Monday's Net

Nella finale della volontà
vince l'esperienza di Marion

2 minuti di lettura
Chissà se Marion Bartoli scriverà mai il suo "Open" per raccontare le vicende che hanno fatto di lei una tennista capace di vincere a Wimbledon (questa è una certezza) e una donna capace di liberarsi dai legami e dai fantasmi (questa è una speranza) che l'avevano trasformata in un'aliena del circuito. Ne avremo da leggere sui giornali di domani sulla ragazza nata 28 anni anni fa in una cittadina dell'Alta Loira, che nel 2007 eliminò in semifinale agli Championships la dominatrice del tennis di allora Justine Henin per essere poi sconfitta da Venus Williams, che da allora ha vinto solo quattro tornei ed è approdata tre volte ai quarti di uno Slam (Melbourne 2009, Wimbledon 2011 e Flushing Meadows 2012). Nell'ultimo anno, il doloroso lento distacco dal padre-coach (che comunque oggi ha seguito la finale nel box del Centre Court: lei lo ha ringraziato per non aver mancato l'appuntamento) e il contrastato tentativo di trovare un allenatore in grado di capire le sue esigenze tecniche e psicologiche. Se mai leggeremo il suo "Open", cominceremo dal capitolo dedicato a Wimbledon 2013.

Se quella di Marion è una storia di liberazione ancora incompiuta, il percorso di Sabine Lisicki è meno incidentato ma altrettanto a fasi alterne. Soprattutto, la ventitreenne ha sofferto nel 2010 per un grave infortunio alla caviglia che l'ha tenuta lontana dai tornei per oltre sei mesi e ricacciata oltre il numero 100 del ranking WTA. Wimbledon è il suo torneo: quarti di finale nel 2009 quando doveva ancora compiere vent'anni; semifinale nel 2011, sconfitta dalla Sharapova che poi perse in finale con la Kvitova; quarti di finale l'anno scorso. In questa edizione un percorso straordinario: nell'ordine ha eliminato Schiavone, Vesnina, Stosur, Serena, Kanepi, Radwanska. Come Marion, anche Sabine ha vinto però poco finora: tre tornei, nessuno di prima fascia.

In ogni caso, Bartoli vs. Lisicki era la finale della volontà. Perché per arrivare fino a qui entrambe avevano lottato non solo durante le due settimane londinesi.

A lungo però la partita è stata a senso unico, con la francese scesa in campo con la consapevolezza che un'occasione così si ripresenterà molto difficilmente e la tedesca schiacciata dal ruolo di superfavorita. Per tredici game (quando s'è trovata sotto 1-6 1-5) la Lisicki non ha mostrato nessuna delle qualità esibite nel corso dei turni precedenti. In particolare le è mancata la grinta con cui aveva reagito quando si era trovata in difficoltà nei match con Williams e Radwanska. Marion ha invece tenuto sempre alto, come piace a lei, il ritmo degli scambi. Solo a finale virtualmente persa, Sabine s'è sbloccata e per un quarto d'ora è stata padrona del campo come le avevamo visto fare nei sei turni precedenti. Servizi fulminanti, completo dominio del gioco. Troppo tardi. Bartoli ha chiuso sul 6-1 6-4 in un'ora e ventun minuti.

Degna conclusione di un torneo molto anomalo, con tutte le migliori uscite di scena anzitempo, con due outsider come finaliste, con la vincitrice che nei sette turni non ha mai dovuto affrontare una Top Ten. Ora, con il trionfo al quarantasettesimo Slam disputato in carriera, Marion Bartoli è lei stessa una Top Ten perché avanza di quindici posizioni e si piazza come numero 7 alle spalle di Sara Errani.

Domani, invece, si torna nella "normalità: niente outsider, a disputarsi i Campionships maschili saranno i due più forti giocatori del mondo, a dar credito al ranking Atp. Non azzardo un pronostico perché il successo si giocherà, credo, sul filo di un niente, di un errore gratuito o di una riga sfiorata di micron. Sono tuttavia disposto a scommettere che tra Novak Djokovic e Andy Murray i conti non si faranno in tre set.

Prima della finale maggiore, per noi italiani c'è la piccola emozione di quella junior, durante la quale Gianluigi Quinzi cercherà di conquistare il suo primo trofeo davvero di valore. A sfidarlo per il titolo sarà il sudcoreano Hyeon Chung, che ieri nella seconda semifinale aveva eliminato il tedesco Maximilian Marterer. Appuntamento alle 13 di Londra: da non mancare.

Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua