Elisabetta Cocciaretto, “Coccia” per gli amici, ha il dono di saper raccontare storie. È questione di buon vocabolario e di tempi narrativi, di riconoscere relazioni tra eventi e persone dove gli altri vedono solo individualità, di cogliere particolari che ai più sfuggono. Lei, per fare un esempio, con poche frasi spiega perché l’età d’oro del tennis italiano - quella che stiamo vivendo - è di fatto cominciata tanti anni fa, “quando nei tornei under 10 trovavo spesso Flavio (Cobolli ndr), Matteo (Arnaldi) o Lorenzo (Musetti). Adesso li incontro qui al Roland Garros e altrove, hanno fatto cose simili alle mie, ci aggiorniamo. Oggi prima del match ho incrociato Matteo, mi ha dato l’in-bocca-al-lupo. È una gran bella sensazione. Anche questa è la forza della nostra generazione tennistica”. Ai tornei “under qualcosa” partecipavano allora, anche se Coccia non li cita, Luciano (Darderi, appena arrivato con la famiglia dall’Argentina), Giulio (Zeppieri) e Francesco (Passaro). Un po’ meno Jannik perché, da promettente gigantista, lasciava di rado le sue montagne: si sarebbe aggiunto più avanti al gruppo già sotto osservazione da parte della FIT. Anni dopo, avrebbe fatto da apripista alla valanga azzurra dei nati dopo il 2000.
È la storia di un gruppo che cresce insieme, con bambini e bambine che diventano ragazzi e ragazze e - nemmeno il tempo d’abituarsi agli sbalzi ormonali - si scoprono adulti e adulte, tutti e tutte, o quasi, Top 100 ATP e WTA (così nessuno potrà dire che io non sono corretto nel declinare i generi: ma non chiedetemi gli *, per cortesia). La rappresentazione plastica di questo fenomeno che all’estero ci invidiano è l’en-plein di oggi, con Cocciaretto, Arnaldi e Sinner che eliminano tre russi tra l’ora di pranzo e quella del tè, due sul rettangolo del Suzanne-Lenglen, il terzo su quello del Philippe-Chatrier. Per la verità l’avversaria di Elisabetta, Ljudmila “Luda” Samsonova, classe 1998, testa di serie numero 17 a Parigi, è russa di origine e nazionalità ma per il resto è italianissima, cresciuta ad Aosta e in altre città del nord al seguito delle peregrinazioni del padre pongista professionista e della madre ex pallavolista, allieva prima di Riccardo Piatti e poi dei fratelli Piccari, adesso di Danilo Pizzorno che è la sua figura di riferimento da molto tempo.
Elisabetta e il coach Fausto Scolari hanno avuto poche ore per mettere a punto una strategia vincente dopo il successo di ieri ai danni di Cristina Bucsa: evidentemente l’hanno azzeccata. Luda serve forte e colpisce da tutte le posizioni ma va in difficoltà quando gli scambi sono ad alto tasso di variabilità. Che è quanto fa Coccia, costringendo Samsonova a forzare fino ad assommare più del triplo di errori (40 contro 12). Dopo questo 7-6 6-2, alla marchigiana nulla sembra impossibile: nemmeno far paura a Coco Gauff, con la quale si batterà domenica.
È di Arnaldi la vittoria del giorno, almeno dal punto di vista del cronista con passaporto italiano. Il ligure, che arriva sul Lenglen subito dopo le ovazioni per Cocciaretto, affronta Andrey Rublev, uno dei giocatori più temibili del circuito, trionfatore a Madrid all’inizio del mese, ATP 6 e ininterrottamente tra i Top 10 da un paio d’anni in qua. Alla vigilia, una sconfitta di misura, senza buscarne troppe, sarebbe sembrata un’eventualità ragionevole a Matteo e al suo coach Alessandro Petrone. Gli ex ragazzini del gruppo descritto da Elisabetta hanno però approcci ai match che ogni volta ci stupiscono (si pensi allo straordinario Cobolli di ieri contro Holger Rune), abituati come eravamo a perdenti seriali (maschi) che ci stupivano raramente. Anche qui la strategia è quella di rompere il ritmo del moscovita, che si distingue per la ferocia con la quale se la prende con sè stesso quando comincia a sbagliare: accade nel primo game e si ripete con regolarità. Matteo resta calmo e lucido, imposta il proprio gioco e scende spesso a rete per chiudere con la volée. Il tie break è la svolta del confronto, perché da lì in poi non si ha mai la sensazione che Andrey possa recuperare. La prevalenza di Rublev al servizio (13 ace e percentuali di punti ottenuti con la prima e la seconda del 75 e il 71) non cambia il destino del match, che si chiude sul punteggio di 7-6 6-2 6-4. Il prossimo avversario del potenziale numero 34 italiano sarà Stefanos Tsitsipas, che ha eliminato in tre set il cinese Zhizhen Zhang. Da gennaio a oggi il greco ha raccolto gli stesso punti ATP del russo.
Assai meno quotato di Rublev, il suo concittadino Pavel Kotov poteva rivelarsi un avversario comunque ostico per Sinner, che ancora non è ai livelli di forma ed efficienza dei primi mesi dell’anno. Il classe 1998, ATP 51, è potente e preciso, insospettabilmente mobile considerata la stazza (86 chili contro i 68 del nostro numero 1). La solidità mentale di Jannik si evidenzia anche in questa situazione: “Sapevo di dover restare concentrato - spiegherà a fine match - ma, nello stesso tempo, volevo organizzarmi per risparmiare energie”. Detto fatto, raggiunge gli obiettivi con un triplo 6-4.
Dunque, il risultato finale della sfida Italia-Russia sul rosso parigino è un clamoroso 3-0, con un conteggio dei set pari a 8-0. Domani tocca a Musetti e a Jasmine Paolini provare a proseguire la serie positiva che porterebbe cinque azzurri alla seconda settimana di uno slam, come a mia memoria non avviene da molti anni. Il carrarino ha il compito più arduo: mandare fuori tabellone Novak Djokovic. La conseguenza secondaria sarebbe l'ufficializzazione di Jannik numero 1 ATP a fine torneo. Alla lucchese tocca la canadese Bianca Andreescu, alla sua portata.