Parla con lei

Le preferenze aiutano la scalata delle donne

di FRANCESCA CAFERRI

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In attesa di capire davvero chi, fra gli eletti e le elette che hanno superato la prova del voto di domenica scorsa, andrà realmente a Strasburgo, una cosa appare già chiara: al Parlamento europeo ci saranno più donne, almeno nella delegazione italiana. Un risultato di per sè non da poco - le deputate erano solo il 21% degli eletti del nostro Paese nella passata legislatura - che però a guardarlo da vicino dice di più: dice che una legge che obbligava a scegliere candidati di sesso diverso sulla scheda ha funzionato, dice che gli elettori, quando possono scegliere un nome, scelgono spesso quello di una donna, e dice che i partiti che hanno puntato sulla parità di genere - il Pd in primis, ma anche il Movimento Cinque Stelle - su questo punto sono stati premiati.

Più donne dunque - fra le 14 e le 16 sui 31 della delegazione Pd, 10 su 17 fra i Cinque Stelle - con la speranza che la fiducia riposta in loro non venga delusa, che ci provino almeno a far sentire una voce diversa in un’Europa in cerca di un’identità differente, che non si tirino indietro - come per calcoli politici personali è accaduto nella passata legislatura - quando si tratta di discutere temi spinosi per le donne come l’aborto.

Più donne in un’Unione da ripensare, dove la differenza di genere pesa ancora negli stipendi, nelle cariche, nella distribuzione del lavoro.

A far loro compagnia, e magari a spronarle, ci sarà Soraya Post, eletta in Svezia, leader del partito Iniziativa femminista che ha corso con lo slogan «femministe al posto dei razzisti». A casa è rimasta invece Iva Zanicchi, a lungo rappresentante “rosa” del nostro Paese a Strasburgo in quota Forza Italia: non so voi, ma io confesso che non ne sentirò la mancanza.

Twitter: @francescacaferr