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La migliore Flavia di sempre
tenta di prendersi il "quinto Slam"

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In perenne viaggio di lavoro, ho seguito poco e male l'ATP Masters 1000-WTA Premier Event di Indian Wells, il torneo che più assomiglia a uno Slam con i suoi dieci giorni di partite, i 96 giocatori di ciascuno dei due tabelloni principali, i poco meno di cinque milioni di dollari di montepremi, il centrale - il Tennis Garden - da 16 mila posti, il pubblico di età elevata e con il portafoglio gonfio (nessun'altra città americana conta tanti miliardari tra i propri residenti).

Ho visto in diretta tv alcune partite: un paio di Fabio Fognini, il derby italiano Pennetta-Giorgi, la vittoria faticosa di Nole Djokovic su Cilic. Non ho invece assistito ai calvari di Rafa Nadal e Andy Murray, che stanno confermando le proprie difficoltà in questo ormai avanzato inizio di stagione, né alle vittorie dei due svizzeri che tremare-il-mondo-fanno, Stan Wawrinka e Roger Federer, con l'ex numero uno che nei quarti di finale ha vendicato il connazionale fresco vincitore degli Australian eppure abbattuto negli ottavi dalle fucilate del sudafricano Ken Anderson.

Stamattina, finalmente a casa, mi sono svegliato ch'era ancora buio per vedere un'altra semifinale con Flavia Pennetta versione 3.0, quella risorta dalle ceneri dell'intervento al polso dell'agosto 2012. Contro di lei la quasi gemella Na Li (la brindisina è nata il 25 febbraio 1982, la cinese il giorno dopo), numero 2 del ranking mondiale e vincitrice di due Slam, nel 2011 a Parigi su Francesca Schiavone e un mese e mezzo fa a Melbourne su Dominika Cibulkova. Agli Australian Open, Flavia era stata buttata fuori dal torneo nei quarti di finale proprio da Na Li, dopo l'entusiasmante serie di vittorie su Cadantu, Puig, Barthel e Kerber.

Oggi la partita è stata intensa e combattuta, segnata nel primo set dalla tenuta nervosa dell'azzurra - che, come ho già scritto, è per me la più completa giocatrice dell'età d'oro del tennis femminile italiano - e dal nervosismo della cinese nei turni di servizio, con otto doppi falli di cui l'ultimo sul secondo set point del tie break.

Il secondo set ha rischiato di mettersi male per l'italiana quando Na Li ha avuto l'occasione di andare sul 3-0 con un doppio break. I precedenti mi hanno fatto temere un calo di tensione come nei turni precedenti, quando Flavia aveva ceduto il secondo set a Taylor Townsend, a Samantha Stosur e a Sloane Stephens, riuscendo a prevalere in due set (6-2 6-1) solo con Camila Giorgi. Invece, la migliore Pennetta degli ultimi anni ha saputo recuperare e contenere il tentativo della cinese di tenere il suo passo. Mostrando un acume tattico adeguato alla tendenza di Na Li a forzare e finire lunga, Flavia ha continuato a piazzare palle centrali che non consentissero all'avversaria di angolare. La cinese, invece, non ha saputo trovare le contromosse. Break decisivo all'ottavo game e chiusura al nono con un rovescio lungolinea di grande classe. Con questo 7-6 6-3 Flavia si prenderà la soddisfazione di giocare la più prestigiosa e ricca finale della carriera, domani, contro Agnieszka Radwanska, numero 3 del ranking WTA. Vincesse, si porterebbe a casa un milione di dollari e diventerebbe la numero 12 al mondo (da lunedì sarà comunque almeno numero 14, alle spalle di Roberta Vinci). Nei testa-a-testa la polacca prevale con cinque vittorie contro due.

Mai come in questa semifinale sono apparsi evidenti gli effetti positivi del lavoro svolto nell'ultimo anno dal coach Salvador Navarro, che ha preso in "cura" la brindisina dopo il sodalizio con Gabriel Urpi durato due lustri. È stato lui a ricostruire la fiducia di Flavia nei propri mezzi e a darle una maggiore consapevolezza nella gestione tattica delle partite. Navarro ha puntato sull'aggressività e sul potenziamento fisico finalizzato non solo alla mobilità ma anche alla potenza del servizio. L'ha detto più volte: "Lei deve spingere sempre e non lasciare mai la guida del gioco all'avversaria". A 32 anni, la brindisina può raccogliere i frutti di un lavoro su sé stessa a cui non ha mai rinunciato. E diventare finalmente una top ten in grado di combattere ad armi pari con le più forti. Sempre.

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