Dove tutti fallirono, compresi coach e psicologi, forse sta ottenendo risultati positivi il Grand Slam Board, il tribunale dei quattro maggiori tornei. Con equilibrio e intelligenza, in ottobre i giudici hanno pesantemente sanzionato Fabio Fognini per gli insulti sessisti a una giudice di linea degli UsOpen, condizionando però l'esecuzione della sentenza (96mila dollari di multa ed esclusione da due Slam) al suo comportamento fino al 2020. A quella data, a meno che ricaschi in eccessi verbali e gestuali, al numero 1 d'Italia basterà aver versato 48 mila dollari, la metà della cifra stabilita, per tornare un tennista "libero".
Per ora, a Melbourne, Fognini sembra un altro: non contesta l'arbitro, lascia stare i giudici di linea, non se la prende con il pubblico e nemmeno con il suo angolo. Nel secondo turno che sul campo numero 7 l'ha visto opposto al russo Evgeny Donskoy, 27 anni, ATP 72, il numero 1 d'Italia ha giocato male nel primo set senza tuttavia dare colpe agli altri, poi ha condotto a piacimento le danze sfruttando al meglio i break a favore nel secondo e terzo set. È infine dilagato nel quarto (2-6 6-3 6-4 6-1 in due ore e 23 minuti). Poiché al prossimo turno troverà il francese Julien Benneteau, classe 1981, che a sorpresa ha eliminato la testa di serie numero 7 David Goffin, Fognini ha buone possibilità di raggiungere gli ottavi di finale, come nel 2014.
Dei tre italiani in cottura oggi (39 gradi all'ombra) sull'hard dei campi del Melbourne Park s'intuisce la condivisa ricerca della serenità agonistica. Che da sempre è una tormentata conquista quotidiana per Fognini e Camila Giorgi. A sorpresa, invece, il più agitato appare Lorenzo Sonego, che nel primo turno aveva colpito un po' tutti per la tranquillità con la quale aveva tenuto a bada Robin Haase. Opposto a uno dei più tecnicamente attrezzati giocatori del circuito, Richard Gasquet, il ragazzo non riesce a trovare la giusta misura. Forza e sbaglia troppo, prendendosela con sè stesso seppure con sabauda moderazione. Il francese, che in carriera ne ha viste tante, non fa nulla di più del necessario, limitandosi a evitare che l'italiano ritrovi sicurezza. Con pazienza attende gli errori dell'avversario, che superano in quantità i pur frequenti pregevoli vincenti. Il 6-2 6-2 6-3 finale descrive puntualmente quanto mostrato in campo.
Camila Giorgi conferma solo in parte quanto di buono s'era detto e scritto di lei nelle ultime settimane, soprattutto quando a Sydney soltanto la risorgente Angelique Kerber, vincitrice qui due anni fa, era riuscita a fermarla in semifinale, dov'era approdata battendo Agnieszka Radwanska, già numero 2 WTA. L'avversaria di oggi è di quelle più ostiche, Ashleigh Barty, WTA 2, quasi 22 anni, amatissima dal pubblico dell'Arthur Ashe Arena perché australiana di nascita, mica importata dalla Russia come Daria Gavrilova e Arina Rodionova. Abituata a dare il meglio contro le top player, Giorgi, da oggi intorno alla sessantesima posizione nel ranking mondiale, si prende il primo set grazie all'insistenza nel tenere la guida del gioco. Nel secondo set recupera rocambolescamente il break che aveva portato Barty a servire sul 5-3 e raggiungere la terza frazione. Ma l'australiana, che nei momenti decisivi sembra una veterana, replica un game di risposta vincente. L'equilibrio si spezza irrimediabilmente, forse anche perché Camila si ritrova qualche guaio muscolare. Il terzo set è una passeggiata per l'australiana, che chiude sul 5-7 6-4 6-1 in due ore e 2 minuti.
In una sorta d'irrinunciabile déjà vu, al terzo turno del major australe approdano dunque due italiani, il quasi trentaquattrenne Andreas Seppi (in campo domani intorno alle 14 di Melbourne, quando la temperatura sarà ancora più alta di oggi, contro Ivo Karlovic, che di anni ne avrà 39 tra un mese) e il prossimo trentunenne Fognini (che, come detto, se la vedrà con un trentasettenne). Per fortuna il tennis è ancora un gioco per vecchi.
Per ora, a Melbourne, Fognini sembra un altro: non contesta l'arbitro, lascia stare i giudici di linea, non se la prende con il pubblico e nemmeno con il suo angolo. Nel secondo turno che sul campo numero 7 l'ha visto opposto al russo Evgeny Donskoy, 27 anni, ATP 72, il numero 1 d'Italia ha giocato male nel primo set senza tuttavia dare colpe agli altri, poi ha condotto a piacimento le danze sfruttando al meglio i break a favore nel secondo e terzo set. È infine dilagato nel quarto (2-6 6-3 6-4 6-1 in due ore e 23 minuti). Poiché al prossimo turno troverà il francese Julien Benneteau, classe 1981, che a sorpresa ha eliminato la testa di serie numero 7 David Goffin, Fognini ha buone possibilità di raggiungere gli ottavi di finale, come nel 2014.
Dei tre italiani in cottura oggi (39 gradi all'ombra) sull'hard dei campi del Melbourne Park s'intuisce la condivisa ricerca della serenità agonistica. Che da sempre è una tormentata conquista quotidiana per Fognini e Camila Giorgi. A sorpresa, invece, il più agitato appare Lorenzo Sonego, che nel primo turno aveva colpito un po' tutti per la tranquillità con la quale aveva tenuto a bada Robin Haase. Opposto a uno dei più tecnicamente attrezzati giocatori del circuito, Richard Gasquet, il ragazzo non riesce a trovare la giusta misura. Forza e sbaglia troppo, prendendosela con sè stesso seppure con sabauda moderazione. Il francese, che in carriera ne ha viste tante, non fa nulla di più del necessario, limitandosi a evitare che l'italiano ritrovi sicurezza. Con pazienza attende gli errori dell'avversario, che superano in quantità i pur frequenti pregevoli vincenti. Il 6-2 6-2 6-3 finale descrive puntualmente quanto mostrato in campo.
Camila Giorgi conferma solo in parte quanto di buono s'era detto e scritto di lei nelle ultime settimane, soprattutto quando a Sydney soltanto la risorgente Angelique Kerber, vincitrice qui due anni fa, era riuscita a fermarla in semifinale, dov'era approdata battendo Agnieszka Radwanska, già numero 2 WTA. L'avversaria di oggi è di quelle più ostiche, Ashleigh Barty, WTA 2, quasi 22 anni, amatissima dal pubblico dell'Arthur Ashe Arena perché australiana di nascita, mica importata dalla Russia come Daria Gavrilova e Arina Rodionova. Abituata a dare il meglio contro le top player, Giorgi, da oggi intorno alla sessantesima posizione nel ranking mondiale, si prende il primo set grazie all'insistenza nel tenere la guida del gioco. Nel secondo set recupera rocambolescamente il break che aveva portato Barty a servire sul 5-3 e raggiungere la terza frazione. Ma l'australiana, che nei momenti decisivi sembra una veterana, replica un game di risposta vincente. L'equilibrio si spezza irrimediabilmente, forse anche perché Camila si ritrova qualche guaio muscolare. Il terzo set è una passeggiata per l'australiana, che chiude sul 5-7 6-4 6-1 in due ore e 2 minuti.
In una sorta d'irrinunciabile déjà vu, al terzo turno del major australe approdano dunque due italiani, il quasi trentaquattrenne Andreas Seppi (in campo domani intorno alle 14 di Melbourne, quando la temperatura sarà ancora più alta di oggi, contro Ivo Karlovic, che di anni ne avrà 39 tra un mese) e il prossimo trentunenne Fognini (che, come detto, se la vedrà con un trentasettenne). Per fortuna il tennis è ancora un gioco per vecchi.