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Nella lotta tra vecchio e nuovo si salva solo Flavia Pennetta

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L'eterno contrasto vitale è il vecchio contro il nuovo. E viceversa.

Il nuovo è la musica automaticamente generata dal ritmo del match. Dieci ore dopo averla vista in diretta, ho ascoltato ieri la melodia della partita tra Sara Errani e la guerriera giallo-bianca Anastasia Rodionova, cioè la colonna sonora della vittoria dell'azzurra (6-4 7-6) "composta" dal musicista elettronico James Murphy trasformando in note i dati che provengono dal campo di gioco. In tempo reale, ovviamente. L'effetto è straniante, soprattutto se si riesce ex post ad abbinare i picchi musicali a colpi particolarmente spettacolari. Il servizio si chiama "Hear Music Made with Tennis Data" e lo trovate sul sito ufficiale degli UsOpen, se vi va di provarlo come ho fatto io. Pronostico vita breve agli stacchetti con le super-hit tra un game e l'altro sui campi centrali di tutto il mondo.

Il vecchio è il rovescio a una mano. Michael Steinberger del New York Times ha fatto i conti: dei primi cento ATP, solo 24 non hanno il rovescio bimane; nel top ranking WTA, si scende a quota tre, comprese le italiane Roberta Vinci e Francesca Schiavone. Una razza estinta più che in estinzione, visto che i one hander davvero forti sono tutti tennisticamente anzianotti: Tommy Haas ha addirittura 36 anni, Schiavone 34, Federer 33, Vinci 31, Wawrinka 29. A livello giovanile, solo cinque dei primi cento maschi al mondo hanno il rovescio a una mano, mentre tra le ragazze Steinberger ne ha trovata una sola. Scrive: "La possibilità di scovare un rovescio a una mano in un torneo juniores è appena di poco superiore a quella di vedere qualcuno usare una racchetta di legno".

Il vecchio è impersonato, ma solo sulla carta d'identità, da Flavia Pennetta, classe 1982, che affronta in apertura di giornata l'americana Shelby Rogers, classe 1992 e WTA 86, capace il mese scorso sulla terra rossa di Bad Gastein di arrivare in finale dopo aver eliminato Carla Suárez Navarro, Camila Giorgi e Sara Errani. E' lei il nuovo? A vederla giocare sulla Court 11 non si direbbe. Shelby si muove bene lungo la linea di fondo campo ma quando si spinge sotto rete non sa come trarsi d'impaccio; ha una prima di servizio potente e angolata e una seconda che Flavia gestisce con tranquillità; tiene lo scambio prolungato ma non dispone del colpo killer che inchioda l'avversaria; alla risposta va spesso fuori misura. Alla numero uno d'Italia basta il break conquistato sul 4 pari per poi chiudere i conti del primo set. Il break a suo favore arriva anche nel primo game della seconda frazione al termine di un estenuante tira-e-molla, viene bilanciato da un rapidissimo controbreak di Shelby che peraltro s'affretta a restituirlo generosamente. Da qui, il match è in discesa, 6-4 6-3 in un'ora e 12 minuti. Insomma, Flavia - con il suo gioco variato, le improvvise accelerazioni, i drop shot millimetrici e l'alta percentuale di vincenti d'attacco - è il vecchio che continua a funzionare perfettamente come la lavatrice di casa mia. Altro che il nuovo cresciuto a belgian waffle e hamburger.

Il nuovo è sicuramente Nick Kyrgios, del quale abbiamo detto e scritto un po' tutti dopo l'exploit dell'umiliazione inflitta a Nadal e i successivi quarti di finale a Wimbledon. Il ragazzo di Canberra, 19 anni, di madre malese e padre greco, in pochi mesi ha scalato il ranking ATP più rapidamente di quanto l'abbia disceso Andreas Seppi, che con i suoi 30 anni e 6 mesi rappresenta (immeritatamente) il "vecchio" del mio giochino di oggi. Nella classifica aggiornata a ieri l'australiano sta a quota 54, il sudtirolese a quota 46. Ma il risultato del match li avvicinerà ulteriormente. Kyrgios si prende il primo set (6-4) giocando come di solito non gioca, ossia con spiazzanti pazienza e regolarità anziché con forza e strafottenza. La differenza non la fa il servizio ma piuttosto la capacità di tenere lo scambio nel game decisivo, il decimo, quando Seppi è al servizio. Merito forse del nuovo coach Todd Larkham. Non cambia nulla nel secondo set, con Andreas che resta attaccato a Nick fino al 6 pari mantenendo sempre il proprio turno di servizio. Il tie break è però a senso unico, con Kyrgios che al servizio dispone di un non colmabile vantaggio competitivo. Il terzo set mette il sigillo uficiale sulla maggiore attitudine alla vittoria del giovanissimo australiano, al quale anche in questo caso (6-4) basta il minimo sindacale per non rischiare di strafare e per prendersi l'intera posta dopo appena un'ora e 56 minuti.  

Solo spruzzate di nuovo e di vecchio nel match Bolelli-Robredo, quasi 29 anni il bolognese, 32 lo spagnolo, entrambi reduci da mesi positivi, con Simone tornato nel Gotha dei Top 100 e Tommy stabilmente tra i Top 20. I primi due set dell'azzurro (conquistati per 5-7 6-7) sono tecnicamente e tatticamente perfetti, condotti sul filo dell'equilibrio tra i suoi frequenti vincenti  e i rarissimi errori dell'avversario. Nel terzo set, altrettanto in bilico dei precedenti, Robredo ha quattro palle di break quand'è avanti per 5-4, l'ultima delle quali giocata solo al termine di una lunga discussione tra il giudice di sedia Pascal Maria e Simone per un colpo chiamato fuori da uno spettatore e scambiato per un "no" del giudice di linea. Alla ripresa, Robredo ottiene senza colpo ferire il punto del 6-4 a proprio favore. Da qui il match racconta un'altra storia. Nella quarta frazione il coriaceo Tommy prende subito il largo approfittando delle difficoltà emotive di Bolelli a superare il trauma del torto probabilmente subito. Come sappiamo, poi, lo spagnolo dà il meglio quand'è in svantaggio. Peraltro gli basta difendere il break iniziale per chiudere sul 6-3. Identico copione nel set finale, che Robredo domina largamente perché Bolelli non crede più di potercela fare. Il 6-2 che lascia di nuovo l'amaro in bocca a Bolelli (a Wimbledon era uscito di scena dopo una maratona su cinque set e due giorni con Kei Nishikori) arriva dopo 3 ore e 37 minuti di battaglia dura. Peccato per Simone e peccato anche per Andreas, che se ne va da sconfitto dalla Court 5 appena quattro minuti dopo il compagno di Davis. Non so se negli spogliatoi si siano consolati a vicenda.

Twitter @claudiogiua