Puntualmente, ogni due o tre mesi tocca ripetermi: avesse continuità, Fabio Fognini sarebbe il nostro miglior giocatore dai tempi di Camporese e Gaudenzi. L'ha mostrato anche oggi sul Philippe Chatrier contro il più forte tennista da terra rossa della storia recente e forse antica, Rafael Nadal. Ha resistito e lottato per due ore e tre quarti, portando a casa 14 game contro i 19 dello spagnolo: 6-7 4-6 4-6. Rispetto all'unico precedente tra i due, quello di nemmeno tre settimane fa a Roma, un bel passo avanti: allora finì 1-6 3-6 in 61 minuti.
Lo dico subito: quel che mi è piaciuto di Fabio, fin dalle primissime battute del match, è che non ha mai avuto l'atteggiamento rinunciatario e indisponente mostrato sia agli Internazionali sia a Monte Carlo nella semifinale persa con Nole Djokovic (2-6 1-6). Ha anche avuto parecchie occasioni per prendere il largo, come nel primo set sul 4-2 a proprio favore. Non ne ha saputo approfittare, ma Nadal - non va mai dimenticato - è il favorito alla vittoria finale. Dunque, l'avversario peggiore per chiunque.
La domanda resta però quella di sempre: a Parigi abbiamo visto il Fognini dominante o quello recessivo, mendelianamente parlando? Quale dei due determinerà il suo fenotipo tennistico in futuro?
Per fortuna nostra, il tennis si declina al maschile e al femminile. E le nostre donne, come spesso nella vita di tutti i giorni, si confermano ben più coriacee e determinate dei compagni. Ecco: al Roland Garros ancora una volta brilla la stella di Francesca Schiavone. Con lei sono tre le italiane negli ottavi di finale del Roland Garros. Le loro avversarie, in ordine di difficoltà, sono Carla Suarez Navarro, spagnola, WTA 20, per Sara Errani; Victoria Azarenka, bielorussa, numero 3 al mondo, per Francesca; Serena Williams - la numero 1, addirittura! - per Roberta Vinci. Approdassero in due su tre ai quarti, sarebbe un successo italiano da cerchiare in rosso. Personalmente, nel caso inviterò a cena, per festeggiare, i miei compagni di avventure newyorchesi Maurizio e Alberto.
Schiavone, vincitrice a Parigi nel 2010, finalista l'anno successivo, ha giocato la partita perfetta contro la più titolata francese, Marion Bartoli, WTA 13 (la milanese è ora la numero 50 del ranking, ma al Roland Garros dovrebbero upgradarla d'ufficio a quota 10). Al di là del risultato, fissato sul 6-2 6-1, ha impressionato la sicurezza con la quale Francesca ha condotto la gara: sicura su ogni colpo, precisa (ultimamente gli errori gratuiti sono stati il suo tallone d'Achille), determinata a non lasciare alcuna chance alla francese. Fa davvero piacere ritrovare proprio qui la migliore Schiavone dell'ultimo anno.
Ma più che parlare di Francesca, merita qualche riga extra la povera Marion perché - come tanti tennisti - sta evidentemente pagando la presenza ossessiva di un padre padrone. All'inizio della stagione la ragazza dichiarò che l'ingombrante genitore non sarebbe più stato il suo coach. Chiamò al suo fianco prima Jana Novotna, poi Gerard Bremond, ex allenatore di Anastasia Pavlyuchenkova e stimato sodale di Patrick Mouratoglou, a sua volta coach e adesso fidanzato di Serena Williams. Poco prima del Roland Garros, nuovo cambiamento, con il ritorno alle cure del padre e con il contratto come sparring partner a Thomas Drouet, preso a mazzate recentemente dal padre del croato-tedesco-australiano Bernard Tomic, il famigerato Ivica. Insomma, senza papà e le sue incontenibili intemperanze, la francese non ce la fa proprio. Di alcuni padri e madri non ci libera mai, per quel di buono o di cattivo possono dare. Peccato, anche se oggi Francesca Schiavone ha senz'altro avuto qualche vantaggio dalla confusione emozionale di Marion.
Lo dico subito: quel che mi è piaciuto di Fabio, fin dalle primissime battute del match, è che non ha mai avuto l'atteggiamento rinunciatario e indisponente mostrato sia agli Internazionali sia a Monte Carlo nella semifinale persa con Nole Djokovic (2-6 1-6). Ha anche avuto parecchie occasioni per prendere il largo, come nel primo set sul 4-2 a proprio favore. Non ne ha saputo approfittare, ma Nadal - non va mai dimenticato - è il favorito alla vittoria finale. Dunque, l'avversario peggiore per chiunque.
La domanda resta però quella di sempre: a Parigi abbiamo visto il Fognini dominante o quello recessivo, mendelianamente parlando? Quale dei due determinerà il suo fenotipo tennistico in futuro?
Per fortuna nostra, il tennis si declina al maschile e al femminile. E le nostre donne, come spesso nella vita di tutti i giorni, si confermano ben più coriacee e determinate dei compagni. Ecco: al Roland Garros ancora una volta brilla la stella di Francesca Schiavone. Con lei sono tre le italiane negli ottavi di finale del Roland Garros. Le loro avversarie, in ordine di difficoltà, sono Carla Suarez Navarro, spagnola, WTA 20, per Sara Errani; Victoria Azarenka, bielorussa, numero 3 al mondo, per Francesca; Serena Williams - la numero 1, addirittura! - per Roberta Vinci. Approdassero in due su tre ai quarti, sarebbe un successo italiano da cerchiare in rosso. Personalmente, nel caso inviterò a cena, per festeggiare, i miei compagni di avventure newyorchesi Maurizio e Alberto.
Schiavone, vincitrice a Parigi nel 2010, finalista l'anno successivo, ha giocato la partita perfetta contro la più titolata francese, Marion Bartoli, WTA 13 (la milanese è ora la numero 50 del ranking, ma al Roland Garros dovrebbero upgradarla d'ufficio a quota 10). Al di là del risultato, fissato sul 6-2 6-1, ha impressionato la sicurezza con la quale Francesca ha condotto la gara: sicura su ogni colpo, precisa (ultimamente gli errori gratuiti sono stati il suo tallone d'Achille), determinata a non lasciare alcuna chance alla francese. Fa davvero piacere ritrovare proprio qui la migliore Schiavone dell'ultimo anno.
Ma più che parlare di Francesca, merita qualche riga extra la povera Marion perché - come tanti tennisti - sta evidentemente pagando la presenza ossessiva di un padre padrone. All'inizio della stagione la ragazza dichiarò che l'ingombrante genitore non sarebbe più stato il suo coach. Chiamò al suo fianco prima Jana Novotna, poi Gerard Bremond, ex allenatore di Anastasia Pavlyuchenkova e stimato sodale di Patrick Mouratoglou, a sua volta coach e adesso fidanzato di Serena Williams. Poco prima del Roland Garros, nuovo cambiamento, con il ritorno alle cure del padre e con il contratto come sparring partner a Thomas Drouet, preso a mazzate recentemente dal padre del croato-tedesco-australiano Bernard Tomic, il famigerato Ivica. Insomma, senza papà e le sue incontenibili intemperanze, la francese non ce la fa proprio. Di alcuni padri e madri non ci libera mai, per quel di buono o di cattivo possono dare. Peccato, anche se oggi Francesca Schiavone ha senz'altro avuto qualche vantaggio dalla confusione emozionale di Marion.