Se i tuoi vicini di spogliatoio giocano bene, forse giocherai bene anche tu, sempre che abbia qualche qualità da far valere. Accade nei circoli e accade anche nei piani alti del nuovo tennis italiano. I "vicini" di Alessandro Giannessi sono Berrettini, Sonego, Musetti e altri, più giovani di lui, di recente gran spolvero. A Parigi, impegnato per la prima volta in stagione nel tabellone principale di un torneo che non sia un Challenger, il ligure di levante - è spezzino - sfiora il più importante risultato in carriera cedendo dopo oltre 4 ore di battaglia all'ex numero 4 al mondo (ora è 49) Kei Nishikori, 31 anni, ATP 159. Giannessi si dimostra a sorpresa in grado di mettere in serissime difficoltà il giapponese cresciuto da Nick Bollettieri, che sta tentando di tornare ai livelli di rendimento degli anni migliori: tra il 2012 e il 2029, per nove volte uscì di scena nei quarti di finale di Melbourne, Parigi e Wimbledon, riuscendo però nel 2014 a raggiungere la finale a Flushing Meadows, poi lasciata a Marin Cilic.
Encomiabile nel tie break del secondo set, all'inizio della terza frazione Alessandro ha un momento di pausa al quale non ce la fa a metter riparo successivamente. Preso in simpatia e sostenuto dal pubblico del prestigioso Campo 14, gioca tuttavia un quarto set da manuale e un quinto all'ultimo respiro, con un break che ci fa sperare (si ritrova avanti 2-4) ma che Kei recupera e bissa dopo essersi visto annullare due match point: 6-4 6-7 6-3 4-6 6-4.
Rewind. Sabato 29 maggio, ora di cena. "Ci stiamo abituando troppo bene?", mi chiede Luca mentre Valentino ci sta portando due piatti rigurgitanti di cacio e pepe: le norme anti-Covid lo costringono a fare avanti e indietro lungo via del Boschetto per servire i clienti. Ho conosciuto Luca di recente, per lavoro s'occupa di come attingere ai fondi del PNRR e per passione s'infervora per le imprese dei campioni ATP. Infatti il suo "troppo bene" si riferisce ai risultati degli italiani nella (quasi) prima metà della stagione, non ai rigatoni fumanti. Un executive summary serve a me per rispondergli e, credo, anche a chi non ha modo di seguire giorno dopo giorno le dirette web o tv dei Masters 250, 500 e 1000 e degli slam. Nel silenzio delle prime forchettate, faccio uno sforzo di memoria. Allora, in febbraio Jannik Sinner e Stefano Travaglia si disputano tra loro, da finalisti, il trofeo del Great Ocean Road, il 250 che quest'anno precede gli Australian Open. La spunta il sudtirolese. Negli stessi giorni, sempre a Melbourne, la squadra italiana con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori raggiunge la finale dell'ATP Cup ma lascia il titolo al superteam russo guidato da Daniil Medvedev e Andrey Rublev. In marzo Lorenzo Musetti approda alla semifinale del 500 di Acapulco eliminando Diego Schwartzman, Frances Tiafoe e Grigor Dimitrov e cedendo infine il passo a Stefanos Tsitsipas. La settimana successiva Sinner fa di meglio: lunga galoppata nel Masters 1000 di Miami, con successi su Hugo Gaston, Karen Khachanov, Emil Ruusuvuori, Alexander Bublik, Roberto Bautista Agut e sconfitta in finale per mano di Hubert Hurkacz.
Aprile comincia con la finale del 250 di Cagliari vinta da Lorenzo Sonego ai danni di Laslo Djere e continua con i quarti di finale di Fognini nel secondo Masters 1000 del 2021, a Monte Carlo. Nel 500 di Barcellona tocca di nuovo a Sinner salire sul podio, battuto in semifinale da Tsipsipas dopo aver messo fuori tabellone Egor Gerasimov, Bautista Agut e Rublev. In parallelo, a Belgrado, nel 250 Serbia Open Matteo Berrettini mette in riga Marco Cecchinato, Filip Krajinovic, Taro Daniel e, infine, Aslan Karatsev, tornando ad alzare una coppa dopo un periodo non facile.
Arriviamo a maggio. A Madrid nel 1000 che precede Roma il romano numero 1 d'Italia è perfetto, elimina nell'ordine Fognini, Federico Delbonis, Cristian Garin e Casper Ruud e in finale combatte ad armi pari con Alexander Zverev, cedendo per 6-7 6-4 6-3. Al Foro Italico l'eroe di casa è invece Sonego, che infiamma gli addetti ai lavori nei primi tre turni a porte chiuse e poi, dagli ottavi, il pubblico con prestazioni eccezionali contro Gael Monfils, Gianluca Mager, Dominic Thiem e Rublev e fa tutto quanto può nella semifinale persa contro Novak Djokovic (6-3 6-7 6-2). Poi nel 250 di Lione è Musetti a mettere sotto Felix Auger-Aliassime, Sebastian Korda e Aliaz Bedene prima della sconfitta di misura patita contro Tsitsipas in semifinale. Infine, nella settimana appena conclusa, Marco Cecchinato ritrova il gioco e le motivazioni del suo magico 2018: gli servono per sfidare in finale il giovane americano Korda, ma non l'assiste la fortuna e perde 6-2 6-4.
Luca ha finito la suo cacio e pepe. Ora aspetta la mia risposta: "No, non credo che rischieremo chissà quali delusioni per esserci abituati troppo bene in questi ultimi tempi", gli dico. "Avessimo soltanto uno o due giocatori in grado di vedersela con chiunque, sarei preoccupato. Ma ne disponiamo di quanti mai prima: se si ferma Berrettini, passa Sinner. Se Musetti fa un passo falso, ecco Sonego. Nel caso, si fanno avanti Fognini o Travaglia, sulla terra rossa anche Cecchinato. Sono talenti, saranno all'altezza delle attese anche al Roland Garros".
Cambio di location. A Parigi l'Italia manda in campo undici uomini, di cui quattro teste di serie (Berrettini, Sinner, Sonego e Fognini, in ordine di ranking aggiornato a oggi), sei direttamente iscritti nel tabellone principale (Musetti, Travaglia, Salvatore Caruso, Cecchinato, Mager e Andreas Seppi) più il già citato Giannessi, proveniente dalle qualificazioni dove ha eliminato il belga Ruben Bemelmans, l'olandese Tallon Griekspoor e, soprattutto, la testa di serie numero 8 Francisco Cerundolo, ventiduenne argentino di buone prospettive. Tanta roba. Nel corposissimo prologo domenicale del primo turno, anche il ligure di ponente Fabio Fognini intrattiene da par suo il pubblico dello stadio Suzanne-Langlen con il classico repertorio di raffinate giocate, dai drop shot ai passanti di rovescio. Ai quali il povero francese Gregoire Barrere, 27 anni, ATP 122, può opporre ben poco, nonostante i generosi regali ricevuti nel primo e nel terzo set. Finalmente sgravato dalle responsabilità di portabandiera, Fognini appare nelle condizioni psicologiche più adatte per un buon percorso nello slam sulla terra rossa. Chiude sul 6-4 6-1 6-4 dopo 2 ore e 7 minuti. Nel secondo turno affronterà l'ungherese Marton Fucsovics. Dal principale impianto del Bois de Boulogne, il Philippe-Chatrier, arriva intanto la maggiore sorpresa di giornata: Dominic Thiem, qui finalista nel 2018 e nel 2019, si fa rimontare (4-6 5-7 6-3 6-4 6-4) da Pablo Andujar, che meno di due settimane fa aveva battuto a Ginevra il rientrante Roger Federer. L'austriaco, 27 anni, è in crisi da mesi; lo spagnolo, 35 anni, sta vivendo una delle fasi più felici di una carriera segnata dalla sfortuna, come racconto nella mia rubrica mensile Lucky Losers su Tennis Italiano, in edicola tra qualche giorno.
Delle italiane in tabellone, Camila Giorgi, Martina Trevisan e Jasmine Paolini, avrò modo di dire nei prossimi giorni. Elisabetta Cocciaretto, 20 anni, WTA 113, qui lucky loser, appunto, è subito uscita oggi di scena (6-1 6-3) per mano della romena Ana Bogdan, 28 anni, WTA 113. Peccato perché la marchigiana ha i colpi e soprattutto il carattere che servono per ottenere risultati di rilievo.