Nonostante Andreas Seppi, dopo la sconfitta negli ottavi di finale di Melbourne, avesse avvertito Grigor Dimitrov ("Kyle Edmund serve non fortissimo ma trova sempre gli angoli. E il suo diritto è certamente uno dei migliori del circuito"), il bulgaro non ha saputo trovare le contromisure. Incassata la depressiva eliminazione per mano dell'inglese, che pure aveva battuto a Washington l'anno scorso e a Brisbane a inizio anno, ha detto, esausto: "Oggi a lui è andato tutto per il verso giusto. È difficile nascondere la mia delusione. Fa male, molto male, com'è giusto che sia".
E' questo misto di stupore e amarezza la reazione che, dopo oltre due lustri di certezze, prevale nel gruppo di campioni abituato a spartirsi il bottino degli Slam e dei Masters 1000. Gli Australian Open stanno confermando che Federer, Nadal, Djokovic, Murray, Wawrinka - più Del Potro, Cilic, Ferrer, Berdych, lo stesso Dimitrov e i pochi altri - non sono più in grado di tenere fuori dalla sala del banchetto i giovani che pretendono la loro parte. Kyle Edmund è uno di loro, insieme ai già globalmente noti Nick Kyrgios e Alexander Zverev, al sempre più rampante Hyeon Chung, ad Andrej Rublev e Denis Shapovalov, forse a Marton Fucsovics, Francis Tiafoe e Daniil Medvedev. Le loro non sono più rispettose richieste sotto forma di sfide che somigliavano a sedute d'allenamento: sono fatti concreti, ossia vittorie senza discussioni. Ieri il coreano Chung ha letteralmente annichilito Novak Djokovic, il giocatore al quale ha più volte dichiarato d'ispirarsi. Oggi il ventitreenne di Beverley nello Yorkshire ha fatto lo stesso rifilando al bulgaro numero 3 del ranking ATP un inequivocabile 6-4 3-6 6-3 6-4 in due ore e 49 minuti, che è tempo ragguardevolmente breve per 38 game complessivi.
Unica scusante per Dimitrov, che compirà 27 anni in maggio, la fatica e il dispendio nervoso accumulati nell'ottavo di finale contro Kyrgios. Anche stavolta Kyle, seguito amorevolmente per l'occasione dal mito britannico Tin Henman, ha basato la propria strategia sull'efficacia del servizio e sulla devastante potenza del diritto. Impressionanti la freddezza e la lucidità dimostrate nei momenti decisivi, come quando nel terzo set, avanti per 5-3, è andato a servire sapendo che da quel game poteva dipendere l'esito del match.
In semifinale Edmund troverà Marin Cilic, che nella sessione serale ha sconfitto per ritiro il numero 1 ATP Rafael Nadal al quinto set (3-6 6-3 6-7 6-2 2-0). È la sua seconda vittoria su sette sfide (l'altra fu nel 2009, in semifinale a Pechino, al primo match in carriera contro il maiorchino). È stato un quarto di finale equilibrato, con il croato vincitore degli UsOpen 2014 e finalista l'anno scorso a Wimbledon capace di non perdere mai contatto prima del quarto set, nel corso del quale Nadal ha subito lo strappo all'inguine. Per molti tratti della partita il ventinovenne di Medjugorie, numero 6 al mondo, ha comunque giocato meglio dell'avversario, conducendo gli scambi e rispondendo con eccezionale precisione. Nadal a propria volta ha saputo con pazienza recuperare i frequenti svantaggi costringendo Cilic all'errore. Poi, l'incidente che ha ovviamente lasciato l'amaro in bocca al pubblico della Rod Laver Arena.
A un anno dalla finale all vintage Federer-Nadal, gli Australian Open maschili rischiano, quando mancano due match di quarti e due semifinali, di averne uno senza alcun ex Fab Four e con addirittura due assoluti underdog (Edmund, Chung, Sandberg?) in campo domenica. O, ancora, da Melbourne potrebbe arrivare uno degli ultimi colpi di coda dell'ancien régime, con protagonisti finali Federer, Berdych o Cilic. Comunque sua, il futuro è già qui.
E' questo misto di stupore e amarezza la reazione che, dopo oltre due lustri di certezze, prevale nel gruppo di campioni abituato a spartirsi il bottino degli Slam e dei Masters 1000. Gli Australian Open stanno confermando che Federer, Nadal, Djokovic, Murray, Wawrinka - più Del Potro, Cilic, Ferrer, Berdych, lo stesso Dimitrov e i pochi altri - non sono più in grado di tenere fuori dalla sala del banchetto i giovani che pretendono la loro parte. Kyle Edmund è uno di loro, insieme ai già globalmente noti Nick Kyrgios e Alexander Zverev, al sempre più rampante Hyeon Chung, ad Andrej Rublev e Denis Shapovalov, forse a Marton Fucsovics, Francis Tiafoe e Daniil Medvedev. Le loro non sono più rispettose richieste sotto forma di sfide che somigliavano a sedute d'allenamento: sono fatti concreti, ossia vittorie senza discussioni. Ieri il coreano Chung ha letteralmente annichilito Novak Djokovic, il giocatore al quale ha più volte dichiarato d'ispirarsi. Oggi il ventitreenne di Beverley nello Yorkshire ha fatto lo stesso rifilando al bulgaro numero 3 del ranking ATP un inequivocabile 6-4 3-6 6-3 6-4 in due ore e 49 minuti, che è tempo ragguardevolmente breve per 38 game complessivi.
Unica scusante per Dimitrov, che compirà 27 anni in maggio, la fatica e il dispendio nervoso accumulati nell'ottavo di finale contro Kyrgios. Anche stavolta Kyle, seguito amorevolmente per l'occasione dal mito britannico Tin Henman, ha basato la propria strategia sull'efficacia del servizio e sulla devastante potenza del diritto. Impressionanti la freddezza e la lucidità dimostrate nei momenti decisivi, come quando nel terzo set, avanti per 5-3, è andato a servire sapendo che da quel game poteva dipendere l'esito del match.
In semifinale Edmund troverà Marin Cilic, che nella sessione serale ha sconfitto per ritiro il numero 1 ATP Rafael Nadal al quinto set (3-6 6-3 6-7 6-2 2-0). È la sua seconda vittoria su sette sfide (l'altra fu nel 2009, in semifinale a Pechino, al primo match in carriera contro il maiorchino). È stato un quarto di finale equilibrato, con il croato vincitore degli UsOpen 2014 e finalista l'anno scorso a Wimbledon capace di non perdere mai contatto prima del quarto set, nel corso del quale Nadal ha subito lo strappo all'inguine. Per molti tratti della partita il ventinovenne di Medjugorie, numero 6 al mondo, ha comunque giocato meglio dell'avversario, conducendo gli scambi e rispondendo con eccezionale precisione. Nadal a propria volta ha saputo con pazienza recuperare i frequenti svantaggi costringendo Cilic all'errore. Poi, l'incidente che ha ovviamente lasciato l'amaro in bocca al pubblico della Rod Laver Arena.
A un anno dalla finale all vintage Federer-Nadal, gli Australian Open maschili rischiano, quando mancano due match di quarti e due semifinali, di averne uno senza alcun ex Fab Four e con addirittura due assoluti underdog (Edmund, Chung, Sandberg?) in campo domenica. O, ancora, da Melbourne potrebbe arrivare uno degli ultimi colpi di coda dell'ancien régime, con protagonisti finali Federer, Berdych o Cilic. Comunque sua, il futuro è già qui.