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Per Seppi si rimaterializza
l'incubo russo-uzbeko
 

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UNA STORIA recente quella dei match tra Andreas Seppi e Denis Istomin negli Slam. Breve eppure densa. Comincia quattordici mesi fa a Wimbledon, primo turno. Al tempo sono tre i precedenti tra l'italiano venuto dal profondo nord germanofono e il russo di Orenburg finito a giocare per il misterioso Uzbekistan, tutti inequivocabilmente a favore dell'allora numero 1 azzurro che una sola volta (Roma 2012, 6-4 3-6 6-3) aveva lasciato un set al riccioluto avversario il cui nome ricorda quello di una pomata antiallergica. L'erba londinese ribalta forze e previsioni e Seppi cede dopo una maratona di 206 minuti per 6-7 6-4 3-6 6-3 8-6, con l'ultimo set che è tra i più ansiogeni che io ricordi. Sei mesi dopo, rivincita a Melbourne agli Australian Open, secondo turno: 247 minuti di battaglia, che vuol dire più di quattro ore, e risultato a favore di Seppi al quinto set: 7-6 5-7 6-7 7-6 6-2. Passano altri sei mesi e a Wimbledon il match d'esordio li vede di nuovo di fronte. Noi cronisti siamo rassegnati: sarà lotta di lunga durata, come promettevano quelli di LC (chi c'era nelle università dopo il '68 sa a cosa mi riferisco). Infatti finisce 7-6 7-6 5-7 3-6 6-3 in 198 minuti per il ragazzo di Caldaro, classe 1984. Era dunque facile prevedere che ieri, terzo turno UsOpen, sarebbe andata più o meno.

Istomin è un destromane potente, con un servizio appena migliore di Andreas e altrettanta scarsa propensione all'attacco. Seppi però colpisce meglio in corsa. Entrambi tendono a piazzare le palle e ad attendere l'errore dell'altro. Entrambi amano i lungolinea. Quasi gemelli eterozigoti, non fosse che Seppi ha due anni di più e un bottino in carriera doppio: 5,2 milioni di dollari contro 2,6. Ma quest'ultimo dato non influisce granché sul giudizio tecnico-sportivo, ovviamente.

Ieri, dunque, quarto atto del confronto, stavolta in uno Slam non toccato dalla rivalità italo-uzbeka. Il gioco sul campo 17 non è scintillante e non entusiasma più di tanto, come peraltro nella gran parte dei tre precedenti match. Qualche errore in più a fasi alterne, nessuna reale prevalenza in ciascuno dei primi quattro set, nonostante Seppi perda il secondo in modo davvero banale.

Onestamente, dopo il quarto set in cui Seppi recupera il break d'apertura e va a vincere in scioltezza mi aspettavo un quinto set senza sbavature da parte sua. Invece, il sudtirolese spreca due occasioni grandi così per ottenere il break e cede il proprio servizio con sconcertante arrendevolezza. Istomin azzecca alcuni angoli irraggiungibili, l'italiano sbaglia rigori senza portiere. Finisce 6-1 per l'uzbeko meno amato d'Italia che per la seconda volta arriva al quarto turno di uno Slam (6-3 6-4 2-6 3-6 i risultati degli altri set. Tempo totale di gioco 185 minuti) mentre Andreas fallisce l'impresa di diventare il primo italiano a raggiungere i quarti di ogni Slam Ma la storia non finisce qui...

Devo ammettere che per tutto l'incontro ho avuto la sensazione che Seppi potesse fallire. Il body language è quasi una scienza, ormai, e i segnali mandati da Andreas ieri non sono mai stati positivi. Deve avere più allegra fiducia in sé stesso altrimenti non ritroverà il killing instinct (vedi alla voce Giorgi).

Buttato fuori dal recinto tennistico del Queens anche l'ultimo maschio italico, godiamoci l'avventura delle nostre splendide ragazze. Nemmeno a farlo apposta, il programma di oggi prevede in apertura di giornata Flavia Pennetta contro Simona Halep alla Louis Armstrong Arena e Camila Giorgi contro Roberta Vinci nel Grandstand. Alla stessa ora, quindi, ossia le 17 italiane Sono indeciso su quale match seguire, sbirciando intanto l'altro sull'iPad. Voi che fareste?

Di passaggio, ricordo che intanto la coppia femminile numero 1 al mondo, Errani-Vinci, trionfatrice qui l'anno scorso, è già approdata al terzo turno con il successo sulle russe Alla Kudryavtseva e Arina Rodionovsa (che batte bandiera australiana, però) per 6-3 6-2. Sara, dicono, si sta lentamente riprendendo dalla delusione per la sconfitta contro Pennetta, mentre Roberta appare in grande spolvero. Per Camila, oggi, batterla non sarà facile.
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