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Così in Cina il detronizzato Nole
la fa pagare cara a Rafa nuovo re

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Quattro settimane per pensarci su e lavorare sui particolari in preparazione della prima delle infinite rivincite che li aspettano. Che, puntualmente, è arrivata al primo torneo che li ha visti entrambi di nuovo in tabellone, il Masters 500 China Open. Rafael Nadal e Novak Djokovic sono la diarchia del tennis, e poco importa se da domani ufficialmente lo spagnolo sarà il numero uno ATP, come previsto da mesi grazie al meccanismo di compilazione del ranking.

A 28 giorni dal trionfo di Rafa agli UsOpen (6-2 3-6 6-4 6-1 su Nole), i quindicimila spettatori stipati nell'impressionante impianto coperto del Diamond Court di Pechino hanno assistito a una finale intensa che misura il distacco tra i primi due al mondo e il resto del gruppo, che oggi appare folto ma indistinto. Ha vinto meritatamente Djokovic (6-3 6-4), che battendo il suo detronizzatore ha salutato la leadership che ha complessivamente tenuto per 101 settimane. Rafa non raggiungeva la cima della classifica dal 3 luglio 2011, quando Novak aveva vinto per la prima volta a Wimbledon. Si riprende il primato mondiale partendo da 102 settimane di dominio, con le 46 settimane collezionate tra il 18 agosto 2008 e il 5 luglio 2009 e le 56 dal 7 giugno 2010 al 3 luglio 2011.

Per la terza volta da febbraio, quando rientrò dopo il grave infortunio al ginocchio, Rafa ha giocato una finale senza mai dare la sensazione di potercela fare. La prima fu proprio all'esordio dopo i sette mesi di sosta contro Horacio Zeballos  (7-6 6-7 4-6 a Vina del Mar in Cile) e la seconda contro Djokovic a Montecarlo (2-6 6-7). Forse a Pechino ha pesato negativamente la fatica della rincorsa al vertice del ranking, tanto veloce  (3 mesi e mezzo da numero 5 a numero 1, un record assoluto) quanto usurante. La controprova arriverà dal Masters 1000 di Shangai, che comincia proprio oggi.

Il primo set (6-3) è stato uno show del serbo, che per 35 minuti ha dominato grazie all'aggressività e alla precisione che gli erano in parte mancate a Flushing Meadows. Nadal è subito apparso incerto e falloso, fisicamente meno scattante delle ultime prove, mai in grado di imporre il proprio gioco. Costantemente costretto a piazzarsi un metro e mezzo oltre la riga di fondo, ha subìto fin dal primo game la potenza e la precisione dei colpi di Djokovic. Ottenuto il break in apertura, Nole non ha più mollato la presa, in virtù di un servizio sempre forte e sulle righe e alla mobilità laterale che gli ha consentito di raggiungere palle altrimenti imprendibili. La velocità della superficie ha sicuramente dato qualche chance in più al serbo, che ne ha approfittato al meglio.

Il secondo set è iniziato come il primo, con un break a favore dell'ormai numero 2 al mondo. Anzi, il mancino di Manacor ha rischiato di perdere anche il proprio secondo turno di servizio, riacciuffato solo grazie all'ipertrofico istinto di conservazione. Ma Nole ha continuato con freddezza a controllare il match, nonostante un evidente calo fisico. Sul 5-4, s'è preso il game a zero chiudendo con un ace. In tutto, un'ora e 27 minuti di battaglia che faranno dire a molti - ne ho la prova dalle mail e dai tweet di chi legge queste note - che il tennis tutto muscoli del serbo e dello spagnolo non raggiungerà mai la qualità mostrata dai grandi del passato. Essendo, appunto, un giudizio "passatista", non lo condivido. Il nostro sport è espressione di tanti fattori, e non è colpa di nessuno se i materiali e le tecniche di preparazione sono molto diversi da quelli di un tempo e se dunque nei 19 game della finale dei China Open ho visto un solo tentativo, peraltro abortito, di smorzata.

Djokovic ha già avuto occasione di dire cosa pensa della stagione di Nadal e, conseguente, della propria. Riassumo: 1. Rafa è sicuramente il giocatore più forte del 2013; 2. conquistare e soprattutto difendere dagli attacchi la vetta del ranking è un impegno gravoso, soprattutto psicologicamente; 3. da qui a metà novembre ci sono due Masters 500, altrettanti 1000 e le Finals londinesi, Nadal non ha punti da difendere e dunque è favoritissimo per restare il numero 1 ATP, ma non è detta l'ultima parola. Da quanto visto in campo oggi, c'è da credergli.

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