Come Sara, più di Sara, 20 ore dopo Sara Flavia Pennetta ci ha provato. All'ultimo game, dopo un'ora esatta di gioco a velocità quasi da match tra Top 50 maschi, quando per una volta la risposta di Serena Wiliams non è stata una botta rasoterra, Flavia s'è persino permessa d'infilarla con un passante molto applaudito dal pubblico dell'Arthur Ashe Stadium, stipato sulle alte tribune quasi fosse per una finale. Più di Sara Errani con Caroline Wozniacki, Pennetta ha trovato pertugi nella difesa della numero 1 al mondo servendo molto bene (6 i suoi ace contro i 7 dell'avversaria) e sbagliando di meno alla fine dei palleggi, peraltro sempre rapidi e potenti. È risultato evidente che entrambe sono state "messe in palla" dall'avversaria, cosicché la differenza è stata tutta nei vincenti, che lo slamtracker degli UsOpen ha definito in 18, ossia 31 di Serena e 13 di Flavia.
Il risultato finale, 6-3 6-2 in un'ora e tre minuti, non umilia in alcun modo la brindisina, che esce a testa alta dal torneo dopo una sequenza di vittorie rimarchevole: Goerges (la sola alla quale ha lasciato un set prima di oggi), Rogers, Gibbs, Dellacqua. Non avremo nessuna italiana in semifinale a Flushing Meadows, come era riuscito l'anno scorso a Pennetta, ma il bilancio azzurro è ugualmente positivo. Peraltro, la nostra numero 2 (nel live ranking WTA è a quota 16 mentre Errani è 12) è ancora in lizza per il titolo di doppio, dove è in semifinale in coppia con la svizzera Martina Hingis: un concentrato di qualità tennistica senza paragoni a questo punto del torneo.
I due quarti di finale maschile non hanno deluso chi ha avuto il privilegio di avere un posto sugli spalti a New York e chi ha fatto le ore piccolissime per seguire su Eurosport il match tra Djokovic e Murray dall'altra parte dell'Atlantico. Il primo quarto di giornata, tra Stan Wawrinka e Kei Nishikori è stato persino più entusiasmante perché giocato sul filo di un equilibrio continuamente in forse. Il giapponese ha avuto il merito di crederci di più nel quinto set (3-6 7-5 7-6 6-7) prendendosi il ventinovesimo game - uno in più dello svizzero! - dopo 4 ore e 19 minuti di battaglia.
Ho la sensazione che Nishikori sia maturo per una finale di Slam. Ci riuscisse, sancirebbe la crescita dei "giovani turchi" del tennis, che al momento comprendono lui, Grigor Dimitrov e Milos Raonic. Impresa improba: dovrebbe battere sabato Djokovic, anch'egli protagonista oggi di una partita di notevole intensità. Il numero 11 ATP, che lunedì
prossimo sarà 9 o addirittura più su, è tecnicamente senza punti deboli, come Dimitrov, e ha più determinazione di Raonic. Dei tre, in questa fase è il più forte.
Il quarto di finale tra Nole e Andy dura tre ore e mezza. La progressione del punteggio (7-6 6-7 6-2 6-4) segnala chiaramente le diverse condizioni di forma tra i due, già emerse nel corso del torneo ma comunque non ravvisabili per due ore e un quarto tant'erano violente le bordate scambiate. Ho sentito poi dire da un mio compagno di banco:
"Murray non ha giocati a quei livelli da un anno in qua". Nei due set d'apertura l'equilibrio è perfetto, con otto break, quattro a testa. Lo schema è lo stesso, Djokovic che apre la serie e Murray che recupera. Nel primo set lo scozzese si trova sotto per 1-3 e subito si riporta in pari. Nel secondo, il controbreak di Andy arriva quando il serbo è in
vantaggio 4-3. Il primo tie break è dominato dal numero 1 ATP, il secondo dallo scozzese, curiosamente con lo stesso risultato: 7-1.
Il resto del match è condizionato dai problemi fisici e dall'affaticamento di Murray, che ne limitano la competitività. Nel quarto set Andy, nonostante la grande voglia di combattere, è costretto a chiedere l'intervento del fisioterapista in campo. Il tentativo di lenire il dolore alla schiena non risolve il problema ma Murray disputa comunque un ottimo parziale, risolto solo in chiusura da Djokovic, che continuo a ritenere il più forte giocatore di questi UsOpen.
Twitter @claudiogiua
Il risultato finale, 6-3 6-2 in un'ora e tre minuti, non umilia in alcun modo la brindisina, che esce a testa alta dal torneo dopo una sequenza di vittorie rimarchevole: Goerges (la sola alla quale ha lasciato un set prima di oggi), Rogers, Gibbs, Dellacqua. Non avremo nessuna italiana in semifinale a Flushing Meadows, come era riuscito l'anno scorso a Pennetta, ma il bilancio azzurro è ugualmente positivo. Peraltro, la nostra numero 2 (nel live ranking WTA è a quota 16 mentre Errani è 12) è ancora in lizza per il titolo di doppio, dove è in semifinale in coppia con la svizzera Martina Hingis: un concentrato di qualità tennistica senza paragoni a questo punto del torneo.
I due quarti di finale maschile non hanno deluso chi ha avuto il privilegio di avere un posto sugli spalti a New York e chi ha fatto le ore piccolissime per seguire su Eurosport il match tra Djokovic e Murray dall'altra parte dell'Atlantico. Il primo quarto di giornata, tra Stan Wawrinka e Kei Nishikori è stato persino più entusiasmante perché giocato sul filo di un equilibrio continuamente in forse. Il giapponese ha avuto il merito di crederci di più nel quinto set (3-6 7-5 7-6 6-7) prendendosi il ventinovesimo game - uno in più dello svizzero! - dopo 4 ore e 19 minuti di battaglia.
Ho la sensazione che Nishikori sia maturo per una finale di Slam. Ci riuscisse, sancirebbe la crescita dei "giovani turchi" del tennis, che al momento comprendono lui, Grigor Dimitrov e Milos Raonic. Impresa improba: dovrebbe battere sabato Djokovic, anch'egli protagonista oggi di una partita di notevole intensità. Il numero 11 ATP, che lunedì
prossimo sarà 9 o addirittura più su, è tecnicamente senza punti deboli, come Dimitrov, e ha più determinazione di Raonic. Dei tre, in questa fase è il più forte.
Il quarto di finale tra Nole e Andy dura tre ore e mezza. La progressione del punteggio (7-6 6-7 6-2 6-4) segnala chiaramente le diverse condizioni di forma tra i due, già emerse nel corso del torneo ma comunque non ravvisabili per due ore e un quarto tant'erano violente le bordate scambiate. Ho sentito poi dire da un mio compagno di banco:
"Murray non ha giocati a quei livelli da un anno in qua". Nei due set d'apertura l'equilibrio è perfetto, con otto break, quattro a testa. Lo schema è lo stesso, Djokovic che apre la serie e Murray che recupera. Nel primo set lo scozzese si trova sotto per 1-3 e subito si riporta in pari. Nel secondo, il controbreak di Andy arriva quando il serbo è in
vantaggio 4-3. Il primo tie break è dominato dal numero 1 ATP, il secondo dallo scozzese, curiosamente con lo stesso risultato: 7-1.
Il resto del match è condizionato dai problemi fisici e dall'affaticamento di Murray, che ne limitano la competitività. Nel quarto set Andy, nonostante la grande voglia di combattere, è costretto a chiedere l'intervento del fisioterapista in campo. Il tentativo di lenire il dolore alla schiena non risolve il problema ma Murray disputa comunque un ottimo parziale, risolto solo in chiusura da Djokovic, che continuo a ritenere il più forte giocatore di questi UsOpen.
Twitter @claudiogiua