Se state leggendo questo articolo, probabilmente vi hanno già detto che non capitava dal 1976 di trovare due italiani negli ottavi dello stesso Slam. Gli ultimi a riuscire nell'impresa erano stati, al Roland Garros, Adriano Panatta, poi trionfatore del torneo (in finale rifilò un netto 6-1 6-4 4-6 7-6 all'americano Harold Salomon), e Corrado Barazzutti, attuale CT azzurro, che fu sconfitto dall'argentino Guillermo Vilas (6-2 6-2 6-3) e si fermò lì.
Un precedente beneaugurante per Andreas Seppi e Fabio Fognini, i giocatori più rappresentativi del nostro tennis negli ultimi tre lustri: come ha detto di recente il sudtirolese, verrà il giorno in cui gli appassionati e persino i più acidi cronisti "rimpiangeranno i tempi in cui c'era gente forte come noi". Ha ragione, perché "è roba", come s'usa dire, la presenza di due italiani tra i sedici più forti al mondo: tanti quanti i rappresentanti della superpotenza Spagna (Nadal e Carreno Busta) e più di quelli di Svizzera (Federer), Serbia (Djokovic), Croazia (Cilic), Bulgaria (Dimitrov), Repubblica Ceca (Berdych, che lunedì se la vedrà con Fabio), Argentina (Schwartzman), Austria (Thiem), Australia (Kyrgios), Gran Bretagna (Edmund, avversario domani di Seppi), Stati Uniti (Sandgren), Corea (Chung) e Ungheria (Fucsovics)
Ha faticato tuttavia un po' più del dovuto Fognini ad aver ragione di Julien Benneteau, classe 1981 come Roger Federer, professionista dal 2000, numero 57 del ranking ATP, che anni fa avevo stupidamente dato per finito osservandolo ciondolare sbuffando sul rosso del Pietrangeli agli Internazionali: stava invece per entrare nella fase più ricca di soddisfazioni della carriera, quasi tutte arrivate dopo i trent'anni. Anche se privo di vittorie nei tornei ATP, dal 2012 il francese ha disputato cinque finali, battuto Top Ten come Federer, Wawrinka e Tsonga, conquistato nel 2014 lo Slam di casa, a Parigi, in coppia con Edouard Roger Vasselin, al fianco del quale nel 2016 ha disputato la finale di Wimbledon.
Dal punto di vista del ligure, il match - che è durato tre ore esatte - ha avuto quattro tempi: un primo set sotto tono se non addirittura di confusione (3-6), un secondo e terzo set in totale controllo (6-2 6-1), un quarto set di distrazione (4-6), un quinto set condotto quasi in scioltezza (6-3). Personalmente non ho mai dubitato che Fognini potesse fallire l'obiettivo del quarto turno degli Australian Open, tanto era palese la superiorità del suo gioco. Ho temuto un crollo nervoso solo nel quinto set, quando, avanti 4-3, un warning ha sanzionato un suo presunto comportamento irridente nei confronti di un giudice di linea, che io non ho riscontrato. (Va segnalato, per non essere faziosi e sempre prevenuti nei confronti di Fabio, che a Melbourne l'atteggiamento degli arbitri risulta troppo severo, di certo su indicazione di ITF dopo la condanna subita dal nostro numero 1 per gli eccessi verbali agli UsOpen, sospesa in cambio dell'impegno a non superare più i limiti della decenza. Parimenti, non si può nascondere che il plateale gesto di "ti faccio un culo così", indirizzato a chissà chi subito dopo la conclusione degli scambi, è di quelli di cui ITF terrà l'elenco).
Invece, dall'infortunio regolamentare è uscito quasi rinfrancato, come di solito non gli accade. In attesa di Berdych, il signor Pennetta può godersi l'avvicinamento alla quota Top Twenty, che raggiungerebbe con il passaggio ai quarti di finale. Avendolo visto dominare le ATP Finals Next Gen, non mi ha stupito l'impresa di Hyeon Chung. Il coreano ha oggi messo alle corde e poi umiliato Sascha Zverev, numero 4 del ranking mondiale, che in novembre aveva disertato Milano per partecipare alle ATP Finals "senior" di Londra in qualità di Top Eight della classifica stagionale. Chung, che ha poco più di 21 anni, ha raggiunto una maturità tecnica e atletica che il suo atteggiamento in campo, sempre sereno e corretto (al contrario Zverev, nervoso, è apparso spesso inutilmente rivendicativo), aiuta a esaltare. Il tedesco, che i 21 anni li compirà il 20 aprile, deve crescere soprattutto in termini di umiltà per riuscire a sfruttare a livello di Slam le eccezionali qualità garantitegli dalla genetica e dalla scuola familiare.
Ho seguito solo l'ultimo set del match (5-7 7-6 2-6 6-3 6-0), che era programmato in contemporanea a quello di Fognini, dunque il mio giudizio è condizionato dalla parzialità dell'analisi. Chung ha azzerato il tedesco, senza mai strafare, grazie all'alta qualità media dei colpi, che pure non risultano mai eccezionali. Il suo, parafrasando il linguaggio legale, è un efficace combinato disposto tecnico e attitudinale. Incassata oggi la prima vittoria contro un Top Ten, la controprova della crescita di Hyeon è attesa per lunedì, nel match con il sempre più rinfrancato Novak Djokovic, che ha regolato in comodi tre set lo spagnolo (o bisogna dire catalano?) Albert Ramos-Vinolas.
Un precedente beneaugurante per Andreas Seppi e Fabio Fognini, i giocatori più rappresentativi del nostro tennis negli ultimi tre lustri: come ha detto di recente il sudtirolese, verrà il giorno in cui gli appassionati e persino i più acidi cronisti "rimpiangeranno i tempi in cui c'era gente forte come noi". Ha ragione, perché "è roba", come s'usa dire, la presenza di due italiani tra i sedici più forti al mondo: tanti quanti i rappresentanti della superpotenza Spagna (Nadal e Carreno Busta) e più di quelli di Svizzera (Federer), Serbia (Djokovic), Croazia (Cilic), Bulgaria (Dimitrov), Repubblica Ceca (Berdych, che lunedì se la vedrà con Fabio), Argentina (Schwartzman), Austria (Thiem), Australia (Kyrgios), Gran Bretagna (Edmund, avversario domani di Seppi), Stati Uniti (Sandgren), Corea (Chung) e Ungheria (Fucsovics)
Ha faticato tuttavia un po' più del dovuto Fognini ad aver ragione di Julien Benneteau, classe 1981 come Roger Federer, professionista dal 2000, numero 57 del ranking ATP, che anni fa avevo stupidamente dato per finito osservandolo ciondolare sbuffando sul rosso del Pietrangeli agli Internazionali: stava invece per entrare nella fase più ricca di soddisfazioni della carriera, quasi tutte arrivate dopo i trent'anni. Anche se privo di vittorie nei tornei ATP, dal 2012 il francese ha disputato cinque finali, battuto Top Ten come Federer, Wawrinka e Tsonga, conquistato nel 2014 lo Slam di casa, a Parigi, in coppia con Edouard Roger Vasselin, al fianco del quale nel 2016 ha disputato la finale di Wimbledon.
Dal punto di vista del ligure, il match - che è durato tre ore esatte - ha avuto quattro tempi: un primo set sotto tono se non addirittura di confusione (3-6), un secondo e terzo set in totale controllo (6-2 6-1), un quarto set di distrazione (4-6), un quinto set condotto quasi in scioltezza (6-3). Personalmente non ho mai dubitato che Fognini potesse fallire l'obiettivo del quarto turno degli Australian Open, tanto era palese la superiorità del suo gioco. Ho temuto un crollo nervoso solo nel quinto set, quando, avanti 4-3, un warning ha sanzionato un suo presunto comportamento irridente nei confronti di un giudice di linea, che io non ho riscontrato. (Va segnalato, per non essere faziosi e sempre prevenuti nei confronti di Fabio, che a Melbourne l'atteggiamento degli arbitri risulta troppo severo, di certo su indicazione di ITF dopo la condanna subita dal nostro numero 1 per gli eccessi verbali agli UsOpen, sospesa in cambio dell'impegno a non superare più i limiti della decenza. Parimenti, non si può nascondere che il plateale gesto di "ti faccio un culo così", indirizzato a chissà chi subito dopo la conclusione degli scambi, è di quelli di cui ITF terrà l'elenco).
Invece, dall'infortunio regolamentare è uscito quasi rinfrancato, come di solito non gli accade. In attesa di Berdych, il signor Pennetta può godersi l'avvicinamento alla quota Top Twenty, che raggiungerebbe con il passaggio ai quarti di finale. Avendolo visto dominare le ATP Finals Next Gen, non mi ha stupito l'impresa di Hyeon Chung. Il coreano ha oggi messo alle corde e poi umiliato Sascha Zverev, numero 4 del ranking mondiale, che in novembre aveva disertato Milano per partecipare alle ATP Finals "senior" di Londra in qualità di Top Eight della classifica stagionale. Chung, che ha poco più di 21 anni, ha raggiunto una maturità tecnica e atletica che il suo atteggiamento in campo, sempre sereno e corretto (al contrario Zverev, nervoso, è apparso spesso inutilmente rivendicativo), aiuta a esaltare. Il tedesco, che i 21 anni li compirà il 20 aprile, deve crescere soprattutto in termini di umiltà per riuscire a sfruttare a livello di Slam le eccezionali qualità garantitegli dalla genetica e dalla scuola familiare.
Ho seguito solo l'ultimo set del match (5-7 7-6 2-6 6-3 6-0), che era programmato in contemporanea a quello di Fognini, dunque il mio giudizio è condizionato dalla parzialità dell'analisi. Chung ha azzerato il tedesco, senza mai strafare, grazie all'alta qualità media dei colpi, che pure non risultano mai eccezionali. Il suo, parafrasando il linguaggio legale, è un efficace combinato disposto tecnico e attitudinale. Incassata oggi la prima vittoria contro un Top Ten, la controprova della crescita di Hyeon è attesa per lunedì, nel match con il sempre più rinfrancato Novak Djokovic, che ha regolato in comodi tre set lo spagnolo (o bisogna dire catalano?) Albert Ramos-Vinolas.