Ieri Alexander Zverev nell’intervista a fine match ha rivelato che suo padre Alexander Sr. - numero 175 al mondo nel 1985 quando ancora c’era l’Unione Sovietica e da quelle parti non s’andava per il sottile - gli ripete da anni “…devi fare più vincenti e meno errori del tuo avversario!”. E tutti giù a ridere sulle tribune della Rod Laver Arena. Eppure, semplice e di sicura efficacia, è la stessa formula che Novak Djokovic applica da vent’anni. Per esempio, oggi il numero 1 ATP piazza 31 vincenti contro i 12 di Adrian Mannarino e somma 15 errori non forzati contro 31. E, badate bene, il francese s’esprime assai meglio di quanto il punteggio finale, 6-0 6-0 6-3, lasci intendere.
Jannik Sinner, di quasi tre lustri più giovane del serbo (2001 vs. 1987), interpreta un po’ meno pedissequamente il consiglio del papà di Sascha: al termine dell’ottavo di finale vinto nella Margaret Court Arena per 6-4 7-5 6-3 si conteranno 46 suoi vincenti e 27 di Karen Khachanov, testa di serie numero 15, mentre gli errori saranno 34, cioè 5 più del russo. La ragione è che, per prevalere, il numero 1 d’Italia è costretto a prendersi parecchi rischi e dunque sbaglia di più. In un match che, almeno per due terzi, è complicato e faticoso per il sudtirolese, Khachanov conferma la buona impressione suscitata nei turni precedenti con tre vittorie al quarto set contro avversari ostici come Daniel Altmaier, Aleksandr Kovacevic e Tomas Machac. Atleticamente recuperato dopo l’infortunio d’inizio estate, il moscovita serve con buone percentuali, picchia forte, regge gli scambi, sbaglia poco, spesso conquista il centro del campo e da lì triangola con autorevolezza.
Novak Djokovic, 36 anni
Per Sinner diventa presto una questione di tenuta tecnico-mentale con tre priorità: primo, non farsi soverchiare da un giocatore con un tennis simile al suo; secondo, non sbagliare eccessivamente; terzo, sfruttare ogni occasione. Niente a che vedere con le partite in totale controllo della settimana appena conclusa, durante le quali non aveva concesso alcunché a Botic van de Zandschulp, Jesper de Jong e Sebastian Baez. Il fatto è che, quando si è tra i favoriti, in uno slam si può vincere in tre set in scioltezza oppure in tre set soffrendo (l'affermazione si regge sul verbo vincere, ovviamente). L’importante è la concentrazione nei momenti decisivi, quelli delle palle break, che oggi per Sinner si trasformano in sonanti game in cinque occasioni su otto, per Karen in una sola su dieci. Tutto qui. “Più o meno mi aspettavo che la partita andasse così, colpiamo bene tutt’e due da fondocampo, ho solo dovuto cambiare qualcosa perché ho avuto difficoltà sul servizio”, si limiterà a commentare Jannik in conferenza stampa.
Continua dunque a distanza il duello tra Djokovic e Sinner che ha monopolizzato il fine stagione, tra le ATP Finals di Torino e la Davis di Malaga. Entrambi sono ormai a una partita dallo scontro diretto, che potrebbe aver luogo venerdì prossimo in semifinale, a sanzione di una rivalità che mediaticamente “tira”. Interpellato al proposito, Jannik sembra fare il verso a Gustav Thoeni o Dino Zoff: “Sto bene con il mio team, dormo tanto, mi alleno, lavoriamo sulla prossima partita, poi penserò, casomai, a quello che verrà”.
L'allievo di Vagnozzi e Chaill non è stato l’unico italiano a tentare oggi l’approdo ai quarti di finale. Hanno centrato l’obiettivo Simone Bolelli, classe 1985, e Andrea Vavassori, 1995, che nel torneo di doppio hanno avuto facilmente ragione (6-2 6-2) del serbo Nikola Cacic e dell’ucraino Denys Molchanov. Il percorso a Melbourne del bolognese e del torinese meritano massima attenzione da parte di Filippo Volandri in vista della Davis 2024. In passato saltuariamente fianco a fianco, i due da qualche mese cercano di far coincidere la propria programmazione perché Vavassori non vuole rinunciare alla carriera da singolarista che l’ha portato a ridosso del Top 100. I risultati finalmente si stanno concretizzando. Ho visto la partita nella 1572 Arena e mi hanno colpito la sintonia in campo e la felicità di entrambi al termine degli scambi vittoriosi. Simone è espertissimo e fisicamente integro, Andrea lucido ed entusiasta. Il mix funziona.
Vavassori non ha avuto la medesima soddisfazione, un paio d’ore più tardi, con la russa de’ noantri - nel senso che è italianissima - Ludmila Samsonova. Insieme hanno dovuto cedere il passo per 7-6 6-2 alle teste di serie numero 7 del doppio misto Kevin Krawietz, tedesco, e Nicole Melichar-Martinez, americana. Non hanno passato il turno nemmeno Sara Errani e Jasmine Paolini, sconfitte dalla belga Elise Mertens e dalla taiwanese Hsieh Su-wei. Un vero peccato perché la romagnola e la toscana hanno combattuto fino all’ultimo scambio, incassando sul 5 pari del terzo set il break che le ha condannate (3-6 6-3 7-5). Speriamo che il buon allenamento serva a Jasmine come preparazione al suo ottavo di finale di domani nel torneo di singolare.