Si può comparire dal nulla e approdare al primo tentativo agli ottavi di uno slam? Francisco Comesana ci ha provato. Ma chi è, anzitutto? Don Abbondio l’avrebbe associato a Carneade: 24 anni il prossimo ottobre, argentino marplatense, 122 Atp (ma 99 nel ranking in tempo reale), nessun risultato di rilievo fino al 2022, poi due Challenger di singolare vinti in casa propria e un titolo di doppio in Italia al fianco di Luciano Darderi. Nel 2023 batte in finale lo spagnolo Pablo Llamas Ruiz agli Internazionali Città di Vicenza. Il debutto nel circuito Atp data febbraio 2024 a Cordoba, in Argentina, nel 250 che lancia la carriera di Darderi. Il debutto nel tabellone principale di uno slam è invece a Wimbledon martedì scorso, quando elimina clamorosamente la sesta testa di serie Andrey Rublev (6-4 5-7 6-2 7-6); giovedì si ripete con l’australiano Adam Walton (7-5 1-6 6-7 6-1 7-6).
Chi è Francisco Comesana
Persino sui siti argentini si trovano scarne notizie sull’avversario di oggi di Lorenzo Musetti: impugna la prima racchetta a 6 anni; frequenta la scuola tennis di Horacio Zeballos, padre dell’omonimo professionista, poi le accademie di Dani Larreina, Federico Cardinali e Bettina Fulco; a 16 anni si affida a Toto Cerundolo, papà di Francisco e Juan Manuel; a 19 partecipa ai primi Futures avendo come coach un altro ex giocatore Atp, Facundo Arguello; infine sceglie di allenarsi con Sebastian Gutierrez, tuttora al suo fianco. La biografia finisce qui.
Le caratteristiche di Comesana
Posso testimoniare - avendolo visto dalla terrazza sopra il campo 14 - che serve con forza e precisione, dispone di buoni fondamentali, lavora parecchio la palla, tende a giocare lungo. È un lottatore elegante, di stile più europeo che sudamericano, credo più adatto alla terra rossa. Il match con il numero 2 d’Italia ha il solito copione di queste umide giornate londinesi, un’ora di scambi, una di stop per pioggia, mezz’ora in campo, un’altra interruzione eccetera.
Fognini battuto da Bautista Agut
Lorenzo domina il primo set, poi s’arrende all’evidenza: il ragazzo sconosciuto non è uno sprovveduto, anzi. Perde al tie break il secondo parziale, si vendica al tie break successivo. Deve aspettare il terzo set point che chiudere la pratica: 6-2 6-7 7-7 6-3 in quasi tre ore e mezza di scambi. Per la prima volta il carrarino approda agli ottavi di finale dello slam sull’erba. Roberto Bautista Agut e Fabio Fognini hanno ruoli quasi sovrapponibili nelle vicende del tennis mondiale nel ventunesimo secolo. Con l’eccezione della minima differenza d’età (classe 1987 il ligure, 1988 il valenzano), i loro curricola s’assomigliano: entrambi hanno centrato nel 2019 il miglior ranking come numeri 9 Atp, hanno alzato la coppa in 9 e 11 tornei del circuito maggiore (due titoli di meno per Fabio, che però ha vinto un Masters 1000 a Montecarlo, Roberto no), addirittura sommato in carriera, con poco più di 18 milioni di euro, lo stesso bottino in premi. Se però rapportiamo ciascuno dei due al valore tennistico del proprio paese nel ventennio 2005-2024, scopriamo facilmente che Fognini è stato l’unico, o quasi, protagonista maschile in Italia prima di Matteo Berrettini e Jannik Sinner, mentre Bautista Agut ha sofferto per almeno tre lustri la presenza in Spagna di un fuoriclasse come Rafa Nadal e di comprimari come David Ferrer, Fernando Verdasco e Feliciano Lopez, e adesso di Carlos Alcaraz. Per tutte queste ragioni e per la possibilità che entrambi non abbiano così tante altre occasioni di approdare al quarto turno di un qualsiasi slam in futuro, il loro confronto nei sedicesimi di finale sul campo 16 era considerato da tutti un passaggio molto particolare. Ha perso l’italiano, che pure era avanti per due set a uno al momento della sospensione ieri sera per pioggia: i momenti chiave sono stati il tie break sfortunato (8-6) del primo set e quello disastroso (7-1) del quarto. Il punteggio finale è esplicito: 7-6 3-6 5-7 7-6 6-4. Pur abbacchiato, Fabio non ha recriminazioni ma solo preoccupazioni: "La prima è il fisico. Perché le conseguenze di 3 ore e mezza di battaglia a 37 anni si sentono. È normale. Arrivato a questa età, alcune cose le dovrò modificare. Non ho un punteggio Atp che mi consenta di entrare direttamente in tabellone nei Masters 1000, quindi devo decidere se andare e giocare le qualificazioni (le prossime saranno a Montreal e Cincinnati ndr) oppure o no. Per il resto, staremo a vedere”.
Attesa per Sinner-Shelton
L’attesa di Wimbledon si sta focalizzando sul match di domani di Sinner. Oggi sono stato accompagnato dagli efficienti e gentili addetti alla comunicazione giornalistica del torneo a vedere l’allenamento di Jannik sui nuovi campi coperti di Somerset Road. Sotto gli occhi di Simone Vagnozzi, l’ho visto sottoporsi a una massacrante seduta di risposte al servizio. Un collega mi ha poi raccontato che ieri sera, allo chef che gli chiedeva se gli fosse piaciuto l’abbinamento tra il tartufo, un rosso francese e un pane integrale speciale, il numero 1 al mondo abbia risposto: “Ben shelton, ma è shapo”. Non ho capito subito la battuta (l’episodio è inventato, ovviamente), ma di sicuro i venti lettori di Monday’s Net sono più acuti e veloci di me: a decidere l’avversario del quarto turno di Jannik sarebbe stato, infatti, il match di oggi tra Shelton e il canadese Denis Shapovalov. Al quinto set ha prevalso (6-7 6-2 6-4 4-6 6-2) l’americano di Atlanta, confermando come la potenza e la fantasia a volte bastino per vincere seppure non supportate dalla costanza di rendimento nel corso della partita.
Wimbledon femminile
Intanto, Jasmine Paoline e Sara Errani proseguono senza fanfare il proprio cammino nel doppio. Oggi hanno eliminato in due set (6-1 6-4) le ceche Kolodziejova e Siskova. Il torneo di singolare ha invece riservato una clamorosa uscita di scena: la numero 1 Wta Iga Swiatek, notoriamente allergica all’erba, ha ceduto di schianto sotto in colpi della piccola russa naturalizzata kazaka Julija Putinseva (3-6 6-1 6-2), che come coach ha scelto Matteo Donati, dieci anni fa considerato l’italiano più promettente insieme a Filippo Baldi, oggi tecnico al fianco di Fognini, e Gianluigi Quinzi: sui campi da tennis i tre hanno poi combinato poco ma ora sono bravissimi a trasmettere ad altri quanto avevano imparato da giovani - come s’usa dire adesso - prospetti.