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Perché con Jannik Sinner non vale il principio “il doppio è un altro sport”

Sinner e Berrettini sorridono a fine partita
Sinner e Berrettini sorridono a fine partita (reuters)
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È vincendo i doppi che nella Davis e nella BJK Cup si va avanti e, magari, alla fine si alzano i trofei di tornei così complessi. Da ventiquattr’ore l’Italia sta festeggiando le ragazze di Tathiana Garbin, che si sono laureate campionesse del mondo in conseguenza non tanto della finale dominata ieri a spese della Slovacchia quanto del successo di lunedì, con un’incredibile rimonta (7-5 7-5), nella semifinale di Sara Errani e Jasmine Paolini contro la coppia polacca formata dalla numero 1 al mondo in singolare, Iga Swiatek, e da Katarzyna Kawa. Una constatazione che suona come una conferma di quanto sapevo anch’io da mediocre giocatore di club: doppiste d’esperienza come le azzurre hanno comunque più chance di una fuoriclasse assoluta affiancata da una mai approdata tra le prime cinquanta al mondo in qualsiasi ranking WTA.

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Mutatis mutandis, la regola vale anche per i maschi, se è vero che i forti singolaristi americani Ben Shelton (numero 21 ATP) e Tommy Paul (12) risultano oggi perdenti contro consolidati specialisti del doppio come gli australiani Jordan Thompson e Matthew Ebden (6-4 6-4). Se servisse una ulteriore prova di queste considerazioni basate sul principio noto come “il doppio è un altro sport”, eccola qua: martedì la Spagna di Rafa Nadal è uscita di scena a Malaga perché un campione come Carlos Alcaraz non è stato all’altezza del navigato compagno Marcel Granollers nel match decisivo contro il formidabile doppista olandese Wesley Koolhof e un singolarista che in coppia è assai efficace, Botic van de Zandschulp (7-6 7-6).

Nonostante questi precedenti, a Malaga nel pomeriggio gira la voce che il commissario tecnico Filippo Volandri abbia in animo di schierare contro l’Argentina, in caso di doppio decisivo, Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Davvero, è la domanda, il tecnico livornese, ex numero 1 italiano, sceglie di far entrare Berrettini subito nel clima dello scontro, lasciando ferma un turno la coppia Simone Bolelli-Andrea Vavassori, tra le più titolate al mondo? La risposta arriva dopo i due singolari, il primo perso malamente 6-4 6-1 da Lorenzo Musetti per mano di Francisco Cerundolo, classe 1998, attualmente numero 30 ATP, il secondo deciso in totale controllo, 6-2 6-1, dalle palle pesantissime di Sinner che il piccolo terraiolo Sebastian Baez, 23 anni, 27 ATP, non sa proprio come governare. Così, alle 21.10 sulla Pista Central della Martin Carpena Arena si schierano di fronte la coppia titolare argentina Andres Molteni-Maximo Gonzalez e quella nuova di zecca (o quasi: hanno giocato due volte insieme) formata dal numero 1 al mondo e dal romano ex numero 6. Forse Volandri ha messo sulla bilancia della sofferta decisione anche il fatto che Simone, classe 1985, ha giocato al fianco di Maximo per un paio di stagioni nel pieno dell’era Covid, e non si sa mai chi sappia meglio sfruttare la circostanza della perfetta reciproca conoscenza.

Tecnicamente, il divario non è misurabile tant’è sbilanciato a favore degli azzurri. L’esperienza maturata in cento tornei è però la carta sulla quale puntano i veterani classi 1988 e 1983 di Buenos Aires e Tandil. Matteo è evidentemente carico come una molla, lui ama fare squadra, il mondiale del tennis a squadre è la sua comfort zone. Jannik non ha avuto nemmeno il tempo di asciugarsi il sudore dopo l’esibizione contro Baez, e all’inizio appare un po’ condizionato dalla ridotta area di gioco a sua disposizione. Agli automatismi perfetti degli argentini fanno da contrappesi le giocate estreme degli italiani. È solo questione di tempo, poi i due giocatori simbolo della trasformazione vincente del tennis maschile di casa nostra mettono il turbo. Nel nono game, sul servizio di Gonzalez, Jannik piazza quattro vincenti impressionanti e manda Matteo a servire per il set, un invito a nozze per uno che tira botte quasi mai sotto i 200 all’ora (6-4).

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Nel secondo parziale si affina la sintonia tra il vincitore delle Finals 2024 e il finalista di Wimbledon 2021. Parlano continuamente, si scambiano consigli e complimenti, si sostengono nei rari momenti di difficoltà, sorridono, si divertono. Molteni e Gonzalez fanno quanto è nelle loro possibilità, tengono botta fino al 5 pari, mostrando pezzi di bravura soprattutto sotto rete. La prima occasione di break del set viene trasformata da Jannik nell'undicesimo game e poi, di nuovo, tocca a Matteo servire per il match. È poco più di una formalità: 7-5.

In semifinale, sabato, l’Italia di Volandri - "...l'uomo che azzecca le formazioni", mi scrive su WhatsApp un amico - è attesa de Minaur, Kokkinakis, Popyrin, Ebden e Thompson. Sulla carta, non c’è gara. Nei fatti, non sarà una passeggiata perché gli australiani sono a digiuno di Davis dal 2003, quando sconfissero la Spagna al Melbourne Park. Da allora, hanno raggiunto le finali in più occasioni. L’anno scorso ebbero la peggio contro l’Italia. Sono motivati, gli aussies, ma anche Sinner & Co.

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