Così consigliava il sito ufficiale degli Australian Open al concreto spettatore medio della Hisense Arena e all'indefinito televisivo globale: "Tutto quello che devi sapere di Seppi è che ha un rovescio di livello mondiale. E che è una roccia". Altrettanto definitivo il giudizio su Edmund: "Di Kyle ti basti ricordare che ama il dritto, soprattutto quando piazza saldamente i piedi dentro il campo di gioco". Date le premesse, la previsione dell'anonimo redattore era che tra l'italiano classe 1984, numero 76 al mondo, e il sudafricano classe 1995 arrivato con mamma e papà nell'East Yorkshire da bambino, fino a oggi ATP 59, l'equilibrio sarebbe stato quasi perfetto. Tanto da sbilanciarsi a favore di una vittoria di misura del numero 2 britannico al quinto set.
L'equilibrio, invece, è durato parecchio meno, fino al 5 pari del secondo set, quando Edmund ha preso ad accelerare sia il rovescio sia il dritto - micidiale, quest'ultimo, nella versione lungolinea - pareggiando con un tachicardico 7-5 il conto dei parziali (Andreas si era aggiudicato il primo set per 6-7). Il rapido filotto di cinque game consecutivi ha consentito a Kyle di conquistare il terzo set in scioltezza (6-2). Fino al 4-3 del quarto set Seppi ha evitato che l'avversario prendesse il largo ma poi ha ceduto il controllo degli scambi, nonostante alcuni preziosismi di rovescio. Il 6-3 finale è arrivato dopo due ore e 57 minuti.
Che il tennis di Edmund fosse di difficile interpretazione per Seppi era risultato evidente già due anni fa ad Anversa, quando fu sconfitto per 6-3 6-4 nei quarti di finale della prima edizione degli European Open. La propensione a cercare vincenti a ripetizione (le statistiche ne hanno contati 63, di cui 26 dritti, contro 42) anziché tenere a lungo lo scambio è caratteristica che infastidisce il sudtirolese: in questi casi può solo sperare che si alzi il tasso di errore dell'avversario. Cosa che oggi non è accaduta. In più, Edmund s'è dimostrato più efficace al servizio, sommando 25 ace contro 12, e nella trasformazione delle occasioni di break, con 5 su 15 (pari al 33%) contro 1 su 6 (17%). Insomma, i numeri confermano il netto predominio del giovane britannico, che vede vicino il momento del sorpasso ai danni di Murray nel ranking ATP: lo scozzese, che non si sa quando tornerà nel circuito, è a quota 20, mentre Edmund sarà ufficialmente da domattina il numero 35 al mondo.
Edmund rappresenta la continuità che il tennis d'Oltremanica temeva di non poter assicurare nel caso di prematuro tramonto della superstar Andy a causa degli acciacchi alla schiena, di difficile soluzione. Fredrik Rosengren, l'ultimo di una sfilza di coach presi e lasciati rapidamente, sembra quello giusto per il rosso di pelo che già da junior aveva fatto parlare di sé vincendo i titoli di doppio a Flushing Meadows nel 2012 e al Roland Garros l'anno successivo. Ancora digiuno di titoli ATP, il ragazzo si sta comunque dimostrando adatto agli Slam, avendo raggiunto l'anno scorso il terzo turno di Parigi e due anni fa il quarto a New York. Bisogna solo dargli tempo.
Seppi era invece reduce da un anno tennisticamente poco fortunato. Ha ritrovato la forma e la sicurezza in questo avvio di stagione in Australia, prima vincendo il Challenger di Canberra e poi superando tre turni al Melbourne Park. Nello Slam australiano ha via via eliminato Moutet, ATP 155, Nishioka, 168, e Karlovic, 89: avrebbe meritato di conquistare il primo quarto di finale di Slam, quasi fosse un premio alla carriera. Ci riproverà.
Non ho visto la faticaccia alla quale è stato costretto il numero 1 mondiale Rafael Nadal dal piccolo (e automaticante simpaticissimo, almeno per me) argentino Diego Schwartzman, ATP 26. Il match, che pure non è arrivato al quinto set e ha avuto in tutto soltanto quaranta game (6-3 6-7 6-3 6-3), dev'essere stato durissimo, a dar retta alle cronache. Allo spagnolo fa comunque bene risentire l'odore della battaglia dopo la lunga sosta invernale e in vista dell'accesso alla semifinale da contendere martedì al croato Martin Cilic, oggi vincitore in quattro set sullo spagnolo Pablo Carreno Busta (6-7 6-3 7-6 7-6).
L'equilibrio, invece, è durato parecchio meno, fino al 5 pari del secondo set, quando Edmund ha preso ad accelerare sia il rovescio sia il dritto - micidiale, quest'ultimo, nella versione lungolinea - pareggiando con un tachicardico 7-5 il conto dei parziali (Andreas si era aggiudicato il primo set per 6-7). Il rapido filotto di cinque game consecutivi ha consentito a Kyle di conquistare il terzo set in scioltezza (6-2). Fino al 4-3 del quarto set Seppi ha evitato che l'avversario prendesse il largo ma poi ha ceduto il controllo degli scambi, nonostante alcuni preziosismi di rovescio. Il 6-3 finale è arrivato dopo due ore e 57 minuti.
Che il tennis di Edmund fosse di difficile interpretazione per Seppi era risultato evidente già due anni fa ad Anversa, quando fu sconfitto per 6-3 6-4 nei quarti di finale della prima edizione degli European Open. La propensione a cercare vincenti a ripetizione (le statistiche ne hanno contati 63, di cui 26 dritti, contro 42) anziché tenere a lungo lo scambio è caratteristica che infastidisce il sudtirolese: in questi casi può solo sperare che si alzi il tasso di errore dell'avversario. Cosa che oggi non è accaduta. In più, Edmund s'è dimostrato più efficace al servizio, sommando 25 ace contro 12, e nella trasformazione delle occasioni di break, con 5 su 15 (pari al 33%) contro 1 su 6 (17%). Insomma, i numeri confermano il netto predominio del giovane britannico, che vede vicino il momento del sorpasso ai danni di Murray nel ranking ATP: lo scozzese, che non si sa quando tornerà nel circuito, è a quota 20, mentre Edmund sarà ufficialmente da domattina il numero 35 al mondo.
Edmund rappresenta la continuità che il tennis d'Oltremanica temeva di non poter assicurare nel caso di prematuro tramonto della superstar Andy a causa degli acciacchi alla schiena, di difficile soluzione. Fredrik Rosengren, l'ultimo di una sfilza di coach presi e lasciati rapidamente, sembra quello giusto per il rosso di pelo che già da junior aveva fatto parlare di sé vincendo i titoli di doppio a Flushing Meadows nel 2012 e al Roland Garros l'anno successivo. Ancora digiuno di titoli ATP, il ragazzo si sta comunque dimostrando adatto agli Slam, avendo raggiunto l'anno scorso il terzo turno di Parigi e due anni fa il quarto a New York. Bisogna solo dargli tempo.
Seppi era invece reduce da un anno tennisticamente poco fortunato. Ha ritrovato la forma e la sicurezza in questo avvio di stagione in Australia, prima vincendo il Challenger di Canberra e poi superando tre turni al Melbourne Park. Nello Slam australiano ha via via eliminato Moutet, ATP 155, Nishioka, 168, e Karlovic, 89: avrebbe meritato di conquistare il primo quarto di finale di Slam, quasi fosse un premio alla carriera. Ci riproverà.
Non ho visto la faticaccia alla quale è stato costretto il numero 1 mondiale Rafael Nadal dal piccolo (e automaticante simpaticissimo, almeno per me) argentino Diego Schwartzman, ATP 26. Il match, che pure non è arrivato al quinto set e ha avuto in tutto soltanto quaranta game (6-3 6-7 6-3 6-3), dev'essere stato durissimo, a dar retta alle cronache. Allo spagnolo fa comunque bene risentire l'odore della battaglia dopo la lunga sosta invernale e in vista dell'accesso alla semifinale da contendere martedì al croato Martin Cilic, oggi vincitore in quattro set sullo spagnolo Pablo Carreno Busta (6-7 6-3 7-6 7-6).