Il tennis è implacabile nel definire la scala dei valori quando le condizioni sono ideali, come accade in assenza di fattori endogeni o esogeni in forma di infortuni e malori, errori arbitrali o eccessi da parte del pubblico. È quanto accaduto agli Australian Open nella seconda giornata di quarti di finale maschili. L'esito dei due match suonano come sentenze, seppure rivedibili a brevissimo: il numero 2 al mondo Rafael Nadal, classe 1986, non è più ingiocabile per l'ateniese Stefanos Tsitsipas, 1998, ATP 6, che aveva perso sei dei sette confronti precedenti e ora lo batte in rimonta; il moscovita Daniil Medvedev, 1996, ATP 3 nel ranking live (ha scavalcato Dominic Thiem) lascia le briciole al concittadino Andrej Rublev, 1997, ATP 8.
Tre set in 2 ore e 5 minuti sono bastati a Medvedev per "zakroyte fayl", chiudere la pratica (7-5 6-3 6-2). L'esito della partita non è più stato in forse dopo il black out di Rublev del dodicesimo game del primo set, che ha regalato all'avversarlo un break non più recuperabile. Tutti i dati statistici che descrivono il match sono univoci. Daniil è migliore sia quando serve (14 ace contro 8 e 60 per cento di prime a segno contro 47), sia quando risponde (38 per cento sulla prima dell'avversario contro 20), piazza più vincenti (30 contro 20) e sbaglia meno (33 errori non forzati contro 39). Soprattutto, al momento Medvedev è fisicamente e tecnicamente superiore: mobilissimo di lato e in avanti, riesce ad agganciare palle estreme rimettendole sempre in gioco grazie all'uso perfetto dello schiaffo di polso.
Un'altra storia il quarto di finale che ha chiuso la giornata. Nei primi due set Rafa schiaccia Stefanos nell'angolo. Incontenibile al servizio, sfrutta ogni minimo errore del greco, che però nel terzo set trova una chiave per rimettersi in gara aumentando il tasso di aggressività con più frequenti discese a rete e accelerazioni lungolinea. Nel tie break risultano decisivi due errori del maiorchino nell'esecuzione dello smash, uno dei suoi colpi più sicuri. Nel quarto parziale l'equilibrio si sposta poco per volta a favore di Tsitsi, consapevole delle difficoltà crescenti di Nadal al servizio, alla fine concretizzate nel break nel nono game.
Nell'ultimo set, cominciato dopo oltre 3 ore e un quarto di fatica vera, diventano rari gli scambi da antologia, a bizzeffe fino a poco prima. È il momento dell'intelligenza del greco e dell'esperienza dello spagnolo. Entrambi efficaci nei turni di servizio, procedono affiancati fino 5 pari, quando quattro errori consecutivi di Nadal servono sul piatto di Tsitsipas l'occasione di servire per il match: che l'omaggiato coglie con qualche incertezza, facendosi annullare due match point prima di chiudere con uno splendido rovescio lungolinea (3-6 2-6 7-6 6-4 7-5). Sarà lui ad affrontare Medvedev venerdì.
Le constatazioni sui valori in campo non inficiano in alcun modo lo spettacolo che i quattro hanno garantito, di altissima qualità a conferma che la selezione che si opera nei cinque turni degli slam porta avanti soltanto i migliori, i quali talvolta possono anche essere assolute sorprese come Aslan Karatsev, che domani sfiderà Novak Djokovic.
Da anni, nei grandi tornei le donne del tennis americano sono protagoniste, gli uomini sfocati comprimari. Fu così con le italiane ai tempi di Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci. Tre delle quattro semifinaliste di Melbourne 2021 sono statunitensi: Serena Williams, la più forte giocatrice dell'era Open; Naomi Osaka, la più vincente al mondo tra le under 25, con uno slam conquistato in ciascuno negli ultimi tre anni; Jennifer Brady, che dopo cinque mesi ripete la sorprendente performance di Flushing Meadows (ha eliminato oggi l'inattesa Jessica Pegula, anche lei americana, in tre set: 4-6 6-2 6-1) e domani riproverà a raggiungere una finale di major. Williams e Osaka, qualificate ieri, non si sono più affrontate a livello di slam dopo la drammatica finale degli Us Open 2018, quando Serena fu penalizzata per un presunto coaching a suo favore da parte di Patrick Mouratoglou. Peraltro, sei mesi prima la ragazza cresciuta in Florida ma nata proprio a Osaka l'aveva già sorprendentemente sconfitta a Miami; la vincitrice di 23 slam ha pareggiato i conti nei testa-a-testa grazie ai successi nel 2019 in Canada nei quarti e due settimane fa qui in Australia nella semifinale nel torneo WTA pre-slam.
La quarta semifinalista è una ceca poco conosciuta finora, Karolina Muchova, 24 anni, 27 nel ranking ufficiale WTA, un solo titolo in carriera, conquistato nel 2019 a Praga. Le sono servite quasi due ore e un'incredibile trasformazione nel secondo set per sbattere fuori dal torneo la numero 1 del mondo Ashleigh Barty, pupilla del pubblico virtuale della Rod Laver Arena. Per quaranta minuti l'australiana ha dominato, incassando il primo set (1-6) e prendendo in largo nel secondo (1-2 con un break a favore). Chiesto e ottenuto un time-out medico per un asserito calo di pressione, Muchova è tornata in campo con il vigore e la lucidità che fino a quel momento le avevano fatto difetto e s'è presa undici dei successivi i quindici game, chiudendo sul 1-6 6-3 6-2. Domani se la vedrà con Jennifer Brady.