Mentre salgo gli scalini che portano allo spicchio di tribuna assegnato alla stampa sento dire: “…beh, almeno Jannik giocherà senza pressione”, e non capisco se è un auspicio o un rammarico. Potrebbe perfino sentirla, la pressione, visto che stasera si decide la classifica del suo girone, intitolato a Ilie Nastase: se battesse Daniil Medvedev o perdesse per 2 set a 1, si garantirebbe il primo posto, mentre Taylor Fritz si piazzerebbe secondo; se invece andasse sotto 2 set a 0, accederebbe alla semifinale da secondo, il russo prenderebbe la testa del gruppo e il californiano partirebbe subito per Malaga, confortato dalla compagna Morgan Riddle.
Come argomenta Simone Eterno di Eurosport, probabilmente Sinner non s’esercita in questi conti, non importandogli se sabato gli toccherà affrontare Alexander Zverev, Carlos Alcaraz o Casper Ruud, tutti diversamente ostici. È una delle sue qualità mantenersi sempre impermeabile ai condizionamenti esterni. L’ha dimostrato in questi otto mesi scanditi dalle tagliole caricate sul suo cammino dall’ITIA, dalla WADA o dal TAS, procure e tribunali sportivi dai quali non si sa mai cosa attendersi. Figuriamoci se adesso gli mette ansia dover aspettare la conclusione dell’ultimo match dell’altro girone, il John Newcombe, domani sera, per scoprire a chi contenderà il posto nell’ultimo atto delle ATP Finals.
Nella conferenza stampa di martedì, quand’era quasi mezzanotte, Jannik s’era fatto sfuggire una riflessione personale (gli accade di rado) sul suo rapporto con gli avversari: “Mi sono trovato anch’io nella posizione di dover affrontare un numero 1 al mondo. Andavo in campo sapendo di non avere molto da perdere. Alcuni giocatori mi hanno già battuto e non conta se adesso loro sono il numero 2 o 3. Mi baso semplicemente su quanto ho imparato negli incontri precedenti e cerco di fare meglio, di rimanere molto presente a me stesso. Non penso al passato, non penso al futuro”.
I dubbi e le ubbìe dei giornalisti e del pubblico si squagliano in fretta. Daniil - un altro tennista che non sa cos’è l’ansia, forse perché si fa bastare gli sbotti di rabbia - prova a impostare la partita a modo suo, con strategia rudimentale e determinazione assoluta. Sinner lo lascia sfogare, tenendolo a bada grazie ai propri accorti turni di servizio. Nel sesto gioco si procura due palle di break, che si lascia sfuggire soltanto perché la reazione di Daniil è veemente. Il ragazzo rosso sfoggia un rovescio in back che sta diventando una delle sue armi più micidiali - merito delle gratuite lezioni di Novak Djokovic, match dopo match - e che risulta decisiva per rompere l’equilibrio nell’ottavo game. Il successivo turno di servizio, quello del set, regala a lui il primo posto nel gruppo Nastase e a Fritz la semifinale.
Sinner non dilaga nel secondo parziale. In avvio il moscovita subisce un break che non lo stordisce né gli toglie certezze, tant’è che recupera il distacco nel sesto gioco. Alla risposta sul 4 pari, l’italiano piazza però due quindici da standing ovation come suggelli di scambi sfinenti. Roba da Fab Four dieci anni fa. Dopo 73 minuti, è 6-3 6-4 il punteggio che s’iscrive nella storia del grande tennis a Torino.
Tutti hanno invece distintamente percepito folate d’ansia durante il singolare del primo pomeriggio, che ha visto di fronte Fritz e Alex de Minaur. Provenivano dall’angolo del numero 5 al mondo, in forma eccellente, sconfitto con onore da Sinner martedì in due set e oggi in difficoltà contro il giocatore meno efficiente di questa edizione delle ATP Finals. Taylor, neo-ventisettenne, ha sofferto nel settimo e nell’undicesimo game del set d’esordio, quando ha lasciato che l’avversario, classe 1999, trasformasse positivamente le prime due delle sei occasioni di break complessive che s’è procurato. Il successivo ribaltamento dei ruoli è stato la naturale conseguenza della qualità del tennis fritziano da fondo campo e del minor numero di variazioni di ritmo imposte dall’australiano con il passare del tempo. Il punteggio, 5-7 6-4 6-3, resoconta con precisione quanto accaduto sul rettangolo della Inalpi Arena. Poi, per il numero 1 americano è cominciata la lunga attesa, finita con il turno di servizio a zero di Sinner che alle 21.15, con il primo set, ha segnato l’uscita anticipata di scena di Medvedev, trionfatore delle Finals londinesi del 2020