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Wimbledon, i giorni più attesi
da chi ama il tennis sull'erba

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A Courmayeur e in Val d'Aosta se la sono legata al dito. Tutti a scrivere, sabato e ieri: Nicolas Mahut vince un titolo per la prima volta in carriera sull'erba olandese di 's-Hertogenbosch, per di più contro il top ten Stanislas Wawrinka (6-3 6 - 4), lui che è 240 (duecentoquaranta) del ranking ATP. Sotto il Monte Bianco trasecolano: ma come?, Nicolas ha già vinto qui nel 2010, nel primo Open della Valle. È vero: lì il trentunenne francese alzò la coppa il 31 gennaio di due anni fa. Ma era uno dei Challenger, tornei di cui non restano tracce nelle biografie online dei tennisti più frequentate. E poi Mahut ne ha vinti altri otto, di Challenger, dal 2003, quasi tutti in Francia, un paio battendo gente del calibro di Grigor Dimitrov  e Christophe Rochus. Si rassegnino i francesi, i valligiani e anche gli olandesi: il nome del francese resterà nella storia solo per aver giocato nel 2010 a Wimbledon contro John Isner la partita più lunga della storia del tennis - 11 ore e 5 minuti - finita 70-68 al quinto set per l'americano. In corpo 8, nelle note, ci sarà una riga su  's-Hertogenbosch, che peraltro gli sciovinisti d'Oltralpe chiamano Bois-le-Duc, il bosco del duca.

Resta il fatto che Mahut è il tipico tennista da erba, come ha dimostrato stavolta in Olanda, con Isner nel 2010 e arrivando in finale nel 2007 sia al Queen's Club Championship, dove perse per mano di Andy Roddick, sia a Newport, negli Stati Uniti, battuto dal connazionale Fabrice Santoro. Sono anche quelli come lui, con le sorprese che spesso riservano, a fare dello Slam verde all'All England Lawn Tennis and Croquet Club un unicum, un mito, "il sogno di ogni bambino che si iscriva a una gara nel natio borgo selvaggio" (Gianni Clerici, pagina 10 di "Wimbledon", Mondadori, 22 euro).

A Londra si comincia stamane, dunque. E stasera giá sapremo - ne scriverò subito qui - cosa resta di oltre la metà della pattuglia di italiani in trasferta a Wimbledon. Sono undici - Andreas Seppi (testa di serie 23), Fabio Fognini (30), Paolo Lorenzi, Simone Bolelli, Sara Errani (5), Roberta Vinci (11), Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Camila Giorgi, Karin Knapp, Maria Elena Camerin - e, tra loro, un paio si trovano a proprio agio sull'erba. Sono Seppi, che due anni fa ha vinto il torneo pre-Wimbledon a Eastbourne, e Roberta Vinci, che negli stessi giorni trionfava a 's-Hertogenbosch. Entrambi giocheranno martedì, credo, mentre oggi scendono in campo Fognini con  l'austriaco Jurgen Melzer, Lorenzi con il francese Kenny De Schepper, Errani con la portoricana Monica Puig, Pennetta con la britannica Elena Baltacha,  Giorgi contro l'altra britannica Samantha Murray,  Knapp con la ceca Lucie Hradecka.

Nessuno dei match è, sulla carta, off limits per i nostri, anche se non dimentico mai che, dal 1877, a Wimbledon un solo italiano è arrivato in semifinale, Nicola  Pietrangeli nel 1960. Otto i quarti di finale con De Morpurgo 1928,  Valerio 1933, Pietrangeli 1955, Panatta 1979, Golarsa 1989,  Sanguinetti 1998, Farina 2003 e Schiavone 2009: davvero poco incoraggiante.

Dei Grandi, da Nadal a Djokovic, da Murray a Federer, da Serena a Sharapova, avremo modo di scrivere per quindici giorni. A meno di sorprese: improbabili oggi da parte di Roger, Andy e Maria, già all'esordio sul Centre Court.

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