Rewind. Primo settembre 2018, terzo turno degli Us Open femminili. A vent’anni Naomi Osaka non ha ancora conquistato uno slam nonostante gli ottimi percorsi nei tornei maggiori nelle ultime due stagioni. Nel palmarès può sfoggiare solo tre titoli minori WTA. Più d’uno, tra gli scrittori professionali di tennis, comincia a dubitare che la giapponese di padre haitiano possa diventare una protagonista assoluta del circuito. Invece, entrata nel tabellone come testa di serie numero 20, la settimana successiva si premurerà di smentirli sonoramente con le vittorie su Sabalenka, Tsurenko e Madison Keys e soprattutto, con il successo nella controversa finale con Serena Williams.
Quello stesso primo settembre Cori “Coco” Gauff non ha nemmeno 14 anni e mezzo. Il grande pubblico non la conosce ma gli addetti ai lavori la seguono da quando, a 10 anni, s’era guadagnata uno stage in Francia all’accademia di Patrick Mouratoglou, al quale era bastato vederla in campo mezz’ora per decidere di aiutarla finanziariamente. Un anno prima, nel 2017, l’americana ha raggiunto la finale del torneo giovanile degli Us Open, mentre nel giugno successivo ha vinto il titolo al Roland Garros. Coco adesso è pronta ad affrontare il suo secondo torneo junior a Flushing Meadows, stavolta come testa di serie numero 1: si fermerà però ai quarti di finale, eliminata dall’ucraina Dasha Lopatetskaya (6-4 3-6 6-2).
Non risulta dalle cronache che le due - che pure si allenano spesso in campi vicini in Florida - si siano incrociate, quel primo settembre, negli spogliatoi di Flushing Meadows o, in precedenza, in quelli di Parigi. Ma sappiamo che adesso, dopo dodici mesi, Naomi è - lo scrive il sito degli Us Open - “una superstar globale” come effetto dei trionfi a New York e Melbourne e della conquista della testa del ranking WTA. E che, incredibilmente, l’unica a poterle soffiare il posto nel cuore di centinaia di milioni di appassionati è Coco: la Cocomania, scoppiata a Wimbledon due mesi fa con una straordinaria sequenza di successi (i tre match delle qualificazioni, poi Venus Williams, Magdalena Rybarikova e Polona Hercog) prima della sconfitta con Simona Halep, è ormai endemica a New York e negli Stati Uniti.
Oggi Naomi e Coco si affrontano per la prima volta: sarà il responso del campo - il più nobile d’oltreatlantico, quello dell’Arthur Ashe Stadium - a dirci chi è la più bella del reame. Si comincia con una fuga in avanti della giapponese, che si porta sul 3-0, poi il set si riequilibra. Si susseguono i break fino alla nuova accelerazione di Osaka, che chiude sul 6-3. La ragazzina di Delray Beach ha dalla sua il pubblico, ma tanto sostegno non basta a ridurre il divario in termini di esperienza. Infatti, il copione che vede avvantaggiata la giocatrice alla risposta viene stracciato nel secondo set dalla sicurezza di Naomi nei suoi turni di servizio. Finisce con un netto 6-0 che non lascia dubbi sul divario, al momento, in termini di efficacia. Quel che accade dopo, a match concluso, avrebbe bisogno di una penna abituata a raccontare i sentimenti più che le pallate e le tattiche: il lungo abbraccio, poi Naomi che chiede a Coco di parlare insieme a lei al popolo dell’Arthur Ashe (di solito lo fa solo il vincitore), infine tutt’e due che piangono a dirotto. Troverete di sicuro il video su Repubblica.it. Tenete a portata di mano un pacchetto di fazzoletti.
Da lunedì Coco sarà collocata più o meno numero 105 al mondo e, per scalare il ranking, potrà approfittare di ogni punto conquistato nei pochi tornei ai quali le sarà consentito di partecipare (ci sono restrizioni per le giovanissime, applicate a partire dal 1994 per evitare fenomeni di sfruttamento). Intanto, si goda l’affetto del pubblico che già sogna di avere trovato in lei l’erede di Serena e Venus.
Matteo Berrettini continua a crescere in autorevolezza e continuità. Reduce dalla fastidiosa distorsione alla caviglia destra che l’ha fermato per tre settimane e gli ha impedito di partecipare al Masters 100 di Montreal, non sta ancora producendo il tennis scintillante di qualche mese fa ma l’abitudine agli slam sta sopperendo a qualche carenza di preparazione. Il suo avversario di oggi sul campo numero 17 è il ventenne australiano di origini russe Alexei Popyrin, che da junior è stato ospite fisso di molti tornei italiani, da Padova a Porto San Giorgio, da Milano a Roma, si allena tra la Spagna e la Francia e vedremo di sicuro alle Next Gen Finals nella nuova location dell’Allianz Cloud di piazzale Lotto. Un tipo alto, secco e svelto, dotato di un buon servizio e sicuri fondamentali, nonostante il tocco sotto rete ancora privo di preziosità e un rovescio in back spesso fuori misura.
Sotto gli occhi attenti di Corrado Barazzutti, che sta preparando la squadra azzurra per le finali di Davis a Madrid, il romano parte bene sfruttando i break ottenuti a metà del primo e del secondo set (6-4 6-4), ma è incerto e falloso nel tie break (3-7) del terzo parziale. Sempre concreto nel costruire le triangolazioni, appare tuttavia un po’ in affanno nelle fasi difensive. Il quarto set resta equilibratissimo fino all’undicesimo gioco, con Matteo al servizio sul 5 pari. Il game dura quasi venti minuti e alla fine l’australiano ottiene il break. Che però deve subito restituire all’avversario. Nel secondo tie break del match, il numero 2 d’Italia non sbaglia nulla: 7-2.
Berrettini approda con merito al quarto turno dello slam d’America, replicando il risultato di due mesi fa ai Championships. Stavolta, per fortuna, dall’altra parte del campo non troverà Roger Federer.
Quello stesso primo settembre Cori “Coco” Gauff non ha nemmeno 14 anni e mezzo. Il grande pubblico non la conosce ma gli addetti ai lavori la seguono da quando, a 10 anni, s’era guadagnata uno stage in Francia all’accademia di Patrick Mouratoglou, al quale era bastato vederla in campo mezz’ora per decidere di aiutarla finanziariamente. Un anno prima, nel 2017, l’americana ha raggiunto la finale del torneo giovanile degli Us Open, mentre nel giugno successivo ha vinto il titolo al Roland Garros. Coco adesso è pronta ad affrontare il suo secondo torneo junior a Flushing Meadows, stavolta come testa di serie numero 1: si fermerà però ai quarti di finale, eliminata dall’ucraina Dasha Lopatetskaya (6-4 3-6 6-2).
Non risulta dalle cronache che le due - che pure si allenano spesso in campi vicini in Florida - si siano incrociate, quel primo settembre, negli spogliatoi di Flushing Meadows o, in precedenza, in quelli di Parigi. Ma sappiamo che adesso, dopo dodici mesi, Naomi è - lo scrive il sito degli Us Open - “una superstar globale” come effetto dei trionfi a New York e Melbourne e della conquista della testa del ranking WTA. E che, incredibilmente, l’unica a poterle soffiare il posto nel cuore di centinaia di milioni di appassionati è Coco: la Cocomania, scoppiata a Wimbledon due mesi fa con una straordinaria sequenza di successi (i tre match delle qualificazioni, poi Venus Williams, Magdalena Rybarikova e Polona Hercog) prima della sconfitta con Simona Halep, è ormai endemica a New York e negli Stati Uniti.
Oggi Naomi e Coco si affrontano per la prima volta: sarà il responso del campo - il più nobile d’oltreatlantico, quello dell’Arthur Ashe Stadium - a dirci chi è la più bella del reame. Si comincia con una fuga in avanti della giapponese, che si porta sul 3-0, poi il set si riequilibra. Si susseguono i break fino alla nuova accelerazione di Osaka, che chiude sul 6-3. La ragazzina di Delray Beach ha dalla sua il pubblico, ma tanto sostegno non basta a ridurre il divario in termini di esperienza. Infatti, il copione che vede avvantaggiata la giocatrice alla risposta viene stracciato nel secondo set dalla sicurezza di Naomi nei suoi turni di servizio. Finisce con un netto 6-0 che non lascia dubbi sul divario, al momento, in termini di efficacia. Quel che accade dopo, a match concluso, avrebbe bisogno di una penna abituata a raccontare i sentimenti più che le pallate e le tattiche: il lungo abbraccio, poi Naomi che chiede a Coco di parlare insieme a lei al popolo dell’Arthur Ashe (di solito lo fa solo il vincitore), infine tutt’e due che piangono a dirotto. Troverete di sicuro il video su Repubblica.it. Tenete a portata di mano un pacchetto di fazzoletti.
Da lunedì Coco sarà collocata più o meno numero 105 al mondo e, per scalare il ranking, potrà approfittare di ogni punto conquistato nei pochi tornei ai quali le sarà consentito di partecipare (ci sono restrizioni per le giovanissime, applicate a partire dal 1994 per evitare fenomeni di sfruttamento). Intanto, si goda l’affetto del pubblico che già sogna di avere trovato in lei l’erede di Serena e Venus.
Matteo Berrettini continua a crescere in autorevolezza e continuità. Reduce dalla fastidiosa distorsione alla caviglia destra che l’ha fermato per tre settimane e gli ha impedito di partecipare al Masters 100 di Montreal, non sta ancora producendo il tennis scintillante di qualche mese fa ma l’abitudine agli slam sta sopperendo a qualche carenza di preparazione. Il suo avversario di oggi sul campo numero 17 è il ventenne australiano di origini russe Alexei Popyrin, che da junior è stato ospite fisso di molti tornei italiani, da Padova a Porto San Giorgio, da Milano a Roma, si allena tra la Spagna e la Francia e vedremo di sicuro alle Next Gen Finals nella nuova location dell’Allianz Cloud di piazzale Lotto. Un tipo alto, secco e svelto, dotato di un buon servizio e sicuri fondamentali, nonostante il tocco sotto rete ancora privo di preziosità e un rovescio in back spesso fuori misura.
Sotto gli occhi attenti di Corrado Barazzutti, che sta preparando la squadra azzurra per le finali di Davis a Madrid, il romano parte bene sfruttando i break ottenuti a metà del primo e del secondo set (6-4 6-4), ma è incerto e falloso nel tie break (3-7) del terzo parziale. Sempre concreto nel costruire le triangolazioni, appare tuttavia un po’ in affanno nelle fasi difensive. Il quarto set resta equilibratissimo fino all’undicesimo gioco, con Matteo al servizio sul 5 pari. Il game dura quasi venti minuti e alla fine l’australiano ottiene il break. Che però deve subito restituire all’avversario. Nel secondo tie break del match, il numero 2 d’Italia non sbaglia nulla: 7-2.
Berrettini approda con merito al quarto turno dello slam d’America, replicando il risultato di due mesi fa ai Championships. Stavolta, per fortuna, dall’altra parte del campo non troverà Roger Federer.