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Bolelli e Vavassori, la serenità fa la differenza

Bolelli e Vavassori, la serenità fa la differenza

Il doppio azzurro è in finale agli Australian Open

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Ci riproveranno, Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Ci riproveranno, forti dell’anno di esperienza in più del sodalizio che - è l’unico loro rammarico - avrebbero dovuto costruire prima: chissà quanti titoli avrebbero vinto. Sabato, nel duello con il finlandese Harri Heliovaara e l'australiano l’inglese Henry Patten, punteranno al loro primo slam insieme, impresa fallita l’anno scorso, sconfitti nella stessa Rod Laver Arena dall’australiano Matthew Ebden e dall’indiano Rohan Bopanna.

La semifinale di oggi è stata una prova durissima, perché la coppia formata dallo svedese Andre Goransson e dall’olandese Sem Verbeek, entrambi classe 1994, è una delle più toste viste a Melbourne in questa edizione, se non altro perchè hanno eliminato i favoritissimi del torneo, la premiata ditta Arevalo-Pavic. Per Wave sarà la terza finale in un major, dopo quelle nel 2024 agli Australian Open e al Roland Garros. Per Simone sarà la quarta, perché conquistò il titolo qui, sul campo principale del Melbourne Park, dieci anni fa al fianco di Fabio Fognini.

Contro Goransson-Verbeek ho visto un match a due facce, con Vavassori determinante nel male e nel bene. Nel primo set il torinese ha difficoltà a trovare ritmo e misura, mentre nel secondo e nel terzo fornisce, soprattutto sotto rete, il contributo a rendere efficace la costruzione del punto, della quale il suo compagno è un maestro. Il momentum favorevole agli avversari degli azzurri finisce quando, dopo aver perso il primo set (2-6), nella pausa Andrea e Simone ragionano su come evitare che Goransson alla risposta risulti spesso micidiale. Spiegheranno nella conferenza stampa post-match: “Non riuscivamo a servire come nei giorni precedenti. È stato importante fermarci e riconcentrarci. Così siamo riusciti a essere più aggressivi”. Nel secondo e terzo set (6-3 6-4), lo svedese e l’olandese devono infatti subire le accelerazioni della coppia azzurra, senza più riuscire a recuperare i break subiti in avvio.

La sensazione è che Bolelli, 39 anni, e Vavassori, 29, godano di una maturità e una serenità delle quali sono pienamente consapevoli. Merito, dicono, anche dei risultati ottenuti ad Adelaide prima di spostarsi a Melbourne: “Ci ha dato fiducia e sicurezza l’aver eliminato, nelle fasi finali del torneo, Arevalo-Pavic e Krawietz-Puetz, contro i quali ultimamente avevamo sempre perso”. Un’altra spiegazione la fornisce Wave: “Volevamo arrivare a Melbourne avendo disputato più partite possibili, in modo tale da raccogliere le informazioni utili per approcciare al meglio il primo slam stagionale. L’anno scorso non l’avevamo fatto perché giocavo le qualificazioni del singolare”. La questione è vecchia almeno quanto il tennis professionistico: si può essere, contemporaneamente, altrettanto vincenti nel singolare e nel doppio? Ci sono eccezioni ma sono, appunto, eccezionali.

Le semifinali femminili

Nessuna sorpresa dalla prima, seppur godibilissima, semifinale femminile giocata nella fresca serata sullo Stretto di Bass. Aryna Sabalenka, capofila del ranking WTA, lascia a Paula Badosa qualche speranza nel set iniziale (6-4). Nel secondo parziale la spagnola, testa di serie numero 11 del torneo, s’illude di disporre di contromisure adatte al gioco dell’avversaria finché la bielorussa alza il livello della potenza dei propri colpi e chiude in quattro e quattr’otto (6-2). Sabato giocherà la sua terza finale consecutiva a Melbourne: le prime due le ha vinte lei, battendo Elena Rybakina e Zheng Qinwen.

La sorpresa, invece, arriva dal confronto tra Iga Swiatek e Madison Keys, che da lunedì prossimo, a 29 anni, sarà di nuovo ufficialmente una Top 10. In partenza, avanti 5-2, la polacca consente un’impensabile rimonta all’americana, ben consigliata dal box dal marito e coach Bjorn Fratangelo. Più stupita che spaventata, l’allieva di Wim Fissette, già allenatore Kim Clijsters, Simona Halep e Vika Azarenka, reagisce e allunga fino al 5-7.

Ma in quei dieci minuti di confusione qualcosa si spezza nel meccanismo apparentemente perfetto di Iga. Madison tenta la fuga nel secondo set grazie alla propria capacità di costringere l’avversaria, con palle negli angoli o al corpo, a rispondere in situazioni di scomodità. Ci riesce. La numero 2 WTA, che a 23 anni ha già alzato le coppe in cinque slam, va in totale confusione e si ritrova sotto 5-0, poi crolla (6-1).

L’equilibrio si ristabilisce nell’ultimo parziale. Nell’ottavo game Keys ha due occasioni per andare a servire sul 5-3 a favore, che spreca. Mai fare questo errore con Swiatek: nelle condizioni del lupo ferito, lei azzanna e maciulla. Come nel primo set, infatti, ragazza di Varsavia strappa sul 5 pari e, al servizio, arriva a un passo dalla finale: ha un match point e se lo lascia sfuggire. Si va al super tie-break, che si risolve con un risicato 10-8 per Madison. Il suo appuntamento con Aryna è già fissato per sabato sera.

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