Monday's Net

Dunque non è un'illusione
l'erba s'addice agli italiani

2 minuti di lettura
Chi conosce bene Andreas Seppi lo descrive così: "È un ragazzo consapevole, che non si è mail illuso di disporre di doti tennistiche straordinarie. Dunque lui lavora, lavora e lavora. Se gli altri si riposano o sono in vacanza, lui è lì a macinare diritti in cross e lob". Quando, a sedici anni, si trovò tra i privilegiati che riescono a entrare nell'élite FIT del Centro di Tirrenia, era sempre il primo a cominciare gli allenamenti e l'ultimo ad andarsene dal campo: consapevole, appunto, che per stare dentro il sogno del professionismo di alto livello c'era da tener duro, da migliorare giorno dopo giorno fino a fare quel che ancora non sapeva fare. Anche durante i match Seppi ragiona e si comporta da stakhanovista, di quelli che - se si gioca sulla lunga distanza, come negli Slam - hai la ragionevole certezza che ti porteranno al quinto. Con gli anni, poi, Andreas ha sviluppato un'evidente predilezione per le superfici veloci e per l'erba, che ne fanno un unicum tra i maschi italiani.

Nemmeno Roberta Vinci è cresciuta con le stimmate della predestinata. Persino in Italia, dove il talento tennistico non cresce come le ciliegie sugli alberi, quand'era un'under trovava pari età ben più dotate di lei. Per anni è stata considerata una sorta di "seconda scelta" rispetto alle due dominatrici del lotto nazionale, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta. Tanto da ritagliarsi un suo angolo di autonomia nel doppio, dove ha cominciato giovanissima a macinare ottimi risultati e dove ha affinato una propensione all'attacco non frequentissima tra le donne (le sue volée sono considerate le più belle ed efficaci del circuito). Poi, calato per ragioni d'età il rendimento sia di Francesca sia di Flavia, s'è ritrovata compagna nel doppio - ma avversaria nei tornei di singolo - la nuova numero 1 italiana, Sara Errani. Una vita da mediano, si direbbe. Ma un mediano che sul veloce e sull'erba si fa valere meglio di chiunque altra: insomma, l'anima tatticamente gemella di Andreas.

Oggi Andreas e Roberta - i due meglio piazzati nei ranking ATP e WTA dei cinque italiani approdati al terzo turno di Wimbledon - hanno completato l'impresa cominciata ieri da Flavia Pennetta e Karin Knapp, cosicché un poker di azzurri proverà a raggiungere i quarti. Ripeto: quattro "alla seconda settimana degli Championships" (in gergo si dice così perché di domenica gli impianti di Church Road sono off limits) a conferma di quanto personalmente non mi aspettavo, e cioè che l'edizione 2013 sarebbe stata la migliore mai giocata da atleti azzurri.

Gli avversari di oggi del sudtirolese che s'allena a Bordighera con Max Sartori e della tarantina del Parioli non erano dei qualsiasi Carneade: Kei Nishikori, 23 anni, ATP 11 (contro l'attuale 28 di Andreas) è uno dei più riusciti recenti "prodotti" dell'Academy di Bollettieri a Bradenton e un idolo assoluto in Giappone; Dominika Cibulkova, 24 anni, WTA 18, è la coriacissima capofila delle tenniste slovacche, che ha l'unico handicap nella statura (un metro e sessanta).

Ho visto entrambe le partite (quella di Roberta in differita tv perché è cominciata mentre sul campo 14 Seppi e Nishikori erano al terzo set) e devo dire che non ho mai avuto la sensazione che potessero finire con risultati negativi. Seppi ha studiato e concesso qualche spazio all'avversario nei primi tre set (3-6 6-2 6-7), poi ha decisamente assunto la guida delle danze e ha lasciato le briciole al giapponese (6-1 6-4), che ha solo avuto un barlume di ripresa all'inizio dell'ultimo set.

Roberta è stata ancora più convincente. Non ha sbagliato praticamente nulla nel primo set (6-1 in 29 minuti), s'è presa una breve pausa all'inizio del secondo, poi ha accelerato e chiuso senza alcuna difficoltà (6-4 in 39 minuti). Un collega mi ha fatto notare il bassissimo tasso di errore, la metà di quello dell'avversaria. Sono convinto che una Vinci in questa forma e su questa superficie possa essere tanto ambiziosa da poter aspirare a qualcosa che segnerebbe positivamente una carriera già notevole.

Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua