Leggo che "le statistiche più popolari del baseball americano sono almeno un centinaio". Il basket e il football producono numeri in quantità più o meno simile. Negli Stati Uniti, gli sport - tennis compreso - sarebbero un'altra cosa senza l'enorme quantità di dati che descrivono ogni singolo movimento sui campi da gioco, a cominciare dalle serie minori. Qualche settimana fa il mondo dei media è stato letteralmente tramortito dalla notizia che Nate Silver, l'uomo che ha interpretato i sondaggi elettorali del New York Times durante le ultime elezioni presidenziali (per mesi il suo blog, FiveThirtyEight, è stato di gran lunga il più seguito d'America), si sarebbe trasferito armi e bagagli a ESPN, la principale tv sportiva del mondo, per organizzarne e valorizzarne i dati. Come dire "da Obama ai 49ers", a dimostrazione del valore anche economico di leggere correttamente le 3B, le volte che un battitore raggiunge salvo la terza base.
Proprio il New York Times ha segnalato che Rafa Nadal nel 2013 ha partecipato a 12 tornei e ha raggiunto 11 finali (l'unica eccezione è stata Wimbledon, fuori al primo turno con il belga Steve Darcis), perdendone solo 2 (sconfitte a Viña del Mar, al rientro dopo otto mesi di sosta, per mano di Horacio Zeballos e a Monte Carlo contro Novak Djokovic); ha un record dell'88 per cento di game vinti al servizio; sono in tutto 22 i set persi. Ieri, all'esordio agli UsOpen, Rafa ha sconfitto in tre set (6-4 6-2 6-2) un giovane americano di talento, Ryan Harrison, i cui ace - emerge alle statistiche - sono stati 11 contro i suoi 3 e i doppi falli 2 contro 5: ci fermassimo qui, diremmo che al servizio è stato più efficace il ragazzo della Louisiana. Invece no, le stesse statistiche ci dicono che i punti conquistati da Ryan sul proprio primo servizio sono stati 41 su 57 (72%) mentre Rafa se n'è presi 42 su 51 (82%), mentre in caso di seconda palla di servizio la percentuale di traformazioni positive dello sconfitto è stata del 29% e quella del vincitore del 55%. Avendo seguito il match, posso testimoniare che questi pochi dati riescono a rappresentare compiutamente l'andamento dei tre set.
Inutile ricorrere alle statistiche per descrivere la partita tra Serena Williams e Francesca Schiavone, finita 6-0 6-1. O forse sì, un dato serve: l'unico game conquistato dalla milanese è arrivato dopo 51 minuti di gioco, sul 6-0 4-0. Il mio dubbio, quasi esistenziale, riguarda gli effetti dell'età: è mai possibile che un anno di differenza - giugno 1980 la milanese, settembre 1981 l'americana - possa produrre un così visibile gap di freschezza atletica e lucidità agonistica?
Una risposta potrebbe venire da Slam Tracker, il sistema di analisi profonda dei dati di due decenni di match agli Australian Open, al Roland Garros, a Wimbledon e a Flushing Meadows, messo a punto dalla IBM e celebrato con enfasi dal New York Times (ancora!), che scrive: "Dal 2011, SlamTracker fornisce ai telecronisti spunti statistici di discussione prima e durante le partite. Quando Novak Djokovic gioca con Roger Federer, si può per esempio far notare che, secondo SlamTracker, le probabilità di Nole di vincere aumenteranno se saranno frequenti i rally sostenuti, e che Federer ha più chance se serve più forte". Onestamente, anche senza Slam Tracker avrei detto lo stesso.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Proprio il New York Times ha segnalato che Rafa Nadal nel 2013 ha partecipato a 12 tornei e ha raggiunto 11 finali (l'unica eccezione è stata Wimbledon, fuori al primo turno con il belga Steve Darcis), perdendone solo 2 (sconfitte a Viña del Mar, al rientro dopo otto mesi di sosta, per mano di Horacio Zeballos e a Monte Carlo contro Novak Djokovic); ha un record dell'88 per cento di game vinti al servizio; sono in tutto 22 i set persi. Ieri, all'esordio agli UsOpen, Rafa ha sconfitto in tre set (6-4 6-2 6-2) un giovane americano di talento, Ryan Harrison, i cui ace - emerge alle statistiche - sono stati 11 contro i suoi 3 e i doppi falli 2 contro 5: ci fermassimo qui, diremmo che al servizio è stato più efficace il ragazzo della Louisiana. Invece no, le stesse statistiche ci dicono che i punti conquistati da Ryan sul proprio primo servizio sono stati 41 su 57 (72%) mentre Rafa se n'è presi 42 su 51 (82%), mentre in caso di seconda palla di servizio la percentuale di traformazioni positive dello sconfitto è stata del 29% e quella del vincitore del 55%. Avendo seguito il match, posso testimoniare che questi pochi dati riescono a rappresentare compiutamente l'andamento dei tre set.
Inutile ricorrere alle statistiche per descrivere la partita tra Serena Williams e Francesca Schiavone, finita 6-0 6-1. O forse sì, un dato serve: l'unico game conquistato dalla milanese è arrivato dopo 51 minuti di gioco, sul 6-0 4-0. Il mio dubbio, quasi esistenziale, riguarda gli effetti dell'età: è mai possibile che un anno di differenza - giugno 1980 la milanese, settembre 1981 l'americana - possa produrre un così visibile gap di freschezza atletica e lucidità agonistica?
Una risposta potrebbe venire da Slam Tracker, il sistema di analisi profonda dei dati di due decenni di match agli Australian Open, al Roland Garros, a Wimbledon e a Flushing Meadows, messo a punto dalla IBM e celebrato con enfasi dal New York Times (ancora!), che scrive: "Dal 2011, SlamTracker fornisce ai telecronisti spunti statistici di discussione prima e durante le partite. Quando Novak Djokovic gioca con Roger Federer, si può per esempio far notare che, secondo SlamTracker, le probabilità di Nole di vincere aumenteranno se saranno frequenti i rally sostenuti, e che Federer ha più chance se serve più forte". Onestamente, anche senza Slam Tracker avrei detto lo stesso.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua