La generazione dei giocatori nati nell'immediata vigilia del nuovo millennio non ha mai davvero impensierito Novak Djokovic, classe 1987, né Rafael Nadal, 1986, e nemmeno Roger Federer, 1981, almeno fino a quando quest'ultimo ha frequentato da protagonista i campi da tennis. Daniil Medvedev e Matteo Berrettini, classe 1996, Alexander Zverev e Andrey Rublev, 1997, Stefanos Tsitsipas, 1998, e il più esperto Dominic Thiem, 1993, hanno avuto i loro momenti di gloria, e tanti altri ne avranno, date le loro età. Ma l'oligopolio Fe-Na-Dj non è mai stato messo a rischio, come provano i risultati nei tornei principali: in oltre cinque anni, dal gennaio 2017 a oggi, gli unici underdog a prendersi uno slam sono stati l'austriaco Thiem nel 2020 e il russo Medvedev nel 2021, entrambi a New York. Gli altri diciotto major se li sono spartiti i tre mattatori.
Il contesto è improvvisamente cambiato. I recenti Masters 1000 di Miami, 500 di Barcellona e 1000 di Madrid hanno avuto un solo padrone, ha diciannove anni appena compiuti e si chiama Carlos Alcaraz. Che non è venuto agli Internazionali perché deve curarsi, s'è giustificato, la caviglia storta nella semifinale della Caja Magica. È comunque lui il convitato di pietra del Foro Italico, in cima ai pensieri dei Grandi Vecchi come Nole e Rafa da poco umiliati in terra di Spagna, che per una volta in più si disputeranno il titolo con avversari di due lustri più giovani ma già ben noti, dall'amburghese all'ateniese. Che non s'abituino: a breve, al Roland Garros, Carlos tornerà a frenare le loro ambizioni non saziate dai 41 slam vinti in carriera.
Luca Nardi ha tre mesi e 4400 punti ATP meno di Alcaraz, che osserva da lontano con altrettanta ansia dei blasonati "zii" serbo e maiorchino. Oggi il pesarese numero 8 del ranking Race Next Gen ha dato un saggio delle proprie qualità e potenzialità davanti all'entusiasta pubblico della Grand Stand Arena, che l'ha incoraggiato a gran voce. Servizio potente con eventuale seconda che rimbalza altissima, diritto che fila via, rovescio finalmente non difensivo (la più evidente lacuna tecnica di alcuni suoi coetanei di belle speranze), l'allievo di Francesco Sani, maturato anche grazie ai consigli di Roberto Galoppini a Tirrenia, ha messo in qualche difficoltà Cameron Norrie, numero 11 del ranking mondiale. Un paio d'incertezze sotto rete e un po' di inesperienza nei momenti decisivi hanno regalato al britannico d'origini sudafricane due break risultati poi irrecuperabili, uno per ciascun set (6-4 6-4). La sconfitta non toglie nulla all'impressione positiva lasciata dalla prestazione di Luca, sicuramente il più dotato dei colleghi azzurri nei dintorni dei vent'anni visti qui al Foro. In serata Luca s'è comunque preso la piccola soddisfazione di eliminare i quasi pari età Francesco Forti e Flavio Cobolli nel primo turno del torneo di doppio, in coppia con Lorenza Sonego. Il match con il publico delle grandi occasioni sul campo numero 4 si è risolto al long tie break: 6-2 6-7 10-4.
Nessuno gliel'ha finora chiesto, ma sono convinto che anche Jannik Sinner abbia incubi nei quali il cattivo ha il volto di Carlos. Intanto stasera il numero 2 italiano, che a metà agosto compirà 21 anni, affronta un altro spagnolo, Pedro Martinez. Poco a che fare con Alcaraz: è il tipico rappresentante della categoria "Il duro lavoro paga". Originario di Alzira, nella Comunidad Valeciana, 25 anni, miglior piazzamento in carriera da numero 40 ATP, si conferma giocatore di discreti fondamentali e di natura coriacea ("di sostanza simile al cuoio", secondo i vocabolari). Jannik ne approfitta, nel primo set, per provare alcune delle soluzioni tattiche e tecniche messe a punto con il nuovo team guidato da Simone Vagnozzi. Per esempio, si nota una più accorta preparazione dell'avanzamento verso la rete quando se ne presenta l'occasione. Evidente anche il tentativo di variare il ritmo per impedire all'avversario di avere punti di riferimento.
Dopo il break iniziale che lo manda a rispondere avanti 3-0, il sudtirolese si prende così qualche rischio di troppo. Martinez si rifà sotto (controbreak e servizio per portarsi sul 5 pari) ma viene letteralmente annichilito da una straordinaria sequenza di passanti che consentono a Sinner di chiudere sul 6-4 in 43 minuti. Il secondo set ha un andamento analogo. Stavolta però Jannik non azzarda schemi dei quali non ha ancora totale padronanza. Lo spagnolo, dotato di un ottimo drop shot, lo chiama spesso a rete con alterne fortune. In meno di quaranta minuti arriva il 6-3.
Domani ad attendere Jannik sul Centrale ci sarà Fabio Fognini, che oggi ha superato il primo turno di doppio in coppia con Simone Bolelli (di passaggio: 6-2 4-6 10-1 a spese della coppia Aslan Karatsev-Marcelo Melo, mica pizza e fichi). In ottica Coppa Davis, un ottimo esordio.