Parafrasando Raymond Carver, di cosa parliamo quando parliamo di tennis? Seguo il grande tennis da anni, talvolta ne scrivo, dunque posso azzardare la mia: parliamo di speranze e di delusioni, di crolli e di resurrezioni, di obiettivi da raggiungere e di obiettivi mancati, di voglia di combattere e di rinuncia a farlo. Più di altri sport individuali, il tennis è una reiterata metafora della vita perché costringe alla cura dei propri colpi e, insieme, al confronto con quelli dell'avversario. Una sfida doppia - l'attenzione a sé e all'altro - come in ogni momento della giornata di chiunque: ma, qui, concentrata in un match e acuita dalla variabile non eludibile del tempo che passa, mettendo in competizione i giovani che chiedono spazio e i vecchi riluttanti a concederlo.
Nei primi turni di ogni Slam, come gli Australian Open cominciati oggi, ci sarebbero molte storie da raccontare. Come quelle delle due più anziane in tabellone a Melbourne, le classi 1980 Francesca Schiavone, 23 giugno, e Venus Williams, 17 giugno, eliminate in sequenza sul campo principale, la Rod Laver Arena, in apertura di giornata da due ragazze di grandi ambizioni, la lettone Jelena Ostapenko, attuale numero 7 WTA, 17 anni meno della milanese (6-1 6-4), e la svizzera Belinda Bencic, numero 7 WTA un anno fa, di altrettanti anni più giovane dell'americana (6-3 7-5). O la storia della vincitrice a New York dell'ultimo major, Sloane Stephens, nata a Plantation in Florida 25 anni fa, 13 WTA, messa fuori dal main draw da una veterana cinese, Zhang Shuai, classe 1989, che a Melbourne due anni fa sconfisse Simona Halep e poi si spinse fino ai quarti di finale.
Gli americani hanno subito oggi, nel complesso, l'esordio forse più negativo del decennio, con le contemporanee uscite di scena di Coco Wandeweghe (che le ha buscate dall'ungherese Timea Babos, 7-6 6-3), John Isner (6-4 3-6 6-3 6-3 per l'australiano Matthew Ebden), Cici Bellis (6-7 6-4 6-2 per l'olandese Kiki Bertens) e Jack Sock (6-1 7-6 5-7 6-3 per il giapponese Yuichi Sugita). Più altre eliminazioni minori. Anche questa sarebbe una vicenda, seppure collettiva, da approfondire.
Nel tentativo di guardare sempre con ottimismo al futuro del tennis italiano, la nostra storia di oggi non può che essere quella di Salvatore "Salvo" Caruso, da Avola, 25 anni appena compiuti, per la prima volta in carriera in un tabellone di Slam dopo aver superato le qualificazioni grazie alle vittorie su Mavericks Banes, Norbert Gombos e Mathias Bourgue. Numero 210 del ranking ATP, il siciliano è stato a un passo dall'ottenere il risultato clamoroso: il passaggio del turno ai danni del tunisino Marek Jaziri, 34 anni la prossima settimana, che ha alle spalle una lunghissima carriera nei circuiti Future e Challengers e nelle ultime stagioni ha ottenuto buoni risultati anche nei tornei maggiori ATP, comprese due terzi turni a Melbourne (2015 e 2017).
Il combattutissimo duello dello stretto di Sicilia ha tenuto svegli fino a tardi gli addetti al campo 14, dopo che le luci degli altri impianti erano già tutte spenge. Il match è durato 4 ore e 3 minuti ed è stato segnato dall'incertezza fino al quarto set. Il risultato finale (6-7 3-6 6-3 7-5 6-3) ha premiato la maggiore esperienza di Jaziri, abituato a giocare al meglio dei cinque set. Salvo però merita d'essere seguito da vicino nel corso del 2018. Irrobustito fisicamente e solido psicologicamente, ha gestito con sicurezza i primi due set grazie al rovescio a due mani, che è il suo colpo migliore, e alla naturale predisposizione per le superfici veloci. Ha invece patito più del dovuto, via via che la partita andava per le lunghe, la debolezza del servizio, che deve migliorare.
Domani tocca ad altri cinque italiani - oggi Andreas Seppi ha passato il turno ai danni di Corentin Moutet in quattro set, mentre Paolo Lorenzi è stato sconfitto da Damir Dzumhur in cinque set - cercare di raccontare qualche bella storia: Camila Giorgi, Fabio Fognini, Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini e Thomas Fabbiano. A quest'ultimo è toccato in sorte Sascha Zverev, che significa scendere in campo nella Rod Laver Arena. Il pugliese dovrà quindi controllare soprattutto le proprie emozioni, perché non capita spesso un match in uno dei templi del tennis globale.
Nei primi turni di ogni Slam, come gli Australian Open cominciati oggi, ci sarebbero molte storie da raccontare. Come quelle delle due più anziane in tabellone a Melbourne, le classi 1980 Francesca Schiavone, 23 giugno, e Venus Williams, 17 giugno, eliminate in sequenza sul campo principale, la Rod Laver Arena, in apertura di giornata da due ragazze di grandi ambizioni, la lettone Jelena Ostapenko, attuale numero 7 WTA, 17 anni meno della milanese (6-1 6-4), e la svizzera Belinda Bencic, numero 7 WTA un anno fa, di altrettanti anni più giovane dell'americana (6-3 7-5). O la storia della vincitrice a New York dell'ultimo major, Sloane Stephens, nata a Plantation in Florida 25 anni fa, 13 WTA, messa fuori dal main draw da una veterana cinese, Zhang Shuai, classe 1989, che a Melbourne due anni fa sconfisse Simona Halep e poi si spinse fino ai quarti di finale.
Gli americani hanno subito oggi, nel complesso, l'esordio forse più negativo del decennio, con le contemporanee uscite di scena di Coco Wandeweghe (che le ha buscate dall'ungherese Timea Babos, 7-6 6-3), John Isner (6-4 3-6 6-3 6-3 per l'australiano Matthew Ebden), Cici Bellis (6-7 6-4 6-2 per l'olandese Kiki Bertens) e Jack Sock (6-1 7-6 5-7 6-3 per il giapponese Yuichi Sugita). Più altre eliminazioni minori. Anche questa sarebbe una vicenda, seppure collettiva, da approfondire.
Nel tentativo di guardare sempre con ottimismo al futuro del tennis italiano, la nostra storia di oggi non può che essere quella di Salvatore "Salvo" Caruso, da Avola, 25 anni appena compiuti, per la prima volta in carriera in un tabellone di Slam dopo aver superato le qualificazioni grazie alle vittorie su Mavericks Banes, Norbert Gombos e Mathias Bourgue. Numero 210 del ranking ATP, il siciliano è stato a un passo dall'ottenere il risultato clamoroso: il passaggio del turno ai danni del tunisino Marek Jaziri, 34 anni la prossima settimana, che ha alle spalle una lunghissima carriera nei circuiti Future e Challengers e nelle ultime stagioni ha ottenuto buoni risultati anche nei tornei maggiori ATP, comprese due terzi turni a Melbourne (2015 e 2017).
Il combattutissimo duello dello stretto di Sicilia ha tenuto svegli fino a tardi gli addetti al campo 14, dopo che le luci degli altri impianti erano già tutte spenge. Il match è durato 4 ore e 3 minuti ed è stato segnato dall'incertezza fino al quarto set. Il risultato finale (6-7 3-6 6-3 7-5 6-3) ha premiato la maggiore esperienza di Jaziri, abituato a giocare al meglio dei cinque set. Salvo però merita d'essere seguito da vicino nel corso del 2018. Irrobustito fisicamente e solido psicologicamente, ha gestito con sicurezza i primi due set grazie al rovescio a due mani, che è il suo colpo migliore, e alla naturale predisposizione per le superfici veloci. Ha invece patito più del dovuto, via via che la partita andava per le lunghe, la debolezza del servizio, che deve migliorare.
Domani tocca ad altri cinque italiani - oggi Andreas Seppi ha passato il turno ai danni di Corentin Moutet in quattro set, mentre Paolo Lorenzi è stato sconfitto da Damir Dzumhur in cinque set - cercare di raccontare qualche bella storia: Camila Giorgi, Fabio Fognini, Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini e Thomas Fabbiano. A quest'ultimo è toccato in sorte Sascha Zverev, che significa scendere in campo nella Rod Laver Arena. Il pugliese dovrà quindi controllare soprattutto le proprie emozioni, perché non capita spesso un match in uno dei templi del tennis globale.