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Cronaca di un tenniscidio per pioggia

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I vecchi maestri raccomandavano: guarda la palla, muovi i piedi, il fianco perpendicolare alla rete quando colpisci. Il loro tennis era sintetizzato in queste tredici parole: nemmeno mezzo tweet. L'evoluzione di quei precetti è, adesso, "guarda, muoviti, posizionati, colpisci". Quattro parole soltanto, ognuna delle quali sottintende però prescrizioni complesse che comprendono le tre, più semplici, di un tempo. Perché chi guarda bene la palla che parte dalla racchetta  dell'avversario, corre per raggiungere il punto giusto dal quale rispondere, assume per tempo la posizione stabile e corretta, colpisce al momento giusto ha nelle mani il gioco.
 
Guarda, muoviti, posizionati, colpisci: m'immagino che Novak Djokovic se lo sia ripetuto costantemente durante gli atti due, tre, quattro e cinque (che non corrispondono ai set ma alle interruzioni imposte dalla pioggia che affligge il paese della Brexit) del suo infinito match con Sam Querrey sul campo numero 1. Un match in cinque atti e quattro set che resterà nella storia di Wimbledon, in quella della carriera del numero 1 al mondo e soprattutto nella biografia dell'americano, che d'ora in poi diventerà per tutti "l'uomo che fermò Nole" nella corsa al Grande Slam.
 
Il primo atto, ieri, aveva avuto come protagoniste la granitica sicurezza del numero 41 al mondo e l'inadeguatezza del serbo alle condizioni ambientali sconvolte dagli acquazzoni, tanto da risultare azzerato il suo pezzo forte che resta la risposta al servizio. In poco più di un'ora e venti, il numero 41 ATP, devastante quando batte, aveva inflitto al favoritissimo avversario un umiliante 6-7 1-6. Poi, tutti a casa sotto la pioggia battente.
 
Oggi all'ora di pranzo comincia il secondo atto del contrapposto psicodramma - quello di chi è costretto a rimontare e quello di chi deve difendere e monetizzare il vantaggio acquisito - che  dura il tempo necessario a mostrare che il vincitore degli ultimi quattro Slam non è improvvisamente regredito a livello di un qualsiasi qualificato: si porta sul 4-0 in poco più di venti minuti. Improvvisamente, però, stop per pioggia. Una sosta che va per le lunghe.
 
Terzo atto con Querrey più convinto di potercela fare e Djokovic che si riscopre fragile. A conferma che ogni interruzione spezza ritmi e fluidità. Il californiano recupera uno dei break subiti e s'illude di poter recuperare. Nole però si ricompone e va a chiudere sul 6-3.
 
Il quarto set viene interrotto sull'1-1: c'è il sole eppure piove, come non è infrequente a Londra. Nell'attesa che i due tornino in campo, faccio un controllo in rete e scopro - la memoria ieri non mi aveva assistito - che anche l'anno scorso Nole al terzo turno s'era trovato sotto di due set a zero contro il bombardiere sudafricano Kevin Anderson. Allora, però, aveva recuperato alla grande.
 
Sosta brevissima, il quarto atto comincia quando molti degli spettatori, chiusi gli ombrelli, stanno prendendosi un caffè. Djokovic, palesemente innervosito, fatica a trasformare le numerose occasioni di break (otto nei primi due game alla risposta). Querrey mostra di gradire sempre meno gli scambi prolungati ma, da vera macchina da ace qual è, compensa grazie al servizio. E, nel caso, accentua il ricorso al serve-and-volley. Si va avanti di conserva fino al 4 pari, quando finalmente Nole, esasperato, sfrutta la quinta occasione di break del game. Poi tocca a lui servire per il set. Sbaglia tutto. È decisamente irriconoscibile. Querrey invece torna agli splendori dei primi due set: corre e incrocia, punta alle righe e le azzecca spesso. Ovviamente, alle 15.50, sul 5-6 a favore del californiano, torna a gocciolare: ladies and gentlemen, play suspended.
 
L'atto quinto, rapidissimo epilogo, va in scena a partire dalle 16.50. Difficile, a questo punto, definire match un avant'indrè campo-spogliatoi che esaurisce tanto i giocatori quanto chi li segue dagli spalti. Arriva il tie-break, come quasi ventiquattr'ore prima alla fine del set d'apertura. Alla prima occasione vera, quand'è sul 5-6 a favore ed è lui al servire, Querrey chiude grazie a un errore del serbo. Così Wimbledon 2016 perde anzitempo il suo più atteso protagonista.
 
Resta una domanda: chi dell'organizzazione o dell'ATP ha deciso che il campione uscente, con previsioni meteo pessime, dovesse giocare il suo terzo turno sul campo numero 1 anziché sul centrale, che ha la copertura? La mia sensazione è che Murray e Federer godano di maggiori attenzioni. Di certo lo staff di Djokovic pretenderà una risposta. Che non sarà comunque soddisfacente.
Twitter@claudiogiua