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Berrettini e Sinner, le emozioni dei due grandi ritorni e altre storie

Berrettini e Sinner, le emozioni dei due grandi ritorni e altre storie

La rubrica Monday’s Net

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Nel sabato dei Grandi Ritorni, la parola chiave è “emozione”. La pronunciano a profusione sia Matteo Berrettini, tornato a giocare al Foro Italico per la prima volta dal 2021, sia Jannik Sinner, che non scendeva in campo per una partita ufficiale dal 26 gennaio, quando a Melbourne batté in finale Alexander Zverev. Usano esattamente le stesse parole, a otto ore di distanza, nelle brevi interviste in campo condotte da Diego Nargiso: “È una grande emozione. Non c’è posto più bello di questo per giocare a tennis”. Aggiunge Matteo: “Mi siete mancati”. Ovviamente, hanno vinto entrambi, come chiedeva a gran voce il pubblico del Centrale. Dei loro match vi racconterò - brevemente - più avanti. Perché oggi la prendo un po’ da lontano per ragioni che capirete leggendo.

I testi di storia del giornalismo e dell’editoria d’informazione spiegano che fu Theodore Roosevelt, presidente americano dal 1901 al 1909, a organizzare i primi briefing con i giornalisti. Non erano conferenze stampa formali ma piuttosto “chiacchierate” senza possibilità di citazioni testuali. Nel 1906, durante una crisi che coinvolse la Pennsylvania Railroad, il pubblicitario e pubblicista Ivy Lee diffuse alcuni comunicati - mai accaduto! - e invitò i giornalisti in luoghi attrezzati dove potevano fare domande senza alcuna limitazione. Woodrow Wilson, eletto alla Casa Bianca nel 1913, dopo qualche mese cominciò a tenere conferenze stampa regolari: aveva capito quanto pesavano i media nella formazione dell’opinione pubblica. In Europa e nel resto del mondo - almeno in quello non sottoposto a regimi autoritari o a censure - le conferenze stampa diventarono pratica comune soltanto dopo la seconda guerra mondiale.

I più anziani di noi ricordano ancora Tribuna Politica - capace di spostare centinaia di migliaia di voti con le performance video di Palmiro Togliatti, Giulio Andreotti o Giorgio Almirante - come un esempio di conferenza stampa equilibrata e utile. E tutti abbiamo visto, partecipato o letto delle conferenze stampa di amministratori pubblici e attori, allenatori di calcio e presidenti del Consiglio (con l’eccezione di Giorgia Meloni, che preferisce fare dichiarazioni senza contraddittorio), premi Nobel e promotori della sagra del castagnaccio. Per quarant’anni i giornali e le tv hanno vissuto di conferenze stampa: senza, sarebbe stato impossibile perfino immaginare eventi di qualsivoglia natura, dalla politica all’economia, dalla cultura alla scienza, dalla società allo sport. Poi sono arrivati i social media e adesso, improvvisamente, sembra che le conferenze stampa non servano a nulla. Suppliscono, pare, Instagram, YouTube, TikTok, X, Threads, BlueSky e perfino il trumpiano Truth. Più le reti tv che pagano i diritti.

Per dire: Berrettini, avrebbe potuto e forse voluto raccontare ai giornalisti quanti diversi significati la partita di stamattina conteneva per un romano come lui. Invece l’ATP, che gestisce la vita minima dei suoi associati durante i tornei, ha preferito organizzare un breve scambio di battute all’aperto, sotto la scala dell’iconico ponte che collega il Centrale all’area relax dei giocatori. Per non essere da meno, lo stesso ha fatto la WTA con Jasmine Paolini. Qualunque cosa i due abbiano detto ai miei colleghi convocati in scalcagnati grupponi nella cosiddetta mixed zone, non l’ho sentita perché muri di ragazzi e ragazze con gli smartphone protesi mi separavano da loro. Un segno dei tempi che cambiano. Ci adegueremo.

Per fortuna, per sua maestà Sinner, in serata, c’è stata la consueta conferenza stampa. Partecipatissima, con quasi cento giornalisti a fare domande e prendere appunti. Jannik Sinner vs. Mariano Navone era il match più atteso a Roma da chissà quanti anni in qua. Nei primi game s’intuisce l’emozione di cui sopra e, successivamente, risulta evidente il lavoro tecnico, muscolare e atletico portato avanti per settimane sui campi privati della Costa Azzurra che l’hanno ospitato insieme a Darren Cahill e Simone Vagnozzi. A colpire di più, dal mio punto d’osservazione nella tribunetta sud, è il dialogo costante tra Jannik e il pubblico del Centrale, equanime seppure partigiano e carico d’affetto per Pel di Carota: non sembri una notazione contraddittoria, è la naturale conseguenza della maturità collettiva cresciuta di pari passo con la qualità degli impianti e dello spettacolo degli Internazionali d’Italia.

L’argentino Navone è un test rilevante, sulla terra rossa meriterebbe un posto tra i Top 20. Lo si capisce nel secondo set, durante il quale Sinner è costretto a impegnarsi duramente due volte per prendersi il break e poi cristallizzare il punteggio sul 6-3 6-4. Direi che al momento è oltre l’80 per cento delle sue potenzialità. Diamogli tempo. Spiega il ragazzo nato a San Candido: “Non era una partita facile. C’era emozione (riecco la keyword ndr), ho avuto momenti di difficoltà ma è normale, devo gestire momenti così. Ora mi servono gli scambi con i punti, i game, le partite, devo tornare a sapere in automatico cosa fare quando sono 40 pari o sotto 15-30. Questi meccanismi sono fondamentali per noi giocatori”. Sapremo aspettare. Intanto, tra 48 ore lo attende l’olandese Jesper De Jong, classe 2000, numero 93 ATP.

Berrettini, tuttora lontano dalla forma che sperabilmente metterà a punto per l’erba dei Championships, ha sofferto contro Jacob Fearnley, scozzese classe 2001, entrato nel circuito di recente dopo un lungo soggiorno universitario a Fort Worth nel Texas. Nel secondo set l’ex numero 6 al mondo ha addirittura incassato un break che poi ha faticato a recuperare. Nel tie break non ha però ceduto un singolo punto all’avversario. Il punteggio finale rispecchia il match: 6-4 7-6. Lunedì Matteo se la vedrà con il Casper Ruud, specialista della terra rossa.

Pur non ineccepibile, Jasmine ha avuto vita facile con Ons Jabeur, tre volte finalista tra Wimbledon e Flushing Meadows nel 2022 e nel 2023 ma oggi assai fallosa. Dopo un inizio equilibrato, la lucchese ha accelerato portandosi sul 5-3 e chiudendo sul 6-4. Nel secondo parziale la tunisina ha cercato di reagire, Paolini ha mantenuto la calma e piazzato un break decisivo (6-3). L’azzurra, per la prima volta in carriera negli ottavi di finale del Foro Italico, affronterà la lettone Jelena Ostapenko.

La giornata dei Grandi Ritorni non è stata tuttavia monopolizzata da Jannik e Matteo. Sul campo della Grandstand Arena s’è visto Matteo Gigante tenere orgogliosamente testa al giovane fenomeno ceco Jakub Mensik (che passa il turno per 7-6 7-5). In serata nello stesso stadio Luca Nardi, numero 95 ATP, non ha affatto sfigurato contro Alex de Minaur, testa di serie 7 del torneo. Il pesarese ha ribattuto colpo su colpo, game su game in entrambi i set, ceduti per un niente: 6-4 7-5. Sono infine da circoletti rossi le uscite anzitempo di scena di Taylor Fritz contro Marcos Giron (7-6 7-6), di Andrey Rublev contro Fabian Marozsan (7-5 4-6 6-3) e soprattutto di Iga Swiatek contro Danielle Collins (6-1 7-5). Insomma, le emozioni non sono mancate anche per chi non ha avuto accesso al Centrale.

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