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Si colora d’azzurro la Billie Jean King Cup

Si colora d’azzurro la Billie Jean King Cup
(reuters)

Quinto successo di sempre per l’Italia nel campionato del mondo a squadre di tennis

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A poche poche ore dall’esordio a Malaga dell’Italia di Jannik Sinner per la fase finale della Coppa Davis, i riflettori sono tutti puntati sull’altra metà del cielo tennistico azzurro, con Lucia Bronzetti e Jasmine Paolini che, nella stessa città andalusa, si portano a casa quanto gli uomini devono ancora guadagnarsi: la Billie Jean King Cup, detta BJK, in termini sportivi dello stesso valore dell’insalatiera forgiata nel 1900 dagli argentieri londinesi Rowland Rhodes su incarico dei colleghi bostoniani Shreve Crump & Low.

Il successo delle due singolariste italiane sulle slovacche conferma che il tennis italiano è al momento il più performante del mondo, senza distinzione di genere. Sono squadre vincenti: forti i ragazzi di Filippo Volandri, forti le ragazze di Tathiana Garbin. Ad alto livello, cioè sui campi degli slam e delle competizioni tra paesi, la parità tra i sessi è peraltro una conquista consolidata.

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Come ebbe a dire proprio King, la donna che più ha fatto per eliminare in gender gap nello sport, “uguali retribuzione e opportunità non riguardano solo l’equità: riguardano il rispetto della dignità umana sia delle donne che degli uomini”. Purtroppo la strada è ancora lunga perché la situazione cambia se appena si considerano i tornei di seconda e terza fascia, dove i trattamenti economici non sono ancora perequati, come si usa dire in gergo sindacale.Nello stesso impianto che ospiterà a breve Italia-Argentina maschile, Viktoria Hruncakova, che io ricordavo con il cognome Kuzmova (l’avevo vista in campo nel 2019 al Roland Garros, nel frattempo s’è sposata con il suo coach Tomas Hruncak), 26 anni, WTA 238, e Rebecca Sramkova, 28 anni, 43 del ranking, cedono sotto i colpi delle due titolari azzurre scelte da Garbin, la commissaria che ha portato per il secondo anno consecutivo l’Italia in finale. Bronzetti contiene l’aggressività di Hruncakova, Paolini si rivela implacabile contro Sramkova, approdata in Spagna con un'impressionante serie positiva: aveva vinto 20 degli ultimi 24 match.Nel primo set Lucia prende il largo dopo qualche tentennamento iniziale, mentre nel secondo parziale ha un’eccezionale reazione proprio quando sembra che Viktoria stia trovando qualche buona soluzione (6-2 6-4).

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Sull’onda del terzo turno raggiunto a Flushing Meadows, con questo successo la riminese troverà forse la spinta per tentare il salto di qualità per il quale, a 26 anni ancora da compiere, è atleticamente e mentalmente pronta. La lucchese chiude invece con un’altra prestazione assai intensa la stagione più bella della carriera, coronata dal quarto posto nel ranking mondiale, dalle finali di Parigi e Londra, dall’oro olimpico in doppio e da tante altre grandi soddisfazioni. Molto concentrata, costringe spesso l’avversaria all’errore, grazie alla potenza dei servizi e dei passanti e all'intelligenza tattica. Di fatto, un match a senso unico (6-2 6-1).L’Italia torna dunque a vincere il mondiale dopo undici anni, dal 2013, quando il quarto titolo s’aggiunse a quelli del 2006, del 2009 e del 2010, quando le stelle erano Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Roberta Vinci e, sempiterna, Sara Errani. Ed è festa grande nello stadio che l’anno scorso vide il trionfo dei nostri ragazzi.Il prossimo obiettivo della FITP di Angelo Binaghi per il tennis femminile è portare più azzurre tra le prime cento giocatrici al mondo: adesso sono Paolini, Elisabetta Cocciaretto, 23 anni, numero 52 WTA, e Bronzetti, numero 77. Errani è la numero 103, ma ha 37 anni e deve dedicarsi, con Jasmine, al doppio; le giovani più promettenti sono le ventenni Giorgia Pedone e Beatrice Ricci, ma sono troppo indietro, sopra quota 200 e 300. L’effetto combinato di Sinner, di Paolini, e dei trionfi in Davis e BJK potrebbe essere uno stimolo anche per loro.

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