Per tutta la settimana, l’ovazione s’era puntualmente alzata ogni volta che, ai cambi di campo, sui mega-schermi della Inalpi Arena partiva lo spot della Lavazza. Non importava chi fossero i giocatori che si stavano sfidando: l’invocazione all’unisono era per Sinner in panni e contesto borghesi, testimonial dell’azienda torinese di caffè. Per ovvie ragioni di fair play, la pubblicità Lavazza non è mai stata programmata durante i match del numero 1 al mondo, di per sé costellati da ovazioni interrotte soltanto dai venti secondi di religioso silenzio prima dei servizi.
Siamo a un passo dagli isterismi giovanili di massa per i Beatles nei tour americani del 1964 e 1965, dopo i quali smisero di fatto di esibirsi dal vivo (ci fu solo la coda dei concerti nel 1966, senza più alcuna felicità). La Sinnermania è però intergenerazionale: scorgendo il video del suo idolo con la tazzina tra le dita, venerdì una signora attempata seduta al mio fianco durante Ruud vs. Rublev ha urlato “…è lui! Janniiiiik!” prima di accasciarsi sfinita sulla sedia. È un fenomeno socio-spettacolare con pochi precedenti in Italia, da Primo Carnera, che la propaganda fascista esaltava come lo sportivo arcitaliano, a Fausto Coppi, del quale Mario Ferretti cantò in radio le imprese, da Alberto Tomba a Valentino Rossi. Grandi campioni che entusiasmarono e fecero sognare in tempi, esclusi quelli del pesarese, senza Internet, senza i social, senza i canali digitali e satellitari on demand che mostrano la qualsivoglia, basta pagare. Il trionfatore nel 2024 a Melbourne, Rotterdam, Miami, Halle, Cincinnati, Flushing Meadows e Shangai non è un comunicatore eccentrico o creativo, parla poco, è sempre politicamente corretto, non dà occasione di minimo scandalo quando gioca o si fa i fatti suoi. Eppure affascina gli italiani quanto Elon Musk gli americani. Con il vantaggio, sul miliardario ultraconservatore, di tirare dei lungolinea fulminanti. Stasera nel penultimo atto delle ATP Finals 2024 il ragazzo rosso affronta uno dei giocatori più solidi del circuito, Casper Ruud, ma risulta subito un confronto impari, tanta è la differenza non solo in velocità e potenza dei colpi, ma anche tatticamente. Il primo set (6-1) dura 30 minuti soltanto perché nel quinto game il norvegese costringe Jannik ad annullargli due occasioni di break. Nel secondo parziale, Ruud mette a punto qualche contromisura che gli consente di far divertire il pubblico e perfino di raggranellare un game in più (6-2). Alle 22.10, tutti a casa.
È la decima vittoria consecutiva di Sinner dopo la sconfitta a Pechino, il 2 ottobre, per mano di Alcaraz. Da allora, solo successi, maturati anche grazie al clima sereno del team. Oggi, tre ore prima del suo match, sono andato a sbirciare Sinner durante l’ultimo allenamento. In campo c’erano Simone Vagnozzi, Darren Cahill e i nuovi arrivati Marco Panichi e Ulises Badio, reduci da lunghe esperienze con Novak Djokovic. Li ho visti divertirsi, con molti sorrisi. Come poi durante il match. Qualsiasi cosa accada, sembra un gruppo destinato a fare tanta strada insieme.
Io ve l’avevo detto, ieri, di considerare i miei mini/sondaggi alla stregua di quelli Siena-New York Times prima delle elezioni americane: attendibili come le previsioni di una caffeomante o un aruspice. Infatti, il favoritissimo Alexander Zverev s’è fatto eliminare dallo sfavoritissimo Taylor Fritz. Giocando un tennis assai meno lucido e aggressivo di quello sfoggiato venti ore prima contro Carloz Alcaraz, il tedesco s’è ridotto al lancio della monetina del tie break del terzo set. L’americano - che s’era preso di forza il primo set (6-3), aveva patito nel secondo (3-6) e s’era bravamente difeso nel terzo fino al 6 pari - ha infatti approfittato di una serie di errori banali dell’avversario chiudendo i conti sul 7-3. Dal suo punto di vista, Sascha condivide la sostanza dell’analisi: “Nel secondo e terzo set ho giocato meglio di Taylor. Non ho sfruttato affatto le mie occasioni, pur avendone avute più che a sufficienza. Sì, il mio tie break è stato sotto la media, direi, con un livello inferiore di quello che avevo mantenuto fino a quel momento”.
Domani Fritz proverà quindi a interrompere la striscia di risultati negativi contro Sinner, che quest’anno l’ha sconfitto in finale agli Us Open (6-3 6-4 7-5) e martedì qui a Torino (6-4 6-4) e nel 2023 nei quarti di finale a Indian Wells (6-4 4-6 6-4). Come potrebbe riuscirci? Secondo l’interessato, servendo un po' meglio e non distraendosi nei passaggi decisivi, anche se “batterlo sarebbe davvero un’impresa perché Jannik sta giocando i punti importanti incredibilmente bene”. A sostenerlo ci sarà il suo angolo affollatissimo, con la fidanzata Megan di solito rossovestita e il coach Michael Russell, con il quale ha lavorato ultimamente per migliorare la mobilità grazie a un equilibrato trasferimento di peso da una gamba all’altra. Non c’è pericolo che Jannik sottovaluti Taylor: esattamente un anno fa, qui, sconfisse Djokovic nel girone di qualificazione (7-5 6-7 7-6) e poi si trovò a cedergli il passo in finale (3-6 3-6). Non è tipo da fare lo stesso errore due volte.