Parla con lei

Morire lapidata per mano del padre

di FRANCESCA CAFERRI

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La donna è coperta da un lungo abito nero, con tanto di velo. Il suo volto non si vede mai. Quello degli altri protagonisti del video, invece, è chiarissimo: c'è un uomo con la barba lunga, armato, che le dice che è colpevole di adulterio e come tale sarà punita. Poi c'è un anziano avvolto da una tunica bianca, che il primo uomo identifica come il padre della donna: a lui il jihadista si rivolge perché perdoni la figlia. La risposta è un rifiuto netto, deciso. A seguire si vede il jihadista che invita il fantasma nero ad accettare il suo destino. Lei china il capo, vinta. Il padre la prende, la lega, la conduce in una buca: poi inizia il lancio di sassi, lungo, feroce, deciso. La donna cade, riceve colpi su colpi: muore.

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Non vengono dall'Afghanistan dell'era dei Taliban queste immagini: non arrivano dal 2001 ma dal 2014, e da quel nostro vicino mediterraneo che si chiama Siria. Il nome della donna non lo sapremo mai: sappiamo però come è morta, nella provincia di Hama, in una zona che quattro anni fa era aperta e ospitale con i turisti occidentali. Il video è stato diffuso nei giorni scorsi da un gruppo di attivisti chiamato "Raqqa viene massacrata lentamente" ed è solo l'ultima barbarie targata Is nei confronti delle donne. Prima c'erano stati gli stupri di massa, le esecuzioni, la vendita di donne e bambine come schiave. Qualche mese fa, quando le notizie degli stupri sulle ragazze yazide raggiunsero le prime pagine dei giornali, le femministe nostrane chiesero una protesta delle donne italiane in difesa delle yazide e delle altre vittime femminili dell'Is: oggi più che mai, si può dire che il focus di quelle parole era sbagliato. Non devono essere le donne a mobilitarsi, a reagire, a fare qualcosa contro l'Is e la sua attitudine nei confronti delle donne: non è una questione di donne per le donne, ma di civiltà, di diritti, di comune sentire. Di cose che riguardano tutti, uomini e donne. E più di tutti, riguardano i musulmani. Scrive Haleh Esfandiari, americana, fra le massime esperte mondiali di Islam e questioni di genere: "I governi arabi e musulmani hanno condannato apertamente l'Is come organizzazione terroristica, ma sono rimasti in silenzio sul modo in cui le donne vengono trattate. Nascondersi dietro allo slogan "Siamo tutti contro il terrorismo dell'Is" non basta. I governi e i leader politici di questi paesi devono esprimersi chiaramente contro il trattamento riservato alle donne. Gli studiosi e i religiosi che hanno grande influenza in tanti paesi musulmani devono rifiutare l'affermazione che certe pratiche sono permesse dall'Islam di oggi. Devono farlo per la salvezza della loro religione e della loro civiltà. L'Occidente può aiutare militarmente gli arabi e i musulmani. Ma affrontare lo Stato islamico riguardo al trattamento bestiale che riserva alle donne è un compito che i musulmani devono assolvere da soli".


Twitter: @francescacaferri