Roberta Vinci fa scattare l'applauso del patriottico drappello di cronisti e dirigenti della FIT rimasti a sentire cos'ha da dire l'Italtennis rosa dopo il sorteggio della vigilia della disfida di Cagliari: "Giocare qui anziché al ricco torneo di Sofia? Per me, una scelta semplice, preferisco vincere un altro mondiale con queste ragazze". Ridono di cuore Sara Errani, Flavia Pennetta e Karin Knapp (Barazzutti no, ovviamente), ma il rischio è proprio questo: sulla carta, la finale di FedCup 2013 non si può perdere. Le quattro le italiane sono tra le prime 50 nel mondo mentre la meglio piazzata delle russe, Aleksandra Panova, è 136 WTA e dodicesima nel ranking del suo paese e le altre tre bionde venute dal freddo stanno molto più giù in classifica. Dunque, puntano sulla sorpresa e sul teorico vantaggio di chi ha solo da guadagnare. Poi c'è il fattore età. Si comincia domani alle 12.30 con Vinci (che è del 1983) contro Panova (1989) ed Errani (1987) contro Irina Khromacheva (1995), vincitrice due anni fa del Bonfiglio e pronosticata da chi l'ha vista giocare come una protagonista dei prossimi anni. Domenica, dopo i due singolari ad avversarie invertite, l'inedita coppia Pennetta (1982)-Knapp (1987) se la vedrà con Alisa Kleybanova (1989)-Margarita Gasparyan (1994). Ho fatto i conti: la Russia ha 28 anni in meno dell'Italia. L'esperienza contro la sfrontatezza.
Se la Russia non schiera nessuna delle proprie Top Ten è perché di questi tempi a Mosca e dintorni comanda il Dio Denaro. La Federazione Italiana Tennis, che per l'occasione ha attrezzato sontuosamente il TC Cagliari, non ha nulla da rimproverarsi. L'ITF, organizzatrice della FedCup, forse sì: non può scucire argomenti sonanti per convincere professioniste come Anastasia Pavlyuchenkova, Elena Vesnina e Maria Kirilenko a disertare un appuntamento come il pomposo Tournament of Champions di Sofia, al quale sono invitate le giocatrici tra il nono e il sedicesimo posto del ranking WTA. E' come se la finale di Davis fosse contemporanea alle Masters Finals londinesi. Il calendario femminile, insomma, è da rivedere.
Dalle Finals maschili al via da lunedì prossimo è legittimo aspettarsi match tra i più appassionanti degli ultimi anni. La ragione è banale. Nel tennis ci può essere l'eccezione, come un anno fa con la finale di Parigi Bercy tra l'eterno secondo David Ferrer e l'allora sconosciuto ragazzo polacco Jerzy Janowicz (finì 6-4 6-3 per lo spagnolo). Di norma, però, il nostro è uno degli sport individuali dove i migliori non mancano gli appuntamenti importanti. Regola confermata dall'edizione in corso dell'ultimo Masters 1000 stagionale: gli otto che oggi si stanno dando battaglia nel quarti di finale parigini sono gli stessi che si affronteranno nei due gironi eliminatori nella spettacolare O2 Arena.
Questi gli accoppiamenti parigini: Nadal (1) vs. Gasquet (9), Djokovic (2) vs. Wawrinka (8), Ferrer (4) vs. Berdych (6), Del Potro (5) vs. Federer (7). I numeri che vedete tra parentesi sono le posizioni attuali nella Live ATP Race, che tiene conto dei risultati ottenuti a partire da Capodanno. Ormai irraggiungibili Rafa e Nole, gli altri sei potrebbero tuttavia scambiarsi le posizioni a seconda di quanto accadrà nei quarti, nelle semifinali e nella finale di Parigi. In ogni caso, gli otto delle Finals londinesi sono i più forti giocatori dell'anno - escluso Murray - e, insieme, quelli in questo momento più in forma. Quindi, ogni risultato è possibile.
A Londra mancherà lo scozzese numero 3 della Race, da tempo inattivo per i problemi alla schiena risolti, si dice, dall'intervento chirurgico del mese scorso. Guai seri che dovrebbero essere definitivamente archiviati prima degli Australian Open di gennaio. Murray , quest'anno vincitore a Wimbledon, ha messo tuttavia le mani avanti: "Molto dipenderà da come mi sentirò quando tornerò ad allenarmi". Tradotto: uno come me partecipa a uno slam solo se è competitivo. Dodici mesi fa di questi tempi Nadal disse esattamente le stesse cose, e sappiamo cos'è accaduto dopo: un'annata fantastica, per lui.
Mail c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Se la Russia non schiera nessuna delle proprie Top Ten è perché di questi tempi a Mosca e dintorni comanda il Dio Denaro. La Federazione Italiana Tennis, che per l'occasione ha attrezzato sontuosamente il TC Cagliari, non ha nulla da rimproverarsi. L'ITF, organizzatrice della FedCup, forse sì: non può scucire argomenti sonanti per convincere professioniste come Anastasia Pavlyuchenkova, Elena Vesnina e Maria Kirilenko a disertare un appuntamento come il pomposo Tournament of Champions di Sofia, al quale sono invitate le giocatrici tra il nono e il sedicesimo posto del ranking WTA. E' come se la finale di Davis fosse contemporanea alle Masters Finals londinesi. Il calendario femminile, insomma, è da rivedere.
Dalle Finals maschili al via da lunedì prossimo è legittimo aspettarsi match tra i più appassionanti degli ultimi anni. La ragione è banale. Nel tennis ci può essere l'eccezione, come un anno fa con la finale di Parigi Bercy tra l'eterno secondo David Ferrer e l'allora sconosciuto ragazzo polacco Jerzy Janowicz (finì 6-4 6-3 per lo spagnolo). Di norma, però, il nostro è uno degli sport individuali dove i migliori non mancano gli appuntamenti importanti. Regola confermata dall'edizione in corso dell'ultimo Masters 1000 stagionale: gli otto che oggi si stanno dando battaglia nel quarti di finale parigini sono gli stessi che si affronteranno nei due gironi eliminatori nella spettacolare O2 Arena.
Questi gli accoppiamenti parigini: Nadal (1) vs. Gasquet (9), Djokovic (2) vs. Wawrinka (8), Ferrer (4) vs. Berdych (6), Del Potro (5) vs. Federer (7). I numeri che vedete tra parentesi sono le posizioni attuali nella Live ATP Race, che tiene conto dei risultati ottenuti a partire da Capodanno. Ormai irraggiungibili Rafa e Nole, gli altri sei potrebbero tuttavia scambiarsi le posizioni a seconda di quanto accadrà nei quarti, nelle semifinali e nella finale di Parigi. In ogni caso, gli otto delle Finals londinesi sono i più forti giocatori dell'anno - escluso Murray - e, insieme, quelli in questo momento più in forma. Quindi, ogni risultato è possibile.
A Londra mancherà lo scozzese numero 3 della Race, da tempo inattivo per i problemi alla schiena risolti, si dice, dall'intervento chirurgico del mese scorso. Guai seri che dovrebbero essere definitivamente archiviati prima degli Australian Open di gennaio. Murray , quest'anno vincitore a Wimbledon, ha messo tuttavia le mani avanti: "Molto dipenderà da come mi sentirò quando tornerò ad allenarmi". Tradotto: uno come me partecipa a uno slam solo se è competitivo. Dodici mesi fa di questi tempi Nadal disse esattamente le stesse cose, e sappiamo cos'è accaduto dopo: un'annata fantastica, per lui.
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