La resurrezione è un topos dello sport. Quelli della mia età che hanno visto tanto ricordano Eddy Merckx concedere dieci minuti di vantaggio agli avversari e poi, negli ultimi cinque chilometri, vincere comunque un tappone alpino del Giro; oppure Jim Clark che, doppiato, a Monza al volante della Lotus rincorre e supera tutti; o, ancora, Jury Chechi che si rompe il tendine d'Achille, torna ad allenarsi e conquista cinque titoli mondiali e l’oro iridato.
Sinner e il giramento di testa
Può essere incontenibile l’energia di chi ha appena dato l’impressione di averne esaurita l’ultima goccia. Succede oggi a Jannik Sinner quand’è sotto 2-1 nel terzo set del quarto di finale londinese contro Daniil Medvedev. Sta male, si scoprirà poi che ha dormito poco. Bianco come un cencio, palesemente in apnea, s’accascia sulla sedia, fa chiamare il medico, che gli prova la pressione e poi l’accompagna negli spogliatoi. Quando torna sul prato della Centre Court, ha un colorito appena meno preoccupante. A vederlo, direi che non ha recuperato abbastanza per opporre resistenza all’aggressività del russo. Invece no: assume il comando degli scambi, recupera il break, riagguanta l’avversario e addirittura, sul 5-6, ha due chance per prendersi il set. Nel tie break - come successe a Clark nel 1967 dopo la straordinaria rimonta durante il Gran Premio d’Italia - cede sul traguardo. È il passaggio decisivo del match.
Medvedev in semifinale a Wimbledon
Nel set successivo Jannik maramaldeggia, portando il confronto al quinto parziale. Ma Medvedev versione Wimbledon 2024 non è quello della finale di Melbourne in gennaio, quando Sinner portò a termine vittoriosamente un altro clamoroso inseguimento e sorpasso, prendendosi il suo primo slam in carriera. Qui il moscovita è meno tremebondo, gestisce bene le fasi di difficoltà e sfrutta i momenti di grazia. Ottenuto presto un break, lo difende con intelligenza concentrandosi solo sui turni di servizio. Il sogno della seconda finale dell’anno con Sinner in campo svanisce così, con qualche anticipo rispetto alle previsioni, dopo 3 ore e 54 minuti di scambi più potenti che variati, con un punteggio, 6-7 6-4 7-6 2-6 6-3, che certifica un equilibrio sostanziale tra il numero 1 e il numero 5 al mondo.
La lezione di Djokovic
Ieri sera Novak Djokovic, che poco prima aveva ridimensionato in tre set le ambizioni del danese Holger Rune, aveva ricordato lontane vicende: “Nel 2008 ho vinto l'Australian Open. È stato il mio primo slam. Ovviamente la prima volta è sempre speciale. In un certo senso, è come rompere il ghiaccio. Però mi ci sono voluti tre anni per vincere il secondo slam. Ho faticato, in quel lungo periodo, per capire cosa mi serviva per mettere in difficoltà Nadal e Federer, che stavano dominando tutti gli slam. Ho imparato a mie spese, credo, attraverso le rivalità con questi due ragazzi. Fondamentalmente stavo potenziando il mio gioco, migliorando me stesso anche mentalmente, maturando e evolvendo davvero come persona e come tennista. Diventavo più forte con il passare del tempo”. Spero che Vagnozzi o qualcun altro del suo team legga stasera queste parole a Jannik. Che in conferenza stampa appare infatti assai abbacchiato, finanche troppo.
Medvedev contro Alcaraz
In semifinale il ventottenne russo allenato da Gilles Cervara e Gilles Simon incrocerà Carlos Alcaraz, che ha dovuto penare più del previsto per eliminare, in rimonta, l'americano Tommy Paul (5-7 6-4 6-2 6-2). Sarà la rivincita del penultimo atto dello scorso anno a Londra, quando lo spagnolo prevalse in scioltezza.
Domani Musetti-Fritz
Per fortuna tennis italiano non è solo Sinner, nonostante la pressione mediatica sia tutta nei suoi confronti (situazione svantaggiosa per lui, favorevole per i nostri altri ragazzi). Il tennis azzurro è anche Lorenzo Musetti, che domani giocherà il suo quarto di finale dei Championships contro il californiano Taylor Fritz. E soprattutto è Jasmine Paolini, che la sua semifinale di giovedì l’ha già raggiunta, battendo oggi in due set la newyorkese Emma Navarro, classe 2001, considerata una sicura protagonista del circuito Wta nei prossimi lustri.
Paolini-Vekic in semifinale
Che la lucchese allenata da Renzo Furlan fosse bravissima era nozione condivisa da tempo dal sistema del tennis italiano: le facevano difetto - sentivamo dire - la convinzione d’esserlo e la certezza di poter battere qualsiasi avversaria. Il suo approccio è totalmente cambiato dopo il successo nel Wta1000 di Dubai, in febbraio, e dopo il percorso che l’ha condotta il mese scorso alla finale del Roland Garros. Oggi non ha mai consentito all’americana di mettere in dubbio chi comandasse in campo, grazie all’uso sapiente dei cambi di ritmo e della preparazione accorta dei vincenti dopo triangolazioni, tanto prolungate quanto sfinenti. Il punteggio del match, durato meno di un’ora, non lascia spazi a dubbi: 6-2 6-1. Adesso, da ufficiosa numero 5 al mondo, l’attende la croata Donna Vekic, anche lei classe 1996, WTA 20, che approda alla sua prima semifinale slam.