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Karin, Camila e Andreas
tre italiani che sanno lottare

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Qualcuno dell'ATP e della WTA, evidentemente anti-italiano, aveva piazzato in tabellone alla stessa ora in apertura di giornata Karin Knapp vs. Maria Sharapova, Camila Giorgi vs. Alizé Cornet, Andreas Seppi vs. Donald Young. Solo la tecnologia poteva consentirmi di seguire i tre match, come ho fatto, in contemporanea.

Non vanno avanti i due suditirolesi Andreas, 1984, bolzanino, ATP 25, che s'allena a Bordighera con Massimo Sartori e Dalibor Sirola, e Karin, 1987, di Brunico, WTA 44, che abita e fatica ad Anzio con i fratelli Alessandro e Francesco Piccari. La giovane Camila cede proprio sul traguardo, ma partite come quella di oggi aiuteranno soprattutto lei a crescere. Sperando di non fare confusione, nel caso foste a secco di news, cerco di riassumere e commentare cos'è successo nella fornace di Melbourne in tarda mattinata e nel primo pomeriggio, che corrispondono al cuore della fredda notte italiana.

Scesa in campo in evidente stato di sudditanza psicologica (mica facile affrontare la numero 3 al mondo sul centrale di Melbourne, la Rod Laver Arena), Karin Knapp si scrolla di dosso un po' di tensione quando intuisce che Maria Sharapova non è nella forma migliore nonostante lo short maculato nero e azzurro. Si prende persino in prestito un break al terzo gioco, subito restituito con gli interessi. La russa di Bradenton, Florida, fa il minimo sindacale, oppressa dal caldo e dalla propensione a tirare al di là delle righe. Le basta, comunque, per assicurarsi un comodo 6-3 nel primo set.

Io e molti pensiamo all'unisono: se Karin muovesse di più Maria, potrebbe ribaltare la dinamica del match. Glielo suggerisce dal suo angolo, a gesti, Francesco. Lei ci prova e ci riesce nel lungo quinto game del secondo set che, al servizio, riesce infine a mettere nel carniere portandosi avanti sul 3-2. La partita cambia di segno. Karin è la solita, commovente lottatrice, a volte goffa eppure capace di dare tutto quanto si sente di poter esprimere. Sharapova se ne rende conto, va in confusione e cede a zero il suo game di servizio sul 4-5. Si va al terzo set.

La lunga sosta concessa dal giudice arbitro, commosso dalle pietose condizioni del completino azzurro di Maria, sembra non giovare a Karin. Maria, rinfrescata, ritrova le energie per scendere a rete e mostrare un po' del proprio talento. Knapp non si dà per vinta, risponde colpo su colpo contenendo la percentuale di errore. Riprende a spostare lateralmente l'avversaria, consapevole che è la fatica di Maria la sua migliore alleata. Ma la russa sta da anni lassù, in cima al ranking WTA, non per un caso del destino. Ritrova ritmo e forza, va a servire per il match sul 5-4. Qui Karin tenta, bravissima, l'estrema resistenza, annulla tre match point, si riporta sul pari. Poi, tranquilla, si prende il proprio servizio.

Mentre su tutti i campi di Melbourne senza copertura si smette di giocare per il troppo caldo - che fa più danni della pioggia di Wimbledon - sul centrale si va avanti ad oltranza. Karin è unica per concentrazione e sicurezza, se Maria s'inventa ottime risposte, lei ribatte con l'efficace drittino stretto. Sfoggia strepitosi serve-and-volley e ripete imprendibili lungolinea. Sull'8 pari arriva però il break ai suoi danni. E' il passaggio decisivo. Al quarto match point dell'incontro a favore di Maria, è Karin a sbagliare. Finisce 10-8, ma l'italiana esce dalla Rod Laver Arena con la consapevolezza di essere all'altezza delle migliori.

Nemmeno Camila Giorgi, maceratese globetrotter, classe 1991, WTA 99, non approda ai sedicesimi di finale degli Australian Open ma conferma la singolare predilizione per i grandi appuntamenti già mostrata a Wimbledon 2012 e a Flushing Meadows 2013, dove raggiunse addirittura il quarto turno. Stavolta inizia benissimo il match, rifilando un break d'antipasto alla francese Cornet, WTA 25, nota dalle nostre parti per aver perso la finale degli Internazionali BNL d'Italia del 2008 per mano di Jelena Jankovic (2-6 2-6). La partita si riequilibra rapidamente, scandita dalle lamentele fogniniesche di Alizé e dai troppi errori di misura di Camila (parziale di 18 contro 2 di "non forzati" nel primo set). All'ottavo game, complice un fortunato rimbalzo, la francese prende il largo e va a servire per chiudere in scioltezza sul 6-3.

Il secondo set nella Margaret Court Arena che si va via via riempiendo nella zona all'ombra, dove pesano meno i 39 gradi di temperatura, sembra la fotocopia del primo: break d'apertura di Camila, recupero di Alizé, sequenza di colpi assassini dell'italiana intervallati da sue palle spedite sugli spalti. Nel bene e nel male, comanda Giorgi. La francese sta perlopiù a guardare. Aggressiva, Camila capitalizza l'handicap positivo in termini di personalità e si porta sul 4-1. L'irritante nizzarda - Nizza dista da Taggia, dov'è cresciuto Fognini, poche decine di chilometri: che siano parenti? - riprende la sua pantomima di urla e gestacci e forse innervosisce Camila. 4 pari. Un buon game di servizio porta Giorgi sul 5-4, poi fa il capolavoro di brekkare Alizé e prendersi il set.

Dopo adeguata sospensione causa caldo, si riprende nel segno di Camila, sempre più sicura di sé. Ricomposte tra cervello, gambe e braccia le dimensioni del campo, macina gioco e va sul 4-1. Però Cornet è esperta e coriacea, a furia di botte pesanti e di errori dell'italiana inanella quattro game consecutivi: 5-4. Serve per il match e non sbaglia nulla. Ma Camila deve essere orgogliosa della sua prova.

Seppi non avrebbe voluto la solita maratona fatta di buoni servizi (comunque meno potenti di quelli del primo turno contro Lleyton Hewitt), difesa strenua, attacchi da fondo campo. Il suo avversario, l'americano Donald Young, 24 anni, ATP 91, un onesto artigiano della racchetta con un buon curriculum nei Challenger, poteva consentirgli un lavoretto rapido. Così pensava Andreas.

Invece no. E l'ha capito presto. Andreas, che non è di quelli che sottovalutano le difficoltà, perde il primo set per aver creduto di poter trovare, prima o poi, la strategia vincente. Macché, si fa brekkare nel momento più sbagliato, quand'è sotto per 4-5, e si ritrova a remare controcorrente. Capisce che deve cambiare registro e va a prendersi di forza il secondo set sul 6-2, spiegando a Young cosa significa avere di fronte un quasi Top 20.

Finita la lezione, Andreas si concede una lunga pausa e lascia all'americano l'iniziativa. Evidentemente pesano i cinque terribili set contro Hewitt di martedì sera. Young ne approfitta per andare sul 6-3 in 40 minuti grazie a qualche vincente in più e pochi errori in meno. Sufficienti a fare la differenza.

Quarto set con Andreas in debito d'ossigeno e troppo acido lattico nelle gambe. Ma è in questi frangenti che il sudtirolese tira fuori riserve che nasconde chissà dove. Non perde il contatto con Young, evidentemente più fresco, e riesce a rubargli il servizio proprio sul 5-4. Si va al quinto set, as usual. Che, a causa della sospensione di tutto i match, si giocherà molto più tardi, quando in Italia è giornata fatta e a Melbourne il cielo è nero di nubi di caldo.

Lo schema non cambia, con Donald aggressivo e Andreas che vuol tenere le fila del gioco. Il finale è al cardiopalmo. Sotto 5-4 con servizio a sfavore, Andreas fa il game perfetto, lasciando a zero l'avversario, ma riesce subito dopo a gettare rocambolescamente via il proprio turno di battuta. Young, che sa di avere una grande occasione, non molla un millimetro e chiude sul 7-5 dopo cinquanta tiratissimi minuti. Peccato.

Si può e si deve essere ugualmente equilibrati nel giudizio davanti alla vittoria e alla sconfitta. I tre italiani in campo oggi a Melbourne hanno perso ma hanno lottato fino all'ultima palla. Onore a loro, dunque.

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