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Da Rafa a Jannik, l’ottimismo fa bene

Rafa Nadal
Rafa Nadal (reuters)
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L’ottimismo è un dovere. Prendete Nadal, è inutile provarci con lui: l’ipotesi del suo ritiro definitivo non solo non è sul tavolo, ma non lo sarà da qui a un bel po’. Peraltro, se Stan Wawrinka, 39 anni, appare di nuovo competitivo, per quale motivo il maiorchino, che ne ha 38, dovrebbe mettere il punto a una carriera che giudica tutt’altro che all’epilogo? Rafa ragiona così: le posso buscare da Alexander Zverev, che peraltro è il più in forma del circuito, ma sia il mio tennis di ieri pomeriggio, sia le sessioni di allenamento dei giorni scorsi con gente del calibro di Holger Rune e Sebastian Korda sono stati talmente soddisfacenti da farmi ritenere di potermi esprimere ai massimi livelli presto, È, per carità, una mia libera sintesi di quanto l’ex numero 1 al mondo aveva detto nei giorni scorsi - “…sto migliorando, ho meno limitazioni fisiche rispetto a tre o quattro settimane fa, mi sento competitivo anche se non ho ancora la carica che serve nelle partite professionistiche” - e delle parole emozionate che ha dedicato al suo pubblico d’elezione del centrale parigino e le esternazioni in risposta ai giornalisti.

Ovviamente ha ragione Rafa, che il Roland Garros l’ha vinto 14 volte (mentre s’è fatto bastare otto titoli tra Australian Open, Championships e Us Open), a non gettare la spugna adesso. Lo conferma l’andamento del match di oggi, quello del “…dov’eravamo rimasti?” con Zverev che proprio qui, due anni fa, sul punteggio di 6-7 6-6 s’infortunò gravemente alla caviglia destra, cosicché la finale di due giorni dopo si trasformò in uno mesto formale trionfo di Nadal a spese di Casper Ruud, 6-3 6-3 6-0 in 2 ore e 18 minuti. Il dato tecnico è che lo spagnolo appare trasformato rispetto a due settimane fa a Roma, quando contro Hubert Hurkacz non toccò palla (6-1 6-3). Preciso, mobile, fisicamente ritrovato dopo la sosta durata un anno e le farraginosità del rientro, Nadal dà spettacolo. Dirà in conferenza stampa: “Ho giocato bene”. Il tedesco, che ha appena alzato la coppa del Foro Italico, deve concentrarsi su ogni singolo scambio, ché altrimenti il più amato dai parigini potrebbe prendere il volo. Le attuali sicurezze tattiche e atletiche di Zverev restano comunque salde per l’intero confronto, che regala momenti di rimarchevole qualità tennistica. Il punteggio finale, 6-3 7-6 6-3, non fotografa adeguatamente l’equilibrio espresso in campo.

Gli obiettivi di Nadal, dunque, comprendono le Olimpiadi parigine, che cominceranno tra due mesi esatti su questi stessi campi, ma non Wimbledon (“…non mi sembra una grande idea misurarmi anche sull’erba”). È ragionevole: vincesse l’oro, allora sì che potrebbe ritenere di aver chiuso il suo ciclo nel modo migliore.

L’ottimismo è un dovere anche per Sinner, tornato sul proscenio del tennis dopo la lesione all’anca annunciata a Roma oltre tre settimane fa. Di Jannik si è parlato e scritto fin troppo, anche perché alle attese dei tifosi spaventati dal suo forfait agli Internazionali si è aggiunto negli ultimi giorni il chiacchiericcio sui social innescato dalla costante presenza al suo fianco, prima a Torino durante il soggiorno alla J/medical per le cure all’anca e poi a Parigi, della russa Anna Kalinskaya, 25 anni, WTA 22, una vecchia breve relazione con Nick Kyrgios. Quasi a voler chiudere subito le troppe invidie e supposizioni malevoli, il ragazzo rosso risponde al collega Massimo Grilli che “sì, sto con Anna. Ma manteniamo tutto molto riservato. Mi conoscete, più di così non parlo”. Fatto l’outing, un’ora dopo è sul campo 14 a sostenere la sua ragazza, che batterà in due set (7-6 7-5) la francese Clara Burel. Per la cronaca: il suo match mattutino con l’elegante americano Christopher Eubanks, un marziano sulla terra rossa, ha fornito incoraggianti segnali a prescindere dal risultato (6-3 6-3 6-4). Avendo perso massa muscolare durante la forzata inattività, Jannik punta a ritrovare poco per volta l’energia e la velocità che gli servono.

L’ottimismo è un obbligo anche dei cronisti che, ben contenti, resocontano degli ottimi risultati degli italiani, a prescindere da Sinner. La palma del più convincente di ieri se lo contendono Elisabetta Cocciaretto e Matteo Arnaldi. In tarda serata la marchigiana realizza l’impresa di mandare fuori tabellone la brasiliana Beatriz Haddad Maia, testa di serie numero 13, semifinalista a sorpresa, un anno fa, proprio a Parigi. Tenace come sempre, Eli si prende la soddisfazione di rimontare con autorevolezza dopo aver ceduto il primo parziale (3-6 6-4 6-1). Matteo impiega invece quattro set (6-3 4-6 6-4 6-2) per eliminare, in apertura di giornata, il più quotato dei giovani francesi, il nemmeno ventenne Arthur Fils, testa di serie numero 29. Un risultato che assume maggior valore in quanto ottenuto nel covo del tifo di casa, lo stadio Simonne-Mathieu.

Passa il turno Lorenzo Musetti, che lascia solo i game strettamente necessari al colombiano Daniel Elahi Galan (6-3 6-3 7-5), mentre numero 1 d’Italia Jasmine Paolini, regola in scioltezza l’australiana Daria Saville, che quando di cognome faceva Gavrilova approdò alle semifinali del Foro Italico nel 2015 contro Maria Sharapova. Fabio Fognini batte l’olandese Botic van de Zandschulp, il quale nel secondo set ha bisogno di un lungo medical time out per un problema al piede sinistro che, onestamente, sembra la causa di calo di rendimento, poi in parte superato. Ciò non toglie alcun merito al ligure, che resta uno dei più costanti giocatori italiani. Finisce 6-1 6-1 7-5.

Palchetto d’onore per il mancino Mattia Bellucci, che è del basso Varesotto (è cresciuto lungo la statale del Sempione, tra Castellanza, Busto Arsizio, Gallarate e la brughiera, dunque parla con il mio accento) e ha come coach Fabio Chiappini, che ha insegnato a vincere qualche partita anche a mio nipote Paolo. Chiusa la parentesi local-personale, del ragazzo classe 2001 vanno sottolineati i due percorsi, quello breve a Parigi con le tre vittorie nelle qualificazioni e la prova di oggi contro Frances Tiafoe, un ex Top Ten poco terraiolo, tuttora il numero 4 statunitense e 27 al mondo, e quello lungo che l’ha visto in lizza in 15 (quindici) Challenger da gennaio a oggi. Il piccolo Stakanov lombardo cede soltanto al quinto set: 6-3 3-6 6-7 6-4 6-4.

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