di CLAUDIO GIUA
Ieri ho seguito in tv le due finali sull'erba della prima settimana pre-kermesse all'All England Lawn Tennis and Croquet Club. Come previsto, hanno prevalso i protagonisti di Wimbledon 2012, Roger Federer e Andy Murray. Per entrambi sono state tuttavia vittorie sofferte, in tre set, a causa di analoghe carburazioni lente.
Opposto a Mikhail Youzhny (6-7 6-3 6-4), dello svizzero mi ha convinto il controllo della partita dimostrato nel secondo e nel terzo set. Con questo di Halle, in Germania, Federer assomma 77 titoli ed eguaglia il record di John McEnroe. Con la differenza che in carriera ha incassato quasi 78 milioni di dollari in premi (una parte significativa ma non la maggiore dei suoi redditi). È non è finita qui.
A Londra, Andy Murray ha sofferto per un set e mezzo con Marin Cilic, il croato di Medjugorje che non è in Croazia, poi ha agevolmente preso in mano il gioco e non ha concesso nulla. È finita 5-7 7-5 6-3: pur in carenza di preparazione - infortunato, aveva dovuto saltare lo Slam parigino - lo scozzese ha messo in mostra un'eccellente condizione psicologica, a conferma dell'ottimo lavoro svolto nell'ultimo anno da Ivan Lendl. Dopo la finale, coach e "allievo" si sono affrontati, a fini di beneficenza, in un doppio anglo-ceco ad alto tasso tecnico-storico: Andy e Tim Henman contro Ivan e Tomas Berdych. Grande spettacolo.
Saranno quindi Roger e Andy i giocatori da battere a Wimbledon? Non credo. Ho l'impressione che Rafael Nadal e Novak Djokovic dispongano di una mezza marcia in più. Federer, che da mesi è in evidente buono stato di forma, ha due problemi: non ritrova il killer instinct che gli consentiva fino all'anno scorso di affrontare anche i più forti senza alcun retropensiero pessimista; inoltre, a quasi 32 anni sembra non avere più l'intima certezza di saper tenere per l'intera durata di un torneo, anche se Roma e Halle sono lì a dimostrare il contrario. Per capirci, appare difficile che Federer replichi l'impressionante sequenza di successi con cui l'anno scorso si era aggiudicato il settimo trofeo personale a Wimbledon: Albert Ramos (6-1 6-1 6-1), Fabio Fognini (6 - 1 6 - 3 6 - 2), Julien Benneteau (4-6 6-7 6-2, 7-6, 6-1), Xavier Malisse (7 - 6 6-1 4-6 6 - 3), Youzhny (6 - 1 6 - 2 6 - 2), Djokovic (6-3 3-6 6-4 6-3) e infine Murray (4-6 7-5 6-3 6-4).
Andy arriva a Wimbledon caricato a molla, convinto di poter ripetere l'impresa storica delle Olimpiadi, che l'ha consacrato tra gli atleti più rappresentativi del Regno Unito. Di sempre. Ma proprio questo ruolo da favorito iper-seguito e inseguito dai media locali potrebbe diventare il suo tallone d'Achille.
Dopo 33 grandi tornei disputati da gennaio, di cui due Slam e cinque Masters 1000, il circo dei gesti bianchi entra da oggi nella seconda parte della stagione. Da qui all'11 novembre restano da disputare 31 tornei tra ATP 250, ATP 500, Masters 1000 (Montreal, Cincinnati, Shangai e Parigi Bercy), Slam (Wimbledon e UsOpen) e le Finals londinesi con gli otto best of the year. E' il momento di tirare qualche bilancio e proporre alcune considerazioni: un po' come si fa alla fine del girone di andata della Serie A.
Il 2013 ha avuto finora il dominatore indiscusso in Rafael Nadal, rientrato a febbraio al termine della sosta per infortunio durata da Wimbledon fino a dopo gli Australian Open di gennaio. Da allora ha vinto sette tornei: un ATP 250 (San Paolo, su terra, battendo in finale David Nalbandian), due 500 (Acapulco, terra, David Ferrer; Barcellona, terra, Nicolas Almagro), tre Masters 1000 (Indian Wells, hard, Juan Martin del Potro; Madrid, terra, Stanislas Wawrinka; Roma, terra, Federer), uno Slam (Roland Garros, terra, di nuovo sul malcapitato Ferrer). Alle spalle di Nadal, ma a notevole distanza, il migliore del 2013 è Nole Djokovic, vincitore dello Slam agli antipodi (Melbourne, hard, ai danni di Murray), di un 500 (Dubai, hard, Tomas Berdych), di un solo Masters 1000 (Monte Carlo, terra, proprio contro Rafa). Entrambi, lo spagnolo e il serbo, si sono presi una pausa dopo Parigi, quasi volessero personalmente segnalare una volta di più come il calendario troppo fitto sia un problema per i top player.
Il gruppo degli inseguitori è formato da Murray, tre vittorie (ATP 250 di Brisbane, hard, contro Grigor Dimitrov; Masters 1000 Miami, hard, Ferrer; ieri l'ATP 250 sull'erba del Queen's Club londinese), Ferrer, più volte in finale ma capace di prendersi soltanto due ATP 250 (Auckland, hard, Philipp Kohlschreiber; Buenos Aires, terra, Wawrinka) e Federer, che ieri sull'erba tedesca ha vinto un torneo per la prima volta nel 2013.
Interessante il confronto tra ranking e race. Come sapete, il ranking ATP tiene conto dei risultati degli ultimi 12 mesi, la classifica race ATP misura il rendimento da Capodanno in poi. È curioso notare come i top ten siano gli stessi seppure in ordine non coincidente nelle due liste. Ve le riporto qui sotto, con la posizione race riportata tra parentesi:
1 (2) Novak Djokovic
2 (4) Andy Murray
3 (5) Roger Federer
4 (3) David Ferrer
5 (1) Rafael Nadal
6 (6) Tomas Berdych
7 (7) Jo Wilfried Tsonga
8 (10) Juan Martin Del Potro
9 (9) Richard Gasquet
10 (8) Stanislas Wawrinka
Saltano all'occhio le collocazioni di Rafa nei due ranking, dovute allo stop di sette mesi e al successivo rientro trionfante. Nel 2013, infatti, è lui l'unico ad aver superato quota 6770, quella che garantisce l'accesso alle Masters Finals: ha già ottenuto 7000 punti mentre a Nole ne mancano ancora 1740 per arrivarci. Ma il vero obiettivo di Nadal è scalare l'ATP ranking fino a riconquistare la vetta prima delle Finals. Ci proverà a partire da Wimbledon.
Mail c.giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Ieri ho seguito in tv le due finali sull'erba della prima settimana pre-kermesse all'All England Lawn Tennis and Croquet Club. Come previsto, hanno prevalso i protagonisti di Wimbledon 2012, Roger Federer e Andy Murray. Per entrambi sono state tuttavia vittorie sofferte, in tre set, a causa di analoghe carburazioni lente.
Opposto a Mikhail Youzhny (6-7 6-3 6-4), dello svizzero mi ha convinto il controllo della partita dimostrato nel secondo e nel terzo set. Con questo di Halle, in Germania, Federer assomma 77 titoli ed eguaglia il record di John McEnroe. Con la differenza che in carriera ha incassato quasi 78 milioni di dollari in premi (una parte significativa ma non la maggiore dei suoi redditi). È non è finita qui.
A Londra, Andy Murray ha sofferto per un set e mezzo con Marin Cilic, il croato di Medjugorje che non è in Croazia, poi ha agevolmente preso in mano il gioco e non ha concesso nulla. È finita 5-7 7-5 6-3: pur in carenza di preparazione - infortunato, aveva dovuto saltare lo Slam parigino - lo scozzese ha messo in mostra un'eccellente condizione psicologica, a conferma dell'ottimo lavoro svolto nell'ultimo anno da Ivan Lendl. Dopo la finale, coach e "allievo" si sono affrontati, a fini di beneficenza, in un doppio anglo-ceco ad alto tasso tecnico-storico: Andy e Tim Henman contro Ivan e Tomas Berdych. Grande spettacolo.
Saranno quindi Roger e Andy i giocatori da battere a Wimbledon? Non credo. Ho l'impressione che Rafael Nadal e Novak Djokovic dispongano di una mezza marcia in più. Federer, che da mesi è in evidente buono stato di forma, ha due problemi: non ritrova il killer instinct che gli consentiva fino all'anno scorso di affrontare anche i più forti senza alcun retropensiero pessimista; inoltre, a quasi 32 anni sembra non avere più l'intima certezza di saper tenere per l'intera durata di un torneo, anche se Roma e Halle sono lì a dimostrare il contrario. Per capirci, appare difficile che Federer replichi l'impressionante sequenza di successi con cui l'anno scorso si era aggiudicato il settimo trofeo personale a Wimbledon: Albert Ramos (6-1 6-1 6-1), Fabio Fognini (6 - 1 6 - 3 6 - 2), Julien Benneteau (4-6 6-7 6-2, 7-6, 6-1), Xavier Malisse (7 - 6 6-1 4-6 6 - 3), Youzhny (6 - 1 6 - 2 6 - 2), Djokovic (6-3 3-6 6-4 6-3) e infine Murray (4-6 7-5 6-3 6-4).
Andy arriva a Wimbledon caricato a molla, convinto di poter ripetere l'impresa storica delle Olimpiadi, che l'ha consacrato tra gli atleti più rappresentativi del Regno Unito. Di sempre. Ma proprio questo ruolo da favorito iper-seguito e inseguito dai media locali potrebbe diventare il suo tallone d'Achille.
Dopo 33 grandi tornei disputati da gennaio, di cui due Slam e cinque Masters 1000, il circo dei gesti bianchi entra da oggi nella seconda parte della stagione. Da qui all'11 novembre restano da disputare 31 tornei tra ATP 250, ATP 500, Masters 1000 (Montreal, Cincinnati, Shangai e Parigi Bercy), Slam (Wimbledon e UsOpen) e le Finals londinesi con gli otto best of the year. E' il momento di tirare qualche bilancio e proporre alcune considerazioni: un po' come si fa alla fine del girone di andata della Serie A.
Il 2013 ha avuto finora il dominatore indiscusso in Rafael Nadal, rientrato a febbraio al termine della sosta per infortunio durata da Wimbledon fino a dopo gli Australian Open di gennaio. Da allora ha vinto sette tornei: un ATP 250 (San Paolo, su terra, battendo in finale David Nalbandian), due 500 (Acapulco, terra, David Ferrer; Barcellona, terra, Nicolas Almagro), tre Masters 1000 (Indian Wells, hard, Juan Martin del Potro; Madrid, terra, Stanislas Wawrinka; Roma, terra, Federer), uno Slam (Roland Garros, terra, di nuovo sul malcapitato Ferrer). Alle spalle di Nadal, ma a notevole distanza, il migliore del 2013 è Nole Djokovic, vincitore dello Slam agli antipodi (Melbourne, hard, ai danni di Murray), di un 500 (Dubai, hard, Tomas Berdych), di un solo Masters 1000 (Monte Carlo, terra, proprio contro Rafa). Entrambi, lo spagnolo e il serbo, si sono presi una pausa dopo Parigi, quasi volessero personalmente segnalare una volta di più come il calendario troppo fitto sia un problema per i top player.
Il gruppo degli inseguitori è formato da Murray, tre vittorie (ATP 250 di Brisbane, hard, contro Grigor Dimitrov; Masters 1000 Miami, hard, Ferrer; ieri l'ATP 250 sull'erba del Queen's Club londinese), Ferrer, più volte in finale ma capace di prendersi soltanto due ATP 250 (Auckland, hard, Philipp Kohlschreiber; Buenos Aires, terra, Wawrinka) e Federer, che ieri sull'erba tedesca ha vinto un torneo per la prima volta nel 2013.
Interessante il confronto tra ranking e race. Come sapete, il ranking ATP tiene conto dei risultati degli ultimi 12 mesi, la classifica race ATP misura il rendimento da Capodanno in poi. È curioso notare come i top ten siano gli stessi seppure in ordine non coincidente nelle due liste. Ve le riporto qui sotto, con la posizione race riportata tra parentesi:
1 (2) Novak Djokovic
2 (4) Andy Murray
3 (5) Roger Federer
4 (3) David Ferrer
5 (1) Rafael Nadal
6 (6) Tomas Berdych
7 (7) Jo Wilfried Tsonga
8 (10) Juan Martin Del Potro
9 (9) Richard Gasquet
10 (8) Stanislas Wawrinka
Saltano all'occhio le collocazioni di Rafa nei due ranking, dovute allo stop di sette mesi e al successivo rientro trionfante. Nel 2013, infatti, è lui l'unico ad aver superato quota 6770, quella che garantisce l'accesso alle Masters Finals: ha già ottenuto 7000 punti mentre a Nole ne mancano ancora 1740 per arrivarci. Ma il vero obiettivo di Nadal è scalare l'ATP ranking fino a riconquistare la vetta prima delle Finals. Ci proverà a partire da Wimbledon.
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