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Paolini, Berrettini e l’importanza crescente dei coach

Jasmine Paolini
Jasmine Paolini 

La rubrica “Monday’s Net” dopo la fine del primo turno degli Australian Open

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Quest’anno nella Rod Laver Arena e nella Margaret Court Arena sono stati allestiti due minuscoli box da quattro posti a ridosso di ciascuna metà campo. Se vogliono, il membri degli inner circle tecnici possono sistemarsi lì e comunicare continuamente con i giocatori. È il tardivo riconoscimento esplicito del ruolo ricoperto dagli allenatori e dai loro collaboratori da parte di chi, fino a qualche anno fa, sanzionava pesantemente il coaching durante i match: vi ricordate cosa accadde durante la finale di Serena Williams contro Naomi Osaka a New York nel 2018? A Jasmine Paolini, per esempio, farà assai comodo avere costantemente a tiro di voce Renzo Furlan nei prossimi turni. Oggi, nella Margaret Court Arena, i suoi consigli le servono il giusto, tant’è superiore alla qualificata Sijia Wei, 21 anni, Wta 117, che regola in due set, 6-0 6-4, nonostante nel secondo set la cinese mostri un rovescio notevole che ne potenzia le qualità di attaccante.

Mentre la lucchese sbriga in un’ora e dieci minuti la sua pratica, nel tardo pomeriggio sono in campo Matteo Arnaldi, Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego e Flavio Cobolli. Tutti contemporaneamente. Allo scontro tra i numeri 2 e 5 d’Italia, Musetti e Arnaldi, fanno peraltro da controcanto quelli in corso tra il più anziano campione francese in attività e un promettente suo erede, Gael Monfils e Giovanni Mpeshi Perricard, e tra i due più forti ventenni americani, Ben Shelton e Brandon Nakashima. Il sorteggio degli AusOpen 2025 è stato davvero perfido.

La forza di Musetti e Vagnozzi

Vedere sfidarsi Musetti, classe 2002, e Arnaldi, 2001, è una sofferenza per i tanti italiani nelle tribunette in parte coperte della Kia Arena, silenziosi come mai sebbene gli scambi siano spettacolari, con sfoggio di qualità soprattutto nei vincenti. Per lunghi tratti l’equilibrio è tale da impedire qualsiasi previsione. Il carrarino prende il sopravvento solo nel finale del quarto set. Recuperato un doppio break, Lorenzo ne strappa altrettanti nel settimo e nel nono gioco, chiudendo i conti (7-6 4-6 7-6 6-3) dopo oltre quattro ore tiratissime. Nonostante l’uscita di scena anticipata, Matteo è apparso maturo e determinato. Spiace per lui e per il coach Alessandro Petrone, dal 2021 al suo fianco. Un esempio di fiducia reciproca per ora non comparabile al rapporto tra Simone Tartarini e Musetti, che lavorano insieme dal 2010 (per la cronaca, sul campo 3 Monfils, 38 anni, impiega quasi quattro ore a piegare Perricard, 21 anni, con il punteggio di 7-6 6-3 6-7 6-7 6-4. Nella 1573 Arena, invece, Shelton, 22 anni, elimina Nakashima, 23, in tre set, 7-6 7-5 7-5).

Berrettini e il rapporto con la panchina

In apertura di giornata anche Matteo Berrettini, classe 1996, Atp 34, e Luca Nardi, 2003, Atp 83, giocano in contemporanea. Seppure su campi separati, l’epilogo è lo stesso di Musetti vs. Arnaldi: il primo passa il turno, l’altro torna mestamente a casa. Il romano ritrova nella Kia Arena il britannico Cameron Norrie, 29 anni, Atp 52, che nel 2021 aveva sconfitto per 6-4 6-7 6-3 nella finale dei Queen’s Club Championships prima della fantastica galoppata che l’aveva poi portato alla finale di Wimbledon. Grazie soprattutto al devastante servizio (32 ace, 85 per cento di punti ottenuti con la prima), oggi Matteo lascia all’avversario soltanto il primo set, al tie break. Poi mantiene il controllo del match senza subire alcun break. Chiude sul 6-7 6-4 6-1 6-3. Nell’intervista in campo l’ex numero 6 del mondo ringrazia il coach Alessandro Bega, che affianca Francisco Roig, perché – spiega – con lui prepara al meglio, affrontandolo in allenamento, i confronti con qualsiasi avversario. L’ex giocatore di Cernusco sul Naviglio, 34 anni appena compiuti, sembra seguire un percorso analogo a quello di Simone Vagnozzi. Questa generazione di giovani tecnici è forse la migliore garanzia di un ciclo vincente di lunga durata per il tennis italiano.

Nardi battuto da Diallo

Sul campo 12 Nardi lascia il passo al canadese Gabriel Diallo, 23 anni, Atp 86. Dopo tre set combattutissimi, impressiona negativamente il crollo del pesarese nel terzo e quarto set (6-7 7-6 5-7 6-1 6-2). Di fatto, dopo aver faticosamente vinto il terzo parziale, nell’ultima ora di gioco il ragazzo non tocca più palla. La sensazione è che gli faccia difetto l’equilibrio mentale più che tecnico e fisico, come peraltro dimostra l’incertezza nella scelta di un affidabile team di sua totale fiducia. In un anno ha provato a lavorare con Giorgio Galimberti, Federico Ricci (il coach storico di Emil Ruusuvuori) e Stefano Pescosolido, per poi tornare puntualmente a rifugiarsi nella comfort zone pesarese. Così, rischia di sprecare troppe occasioni di crescita personale e sportiva.

Grande Sonego contro Wawrinka

Il successo su Stan Wawrinka, 39 anni, wild card alla carriera, ottenuto da Lorenzo Sonego, 29 anni, è di quelli che servono a ridare fiducia. Allenato ora da Fabio Colangelo dopo 18 anni di felice convivenza con Gipo Arbino, il torinese aveva bisogna di ritrovare sicurezza dopo una stagione con l’unica soddisfazione del titolo nel 250 di Winston-Salem, in agosto. Resiliente come d’abitudine, Lollo contiene alcuni sprazzi di classe assoluta dell’avversario, puntando soprattutto a non cedere il servizio. Rari game ai vantaggi, quindi tempi contenuti per i quattro set e i 46 game (6-4 5-7 7-5 7-5).

Cobolli eliminato

L’ultimo italiano a lasciare il Melbourne Park quando è ormai buio è la testa di serie 32 Flavio Cobolli, che evidentemente non è ancora al meglio della forma dopo l’infortunio alla spalla di un paio di mesi fa. Opposto sul campo 7 all’argentino Tomas Martin Etcheverry, 25 anni, Atp 38, il romano cede di schianto nel quarto set dopo qualche segnale di difficoltà nei due precedenti parziali (6-7 3-6 5-7 1-6). Per papà Stefano c’è parecchio lavoro da fare nelle prossime settimane.

L’odio social contro Kyrgios

Consentitemi una breve amara considerazione finale. Ieri a eccitare le fazioni (disorganizzate, per fortuna) dei social italiani non sono stati, per quanto riguarda il tennis, il successo di Sinner su Jarry né tantomeno il formidabile terno al lotto con il quale Passaro è prima entrato in tabellone al posto di Fognini, poi ha eliminato il malmesso Dimitrov, infine ha incassato un bel pacchetto di dollari e di punti Atp. Macché. A travolgere le timeline di X, di Threads, di BlueSky, di Facebook, di Instagram e via socializzando è stata la sconfitta subita da Nick Kyrgios per mano del Carneade scozzese Jacob Fearnley, 23 anni, Atp 92. Ho letto centinaia di post deliranti, tutti più o meno di questo tono: oggi bisogna festeggiare perché Kyrgios – e via con gli epiteti, mai fantasiosi – le ha prese sonoramente. Ne cito uno tra i meno violenti: “Il buffone è uscito al primo turno. Bene. Spero non giochi più una partita di slam in vita sua”.

Sinner e social network

Tanto odio è la reazione malata alle non lusinghiere considerazioni su Jannik ripetute da Nick da quando è pubblica la vicenda del Clostebol. Per carità, Kyrgios non è mai stato un alfiere del politicamente corretto, ma augurargli il peggio è il sintomo di un malessere diffuso del quale proprio Sinner è, per fortuna, un antidoto naturale. Ne è così consapevole da spiegare: “I social non mi piacciono, non è quella la verità, vedi certe cose ma non sono quelle che appaiono. Ai ragazzi dico di stare attenti… Personalmente vivo meglio senza i social e continuerò a fare così”.

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