Ci sono tre serie, tra quelle nuove alla tv americana, che hanno tra i coprotagonisti i social network e chi li usa. Non al modo della tv italiana - con conduttori di talk politici che supplicano il pubblico di hashtaggare cose a caso, perché se non riusciamo ad avere uno share decente che almeno si riesca a diventare trending topic - ma al modo della realtà di tutto il mondo: con esseri umani che smanettano sugli smartphone per rimorchiare altri esseri umani.
Selfie (Abc) è in ritardo di almeno cinque anni: lei è ossessionata dall'autoscattarsi e dall'aggiornare il suo status e dal contare i suoi follower; lui, che neppure è iscritto a Facebook (e, se a casa non ha un telefono a disco, poco ci manca), tenta di disintossicarla. Ovviamente, appena lui s'affaccia su Facebook ne diventa dipendente a sua volta.
La stessa sera, il martedì, sulla stessa rete c'è Manhattan Love Story, che per coerenza narrativa è anch'esso vecchio in ogni trovata. Lei vuole cercare su Google il nome di lui, la prima volta che escono. Ma si sbaglia e lo digita nella finestra di un social, rendendo noto a ogni contatto in rete che stava cercando notizie su quel biondino. Sì, non sarebbe stata credibile neanche cinque anni fa. Ma sarebbe stata meno ammuffita.
L'indice di Parla con lei
E poi c'è A to Z (Nbc), che è arrivata in anticipo. Lui lavora negli uffici di un'app di incontri di coppia: una specie di Tinder. Lei si iscrive al loro servizio ma poi ci ripensa, lavora nello studio legale lì di fronte, si innamorano. Due settimane fa, la capa di lui redarguiva i dipendenti: troppi tra coloro che si rimorchiano sull'app sono felici e si sposano, e così smettono di pagare l'abbonamento mensile, non è quel che vogliamo. Faceva sorridere, due settimane fa: un'obiezione sensata, non fosse che quelle app lì sono gratuite.
Poi, lunedì, Tinder ha annunciato che a novembre debutterà una versione premium dell'app. A pagamento. Presto ci saranno davvero, in open space pieni di giovani ambiziosi, capufficio che ricordano loro che una coppia solida è una perdita di profitto. L'aveva già previsto un telefilm, l'unico in anticipo (A to Z ha uno share bassissimo, e probabilmente lo cancelleranno subito; forse, chissà, sostituendolo con un monologo di sondaggista elettorale italiano).
Twitter: @lasoncini
Selfie (Abc) è in ritardo di almeno cinque anni: lei è ossessionata dall'autoscattarsi e dall'aggiornare il suo status e dal contare i suoi follower; lui, che neppure è iscritto a Facebook (e, se a casa non ha un telefono a disco, poco ci manca), tenta di disintossicarla. Ovviamente, appena lui s'affaccia su Facebook ne diventa dipendente a sua volta.
La stessa sera, il martedì, sulla stessa rete c'è Manhattan Love Story, che per coerenza narrativa è anch'esso vecchio in ogni trovata. Lei vuole cercare su Google il nome di lui, la prima volta che escono. Ma si sbaglia e lo digita nella finestra di un social, rendendo noto a ogni contatto in rete che stava cercando notizie su quel biondino. Sì, non sarebbe stata credibile neanche cinque anni fa. Ma sarebbe stata meno ammuffita.
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E poi c'è A to Z (Nbc), che è arrivata in anticipo. Lui lavora negli uffici di un'app di incontri di coppia: una specie di Tinder. Lei si iscrive al loro servizio ma poi ci ripensa, lavora nello studio legale lì di fronte, si innamorano. Due settimane fa, la capa di lui redarguiva i dipendenti: troppi tra coloro che si rimorchiano sull'app sono felici e si sposano, e così smettono di pagare l'abbonamento mensile, non è quel che vogliamo. Faceva sorridere, due settimane fa: un'obiezione sensata, non fosse che quelle app lì sono gratuite.
Poi, lunedì, Tinder ha annunciato che a novembre debutterà una versione premium dell'app. A pagamento. Presto ci saranno davvero, in open space pieni di giovani ambiziosi, capufficio che ricordano loro che una coppia solida è una perdita di profitto. L'aveva già previsto un telefilm, l'unico in anticipo (A to Z ha uno share bassissimo, e probabilmente lo cancelleranno subito; forse, chissà, sostituendolo con un monologo di sondaggista elettorale italiano).
Twitter: @lasoncini