, quella degli Australian Open, era stata strappata dall'attuale dominatore del ranking ATP al termine di una maratona massacrante (5-7 6-4 6-2 6-7 7-5). Rafa aveva invece imposto la sua legge sull'amata terra rossa di Monte Carlo (6-3 6-1), di Roma (7-5 6-3) e di Parigi, portando a 19 contro 14 il suo record nei confronti di Nole.
La terra rossa del Principato è quella che Nadal preferisce: aveva vinto qui 8 volte consecutive, con un filotto di 46 match. Numeri pazzeschi. Ebbene, stavolta quella stessa terra, pesantissima per la pioggia, l'ha tradito. Nervoso, falloso, soprattutto impaziente, Nole non ha mai condotto le danze. Djokovic è invece apparso tonico e concentrato, quasi galvanizzato dalla superficie con i rimbalzi falsati. Ha letteralmente annichilito lo spagnolo nel primo set (6-2) e gli ha concesso qualcosa nel secondo, riservando il meglio del suo gioco al tie-break, chiuso con irrisoria facilità sul 7-1 con il sigillo di uno spettacolare diritto incrociato ad uscire.
Il risultato non scoraggerà, credo, quanti stanno scommettendo su un Nadal di nuovo in cima al ranking ATP prima della fine della stagione. Non è impossibile: avendo saltato nel 2012 i tornei estivi e autunnali, Rafa da Parigi in poi avrà ha la chance - grazie al meccanismo ATP di valutazione dei risultati - di accumulare punti preziosi a ogni torneo, senza alcun obbligo di vincerli.
Poche righe su Fabio Fognini, di cui venerdì avevo lodato la finalmente acquisita maturità dopo gli ottavi e i quarti superati a Monte Carlo ai danni di giocatori di prima fascia come Berdych e Gasquet. Nella semifinale persa 2-6 1-7 contro Djokovic in poco più di cinquanta minuti, il ligure ha infatti pensato bene di smentirmi a stretto giro di posta, rinunciando di fatto a contrastare l'avversario. Uscito dal campo centrale sotto bordate di fischi per il mancato spettacolo, nelle interviste del dopo-partita non ha dato la sensazione di aver capito la ragione delle contestazioni. Peccato per chi crede nel ragazzo e per chi ama il tennis italiano, anche alla luce del fatto che da domani sarà ufficialmente proprio lui il numero 24 del ranking mondiale, sei gradini dietro Andreas Seppi. Era dal 1996 che l'Italia non aveva due giocatori nella Top 25. Solo altri nove sono arrivati tanto in alto da quando esiste l'ATP: Bertolucci (il suo miglior piazzamento fu numero 12 nel 1973), Panatta (4, 1976), Barazzutti (7, 1978), Cancellotti (21, 1985), Camporese(18, 1992), Andrea Gaudenzi (18, 1995), Furlan (19, 1996), Volandri (25, 2007), Seppi (18, 2013). Una bella compagnia.
Twitter @claudiogiua