Parla con lei

Internet smaschera gli stupratori

di ANAIS GINORI

1 minuti di lettura
«Io conosco uno stupratore». Si chiama così il Tumblr creato in Francia e sul quale ogni giorno vengono pubblicate testimonianze dirette o indirette di violenze sessuali. Si scopre così che lo stupratore abita spesso in casa, è uno zio, un padre, un amico di famiglia. Che il pericolo non è fuori, ma tra le mura domestiche (no, l’esercito non serve). In realtà già si sapeva, ma il progetto ha un obiettivo preciso: dare voce e coraggio alle vittime. Solo una donna su cinque denuncia le violenze sessuali che subisce. Pesa la vergogna, la paura del giudizio sociale e di conseguenze ancora peggiori. C’è la consapevolezza che chiedere un processo per stupro, significa ritrovarsi di nuovo di fronte il proprio aggressore, essere costrette a rievocare quel trauma senza neanche la certezza che ci sia poi una condanna. Spesso prevale solo la voglia di dimenticare, rimuovere.

Ma anche gli stupratori scompaiono, non si conoscono, diventano un fantasma sociale.

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Pauline, 27 anni, che ha creato il Tumblr, spiega così la sua iniziativa: «Gli stupratori non sono tutti degli psicopatici che spuntano dal nulla mentre cammini in strada di notte. L’80 per cento delle vittime di violenze sessuali conosce l’aggressore». Negli Stati Uniti è molto cliccato invece il progetto «Unbreakable» lanciato dalla fotografa 21enne Grace Brown. Anche in questo caso sono vittime che fanno outing, ma anziché scrivere, si mostrano con un pannello su cui appare una citazione dello stupratore. «Lo sai che non meriti di più», «Non ci credo che sei vergine», «Non fingere, si vede che ti piace». L’impatto è sgradevole ma forse è l’unico modo di rompere la legge dell’omertà.
Twitter: @anaisginori