L'assalto congiunto ai simboli dell'establishment del tennis è scattato in due fasi, nel pomeriggio e in serata, nella Rod Laver Arena e nella Hisense Arena. Maron Fucsovics, classe 1992, Hyeon Chung, 1996, e Tennys Sandgren, 1991, hanno tentato il colpo di stato ai danni di Roger Federer, Novak Djokovic, entrambi recenti numero 1 al mondo, e Dominic Thiem, testa di serie numero 5 degli Australian Open. Ce l'hanno fatta, nonostante il primo assaltatore, ungherese, abbia fallito il proprio obiettivo. Il blitz decisivo, l'ultimo, è stato sferrato nella tarda serata di Melbourne dall'unico davvero noto dei tre congiurati, Hyeon Chung, già mattatore delle Next Gen Finals di Milano. Il coreano ha approfittato delle condizioni ancora imperfette di Novak Djokovic, al rientro dopo sei mesi di sosta per il gomito malandato, e l'ha buttato fuori negli ottavi di finale dello Slam degli antipodi in tre set devastanti che si sono presi 3 ore e 21 minuti: 7-6 7-5 7-6.
Lotta durissima, che ha visto Hyeon sfoggiare la stessa determinazione che aveva segnato la sua prestazione alla Fiera di Rho e, due giorni fa, quella con Alexander Zverev. Senza alcun dubbio, è nata una stella, un protagonista assoluto del prossimo decennio se saprà manutenere le qualità più evidenti, la debordante fisicità e la freddezza nei momenti che definiscono l'esito di un match. Hyeon Chung ha confermato quanto aveva mostrato, tra lo scetticismo di chi puntava su Denis Shapovalov e Andrej Rublev, all'inizio di novembre a Milano: fisicamente esplosivo e tecnicamente dotato, è in grado di mettere in difficoltà qualsiasi avversario, a cominciare dai Top Ten che anzi lo esaltano, grazie a una totale indifferenza alle pressioni ambientali.
Anche il secondo attacco al potere costituito è andato a segno. A condurlo il ragazzo con il nome più evocativo del circuito, Tennys, e un recente passato di Challenger e Futures (ne ha vinti quattordici). In precedenza, s'era segnalato per i buoni risultati a livello universitario. Al suo primo Slam, il giugno scorso a Parigi, Sandgren non aveva superato il primo turno, battuto da Mickhail Kukushkin. Idem a Flushing Meadows in settembre, dove gli era toccato Marin Cilic, poi finalista. Inattesi, nell'ultima settimana, gli exploit a Melbourne (dov'è entrato in tabellone come numero 97 al mondo) con i successi, prima di oggi, su Jeremy Chardy, Stan Wawrinka e Maximilian Marterer. Dominic Thiem, che è di due anni più giovane di Sandgren ma va considerato a ogni effetto un veterano del circuito che conta, ha patito come spesso gli accade la superficie sintetica, mentre l'americano del Tennessee ha espresso in piena libertà il suo gioco molto esplosivo: 6-2 4-6 7-6 6-7 6-3 è il risultato che esclude dai quarti di finale l'austriaco, in trepida attesa della stagione sulla terra rossa. Mentre Tennys s'attrezza al match contro il complice di oggi, Chung.
Per me Fucsovics, il terzo assaltatore di un lunedì storico, è quasi una vecchia conoscenza. Quando, il lunedì di Pasqua del 2009, lo vidi prenderle di santa ragione dal faentino Federico Gaio pensai che, così altero e narciso, sembrasse più l'allievo ufficiale della Theresianische Militärakademie che l'aspirante a una buona carriera nel circuito ATP. Sensazione opposta rispetto a quella di undici anni prima sullo stesso campo 3: allora Roger Federer vinse il Torneo Internazionale Giovanile battendo in finale Filippo Volandri e chiunque stesse come me sul gradoni delle Cascine pensò che quel ragazzo del 1981 avrebbe fatto molta strada. Avevamo visto giusto la prima volta, ci sbagliavamo la successiva. Infatti, Fucsovics raggiunse nel 2010 la semifinale agli Australian Open junior e trionfò a Wimbledon junior, confermandosi il numero 1 della sua generazione. Diventato professionista, difficoltà e infortuni hanno tardato la maturazione dell'attuale numero 62 al mondo, che in carriera ha vinto in tutto quattro Challenger, tra i quali Andria 2013 e Vicenza 2017. La svolta è arrivata l'anno scorso, con la qualificazione dell'Ungheria al World Group di Davis ai danni della Russia grazie al suo contributo decisivo. Oggi, nell'ottavo di finale di Melbourne nella Rod Laver Arena, il ragazzo non ha sfigurato, confrontandosi alla pari per due set con lo svizzero numero 2 del ranking ATP (6-4 7-6 6-2).
Non era un assalto senza precedenti in archivio bensì soltanto il quinto duello in carriera quello tra Fabio Fognini e Tomas Berdych, quarto match degli ottavi di finale in programma al Melbourne Park. Sapete com'è finita: nel secondo e terzo set il ligure ha combattuto come talvolta fa, cioè al meglio; il ceco ha tenuto alto il livello del gioco come non gli era mai riuscito nella stagione scorsa. Il risultato - 61 6-4 6-4 - non deve deprimere il numero 1 azzurro, che adesso deve concentrarsi sull'appuntamento di Davis d'inizio febbraio in Giappone.
Lotta durissima, che ha visto Hyeon sfoggiare la stessa determinazione che aveva segnato la sua prestazione alla Fiera di Rho e, due giorni fa, quella con Alexander Zverev. Senza alcun dubbio, è nata una stella, un protagonista assoluto del prossimo decennio se saprà manutenere le qualità più evidenti, la debordante fisicità e la freddezza nei momenti che definiscono l'esito di un match. Hyeon Chung ha confermato quanto aveva mostrato, tra lo scetticismo di chi puntava su Denis Shapovalov e Andrej Rublev, all'inizio di novembre a Milano: fisicamente esplosivo e tecnicamente dotato, è in grado di mettere in difficoltà qualsiasi avversario, a cominciare dai Top Ten che anzi lo esaltano, grazie a una totale indifferenza alle pressioni ambientali.
Anche il secondo attacco al potere costituito è andato a segno. A condurlo il ragazzo con il nome più evocativo del circuito, Tennys, e un recente passato di Challenger e Futures (ne ha vinti quattordici). In precedenza, s'era segnalato per i buoni risultati a livello universitario. Al suo primo Slam, il giugno scorso a Parigi, Sandgren non aveva superato il primo turno, battuto da Mickhail Kukushkin. Idem a Flushing Meadows in settembre, dove gli era toccato Marin Cilic, poi finalista. Inattesi, nell'ultima settimana, gli exploit a Melbourne (dov'è entrato in tabellone come numero 97 al mondo) con i successi, prima di oggi, su Jeremy Chardy, Stan Wawrinka e Maximilian Marterer. Dominic Thiem, che è di due anni più giovane di Sandgren ma va considerato a ogni effetto un veterano del circuito che conta, ha patito come spesso gli accade la superficie sintetica, mentre l'americano del Tennessee ha espresso in piena libertà il suo gioco molto esplosivo: 6-2 4-6 7-6 6-7 6-3 è il risultato che esclude dai quarti di finale l'austriaco, in trepida attesa della stagione sulla terra rossa. Mentre Tennys s'attrezza al match contro il complice di oggi, Chung.
Per me Fucsovics, il terzo assaltatore di un lunedì storico, è quasi una vecchia conoscenza. Quando, il lunedì di Pasqua del 2009, lo vidi prenderle di santa ragione dal faentino Federico Gaio pensai che, così altero e narciso, sembrasse più l'allievo ufficiale della Theresianische Militärakademie che l'aspirante a una buona carriera nel circuito ATP. Sensazione opposta rispetto a quella di undici anni prima sullo stesso campo 3: allora Roger Federer vinse il Torneo Internazionale Giovanile battendo in finale Filippo Volandri e chiunque stesse come me sul gradoni delle Cascine pensò che quel ragazzo del 1981 avrebbe fatto molta strada. Avevamo visto giusto la prima volta, ci sbagliavamo la successiva. Infatti, Fucsovics raggiunse nel 2010 la semifinale agli Australian Open junior e trionfò a Wimbledon junior, confermandosi il numero 1 della sua generazione. Diventato professionista, difficoltà e infortuni hanno tardato la maturazione dell'attuale numero 62 al mondo, che in carriera ha vinto in tutto quattro Challenger, tra i quali Andria 2013 e Vicenza 2017. La svolta è arrivata l'anno scorso, con la qualificazione dell'Ungheria al World Group di Davis ai danni della Russia grazie al suo contributo decisivo. Oggi, nell'ottavo di finale di Melbourne nella Rod Laver Arena, il ragazzo non ha sfigurato, confrontandosi alla pari per due set con lo svizzero numero 2 del ranking ATP (6-4 7-6 6-2).
Non era un assalto senza precedenti in archivio bensì soltanto il quinto duello in carriera quello tra Fabio Fognini e Tomas Berdych, quarto match degli ottavi di finale in programma al Melbourne Park. Sapete com'è finita: nel secondo e terzo set il ligure ha combattuto come talvolta fa, cioè al meglio; il ceco ha tenuto alto il livello del gioco come non gli era mai riuscito nella stagione scorsa. Il risultato - 61 6-4 6-4 - non deve deprimere il numero 1 azzurro, che adesso deve concentrarsi sull'appuntamento di Davis d'inizio febbraio in Giappone.