“Secondo te, vince lui?”. Non serve nominarlo, Sinner. E so anche che, quando chiedono “vince lui?”, i miei amici o compagni di doppio Alberto, Gigi, Roberto, Pier, Francesco non si riferiscono al risultato della partita d’apertura sul campo principale degli Australian Open, la Rod Laver Arena, che vede Jannik opposto a Botic van de Zandschulp: parlano del titolo dello slam down under che comincia oggi. È successo che la finale dei supermaestri a Torino e poi il trionfo di Malaga in Davis hanno sigillato la stagione 2023 nel segno del numero 1 d’Italia e 4 del mondo e fatto schizzare a livelli inverosimili l’attesa collettiva di un risultato storico da consumarsi da qui a domenica 28 gennaio. Eppure, anche se nessuno sembra ricordarselo, due anni fa a Melbourne era stato Matteo Berrettini ad andare assai vicino all’impresa, fermato soltanto in semifinale da Rafa Nadal per 6-3 6-2 3-6 6-3, poi trionfatore del torneo.
Malinconicamente, i due protagonisti di allora stanno vivendo adesso un simile calvario fisico, sportivo e umano. Lo spagnolo è appena tornato a casa, a Manacor, dopo le tre partite giocate a Brisbane a dodici mesi dal suo ultimo match ufficiale: “Ho una piccola lesione muscolare (una microlacerazione all’anca ndr), ma non nella zona in cui mi sono fatto male un anno fa”, ha spiegato. Il romano ha annunciato il proprio ritiro dallo slam, come in tanti temevamo, a poche ore dalla partita programmata contro Stefanos Tsitsipas. Il comunicato via X di Tennis Australia riferisce del guaio al piede destro che ha costretto Matteo a disertare pochi giorni fa il Kooyong Classic. Non essendo più sceso in campo dal 31 agosto, con un fermo ulteriore di qualche settimana scatterebbe a sua tutela il ranking protetto previsto per assenze da infortunio superiori ai sei mesi. Questa condizione gli consentirebbe di partecipare a nove tornei con il ranking ATP medio dei tre mesi precedenti allo stop. Vedremo.
Jannik, 22 anni, incrocia oggi per la prima volta in carriera van de Zandschulp, dunque raddoppia attenzione e cautela. Classe 1995, ATP 59, l’olandese era sconosciuto ai più fino alla stagione 2021, quando, da esordiente, approdò ai quarti di finale a Flushing Meadows superando sette turni tra qualificazioni e main draw. Da quell’esaltante cavalcata il ragazzone di Wageningen ha preso confidenza con il circuito, è stato due volte (2022 e 2023) finalista nell’ATP 250 di Monaco di Baviera, lasciando in entrambi i casi il titolo a Holger Rune, e ha sfiorato quota 20 del ranking mondiale alla vigilia degli Us Open di due anni fa. Senza essere un fenomeno, è un giocatore d’attacco dotato di un servizio efficace e un diritto che, di solito, piazza dove vuole ma che oggi fa spesso cilecca. Sinner si prende i primi due set grazie ad altrettanti break ottenuti in apertura del primo e in chiusura del secondo. Il terzo parziale comincia male per il rosso della Val Fiscalina, che è costretto a recuperare un break, per poi dilagare. Finisce 6-4 7-5 6-3 in due ore e mezza. Sulla carta, i prossimi turni si presentano con rischi assai limitati per l’eroe di Malaga, che però per carattere non prende sottogamba alcun impegno. Affronterà un altro olandese, Jesper de Jong, 23 anni, ATP 161, proveniente dalle qualificazioni.
Convincente la prova di Matteo Arnaldi sul quarto campo del Melbourne Park, la Kia Arena inaugurata l’anno scorso. La seguo in streaming perché il match si sovrappone per un’ora e mezza a quello di Jannik. Il numero 3 italiano deve penare un po’ nel primo set, in larga parte dedicato allo studio dell’avversario australiano, in assenza di informazioni dirette e documentazioni video adeguate. Adam Walton, quasi 25 anni, ha infatti ricevuto una wild card dagli organizzatori senza praticamente aver giocato nel proprio paese dal 2019 in poi. Prima di entrare nel 2022 nel circuito brutale dei tornei iTF centroamericani e dei Challenger negli Stati Uniti, è stato per anni una colonna della squadra della University of Tennessee, per la quale ha vinto il titolo di doppio del campionato NCAA nel 2021. Grazie a sei successi in pochi mesi, ha rapidamente scalato la classifica mondiale, dove ora è numero 174. Il sanremese, che si conferma sempre più maturo e autorevole, trova nel tie break del primo set lo slancio che gli consente di scavalcare di fatto l’ostacolo psicologico costituito dall’esordio personale nel main draw di Melbourne, dove l’anno scorso perse la finale delle qualificazioni. Poi può consentirsi di esprimere un gioco spumeggiante, con il quasi il triplo di vincenti rispetto a Walton (57 contro 21) e, di conseguenza, qualche errore in più (42 contro 27). Il punteggio è esplicito, 7-6 6-2 6-4, e il prossimo avversario comunque impegnativo: Alex de Minaur o Milos Raonic.
La sessione serale della Rod Laver Arena non comincia affatto con il Novak Djokovic One-Man-Show annunciato da qualcuno. Merito del croato Dino Prizmic, classe 2005, 178 ATP, promosso dalle qualificazioni. Orginario di Spalato, allenato da Miro Hrvatin, il ragazzo è da tempo considerato un probabile antagonista futuro di Alcaraz, Sinner, Rune, Shelton eccetera. Mobilissimo, più preciso e veloce che potente, tatticamente maturo, nel tie break nel secondo set costringe il fallosissimo Djokovic a tentare un periglioso recupero di quattro match point, che infatti non gli riesce. Il tasso di errore del serbo resta alto anche nel terzo set, nel corso del quale subisce due break. Tuttavia, l’esperienza gli consente di sfangarla. L’ultimo parziale è una formalità seppure sudatissima. Dopo 4 ore appassionanti il match si chiude sul 6-2 6-7 6-3 6-4.
Il campione uscente, che ha alzato la coppa dieci volte a Melbourne, è stato sconfitto qui l’ultima volta nei quarti di finale del 2018 dal coreano Hyeon Chung. I successivi 28 risultati positivi consecutivi gli hanno consegnato quattro titoli su cinque edizioni disputate, avendo disertato quella del 2022 per motivi “giudiziari” (si rifiutò di consegnare la documentazione vaccinale anti-Covid e fece un ingresso non regolamentare nel paese: ma è una storia che tutti preferiamo dimenticare). Ora che è a quota 29, comincia a pensare di poter superare il record di Nadal di vittorie consecutive nello stesso slam, 39, ottenuto al Roland Garros tra il 2010 e il 2015. Gli basterebbero il titolo quest’anno e i quarti di finale l’anno prossimo. Ci proverà.