In attesa che l'ITF, la federazione tennistica internazionale che gestisce gli Us Open attraverso la federazione americana (USTA), decida se e come punire Fabio Fognini per i volgarissimi insulti a una giudice di linea durante il match perso mercoledì con Stefano Travaglia, non posso non mettere nero su bianco il giudizio che so condiviso da gran parte del movimento tennistico italiano: il comportamento e l'atteggiamento del ligure sono quanto di peggio si veda nel circuito. È accaduto troppe volte senza che nessuno, colpevolmente, gli abbia posto un limite, insuperabile. Perché è inaccettabile che uno sportivo che la natura ha dotato di tanto talento si comporti in modo da proporre una pessima immagine del nostro paese e da diventare un esempio negativo per i tennisti più giovani. Una sanzione da parte della FIT sarebbe più che opportuna. Magari accompagnata, per rimarcare le differenze, da qualche forma d'encomio per i professionisti che trasmettono messaggi positivi: si potrebbe - è una proposta - scegliere i due ultimi italiani in tabellone a New York, che l'andamento del torneo ha opposto al terzo turno, Paolo Lorenzi, 36 anni il prossimo dicembre, e Fabbiano, 28 anni compiuti in maggio. Entrambi hanno avuto una lenta e costante maturazione nei tornei minori, nei Futures e nei Challenger, dove si fatica tanto e si guadagna poco, giusto il minimo per tirare avanti.
Ma non hanno mai mollato la presa, convinti che si possa crescere e migliorare anno dopo anno. E a maturità acquisita sono entrati tra i Top 100, Paolo alcuni anni fa, Thomas di recente. Di Lorenzi ho ripercorso più volte la carriera su Monday's Net. Anche Fabbiano ha tuttavia parecchio da raccontare e insegnare. Originario di San Giorgio Ionico in provincia di Taranto, babbo medico, Stefano, e mamma estetista, Giovanna, un fratello e una sorella più piccoli, dieci anni fa era considerato, con il toscano Matteo Trevisan, il più promettente Under 20 nostrano nonostante l'altezza, 172 centimetri, ben sotto la media del circuito. Il suo primo successo internazionale arrivò al Roland Garros Junior 2007, con il titolo di doppio insieme all'amico bielorusso Andrei Karatchenia. Ottimo diritto, reattivo e mobilissimo come sono i brevilinei, rovescio che può fare male, qualche anno prima Thomas era stato affidato dalla Federazione alle cure del sergente di ferro Vittorio Magnelli, che aveva già cresciuto Roberta Vinci, anche lei tarantina. Dopo Parigi, però, mancarono risultati pari alle attese e, passato un paio d'anni, la FIT smise di contribuire alla sua preparazione. Per fortuna incontrò, dopo qualche peripezia, Fabio Gorietti, titolare di una buona accademia a Foligno, dove sono di casa anche Stefano Travaglia, Luca Vanni e Gianluigi Quinzi. Dice Gorietti: "Con Thomas abbiamo lavorato sul servizio, soprattutto sulla seconda palla. Per il testo, gioca molto bene, anche se deve diventare ancora più concreto". La svolta nella carriera di Fabbiano è arrivata nell'ultimo anno e mezzo, con la collaborazione anche di Federico Torresi, che lo segue spesso all'estero. È entrato in tabellone i tutti gli Slam, ha ottenuto buoni piazzamenti, ha vinto quattro Challenger in estremo oriente.Da marzo, la scalata al ranking ATP, che oggi lo trova ufficiosamente piazzato al numero 72. Non salirà più su perché ieri Lorenzi l'ha superato grazie alla maggiore esperienza, in un match che ha divertito il pubblico del campo 17, dopo due ore e 12 minuti di ottimi scambi. Se riuscirà a mantenere lo stato di grazia attuale, troveremo Thomas nei main draw del prossimi Slam e Masters 1000. Lorenzi, invece, festeggia la sua prima volta in un ottavo di finale degli Slam. Resta il fatto che il grande tennis ha perso per strada una generazione, come accade di frequente ai politici, alle grandi famiglie di imprenditori o alle dinastie di chirurghi e giornalisti. Ne scrivo da tempo e, sulla scorta di quanto accade in questi giorni a Flushing Meadows, se ne stanno rendendo conto in tanti. Che lo dicono e lo scrivono a loro volta. Le classi che vanno dal 1981 al 1988 hanno prodotto gli ultimi dominatori del circuito, da Roger Federer a Rafael Nadal, da Novak Djokovic a Andy Murray, da Stan Wawrinka a Juan Martin del Potro.
Furono loro a sostituire nel cuore delle tifoserie globali i ragazzi d'inizio anni Settanta, come Pete Sampras a Andre Agassi, i quali non avevano avuto immediati successori all'altezza del loro talento. I campioncini nati dall'89 al '95, come Kei Nishikori, Grigor Dimitrov, Milos Raonic, David Goffin, hanno raccolto poco perché quasi sempre fermati dai giganti della generazione di Federer. C'è qualche eccezione ancora da confermare, come Dominic Thiem, classe 1993, ma resta appunto un'eccezione. Ora, finalmente, si fa avanti una pattuglia di ventenni che non ha alcun timore reverenziale e, anzi, si gode il piacere di tormentare i trentenni un po' in disarmo. A furia di dare bastonate, entro un paio d'anni Sascha Zverev, Andrey Rublev, Denis Shapovalov, Borna Coric, Karen Khachanov, Frances Tiafoe, Jared Donaldson, Taylor Fritz, Hyeon Chung, Casper Ruud saranno tra i Top Ten o appena dietro. Oggi però è uscito di scena, a New York, Coric, reduce dalla vittoria su Zverev Jr., che ha ceduto in tre set al sudafricano Kevin Anderson. Confermata invece la serie positiva del diciottenne Denis Shapovalov, che in due ore s'è liberato del britannico Kyle Edmund, 22 anni, ATP 42 (3-6 6-3 6-3 1-0). A sorprendere è la maturità del canadese, che mantiene inalterata la concentrazione a prescindere dalla forza dell'avversario: che è una qualità primaria dei campioni.
***
Il commento è stato scritto prima che arrivasse la "penalizzazione" decisa dalla Federazione internazionale del Tennis nei confronti di Fognini. Il tennista è stato multato per le sue escandescenze in campo e per gli insulti sessisti alla giudice di sedia, per 24 mila dollari.
Ma non hanno mai mollato la presa, convinti che si possa crescere e migliorare anno dopo anno. E a maturità acquisita sono entrati tra i Top 100, Paolo alcuni anni fa, Thomas di recente. Di Lorenzi ho ripercorso più volte la carriera su Monday's Net. Anche Fabbiano ha tuttavia parecchio da raccontare e insegnare. Originario di San Giorgio Ionico in provincia di Taranto, babbo medico, Stefano, e mamma estetista, Giovanna, un fratello e una sorella più piccoli, dieci anni fa era considerato, con il toscano Matteo Trevisan, il più promettente Under 20 nostrano nonostante l'altezza, 172 centimetri, ben sotto la media del circuito. Il suo primo successo internazionale arrivò al Roland Garros Junior 2007, con il titolo di doppio insieme all'amico bielorusso Andrei Karatchenia. Ottimo diritto, reattivo e mobilissimo come sono i brevilinei, rovescio che può fare male, qualche anno prima Thomas era stato affidato dalla Federazione alle cure del sergente di ferro Vittorio Magnelli, che aveva già cresciuto Roberta Vinci, anche lei tarantina. Dopo Parigi, però, mancarono risultati pari alle attese e, passato un paio d'anni, la FIT smise di contribuire alla sua preparazione. Per fortuna incontrò, dopo qualche peripezia, Fabio Gorietti, titolare di una buona accademia a Foligno, dove sono di casa anche Stefano Travaglia, Luca Vanni e Gianluigi Quinzi. Dice Gorietti: "Con Thomas abbiamo lavorato sul servizio, soprattutto sulla seconda palla. Per il testo, gioca molto bene, anche se deve diventare ancora più concreto". La svolta nella carriera di Fabbiano è arrivata nell'ultimo anno e mezzo, con la collaborazione anche di Federico Torresi, che lo segue spesso all'estero. È entrato in tabellone i tutti gli Slam, ha ottenuto buoni piazzamenti, ha vinto quattro Challenger in estremo oriente.Da marzo, la scalata al ranking ATP, che oggi lo trova ufficiosamente piazzato al numero 72. Non salirà più su perché ieri Lorenzi l'ha superato grazie alla maggiore esperienza, in un match che ha divertito il pubblico del campo 17, dopo due ore e 12 minuti di ottimi scambi. Se riuscirà a mantenere lo stato di grazia attuale, troveremo Thomas nei main draw del prossimi Slam e Masters 1000. Lorenzi, invece, festeggia la sua prima volta in un ottavo di finale degli Slam. Resta il fatto che il grande tennis ha perso per strada una generazione, come accade di frequente ai politici, alle grandi famiglie di imprenditori o alle dinastie di chirurghi e giornalisti. Ne scrivo da tempo e, sulla scorta di quanto accade in questi giorni a Flushing Meadows, se ne stanno rendendo conto in tanti. Che lo dicono e lo scrivono a loro volta. Le classi che vanno dal 1981 al 1988 hanno prodotto gli ultimi dominatori del circuito, da Roger Federer a Rafael Nadal, da Novak Djokovic a Andy Murray, da Stan Wawrinka a Juan Martin del Potro.
Furono loro a sostituire nel cuore delle tifoserie globali i ragazzi d'inizio anni Settanta, come Pete Sampras a Andre Agassi, i quali non avevano avuto immediati successori all'altezza del loro talento. I campioncini nati dall'89 al '95, come Kei Nishikori, Grigor Dimitrov, Milos Raonic, David Goffin, hanno raccolto poco perché quasi sempre fermati dai giganti della generazione di Federer. C'è qualche eccezione ancora da confermare, come Dominic Thiem, classe 1993, ma resta appunto un'eccezione. Ora, finalmente, si fa avanti una pattuglia di ventenni che non ha alcun timore reverenziale e, anzi, si gode il piacere di tormentare i trentenni un po' in disarmo. A furia di dare bastonate, entro un paio d'anni Sascha Zverev, Andrey Rublev, Denis Shapovalov, Borna Coric, Karen Khachanov, Frances Tiafoe, Jared Donaldson, Taylor Fritz, Hyeon Chung, Casper Ruud saranno tra i Top Ten o appena dietro. Oggi però è uscito di scena, a New York, Coric, reduce dalla vittoria su Zverev Jr., che ha ceduto in tre set al sudafricano Kevin Anderson. Confermata invece la serie positiva del diciottenne Denis Shapovalov, che in due ore s'è liberato del britannico Kyle Edmund, 22 anni, ATP 42 (3-6 6-3 6-3 1-0). A sorprendere è la maturità del canadese, che mantiene inalterata la concentrazione a prescindere dalla forza dell'avversario: che è una qualità primaria dei campioni.
***
Il commento è stato scritto prima che arrivasse la "penalizzazione" decisa dalla Federazione internazionale del Tennis nei confronti di Fognini. Il tennista è stato multato per le sue escandescenze in campo e per gli insulti sessisti alla giudice di sedia, per 24 mila dollari.