"Che te ne fai dei soldi quando ti tolgono un figlio, quando ti strappano il bambino che hai cresciuto giorno e notte per otto mesi?". È così che Maria e Fabio commentano la sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha recentemente condannato l'Italia a risarcirli per aver violato il loro diritto a formarsi una famiglia privandoli di Filippo.
Il bimbo era nato nel 2011, a Mosca, grazie a una maternità surrogata. Pur non avendo legami genetici con la coppia, era stato iscritto all'anagrafe di Mosca come figlio della coppia. Una volta che Maria e Fabio erano tornati in Italia, però, le autorità avevano non solo rifiutato di registrare la nascita del bambino all'anagrafe italiana, ma avevano anche deciso di allontanare Filippo dalla coppia affidandolo ad un'altra famiglia. Secondo la Corte europea, visto che non c'erano rischi immediati per il bambino e che l'allontanamento sarebbe stato ingiustificato, l'Italia deve adesso risarcire la coppia. Nessuna possibilità, però, che Maria e Fabio recuperino il bimbo. Avendo "certamente sviluppato dei legami affettivi" con la famiglia cui era stato affidato nel 2013, Filippo resterà con questi nuovi genitori. E i legami che aveva precedentemente stabilito con Maria e con Fabio?
Le questioni che pone questa sentenza non riguardano affatto, come qualcuno ha detto in questi giorni, la legittimità o meno della maternità surrogata - il problema dell'utero in affitto resta aperto ed è difficilmente risolvibile, visto che sono in gioco interessi e valori contraddittori: da un lato il dramma di chi non riesce o non può avere figli, dall'altro il rischio della strumentalizzazione del corpo delle donne.
Le questioni poste dalla sentenza riguardano piuttosto il futuro di Filippo e di tutti gli altri bimbi nati laddove la maternità surrogata è legale e poi tolti alle coppie non appena si scopre il modo in cui sono stati concepiti e sono nati. Perché non sono certo loro ad aver chiesto di essere messi al mondo da una madre surrogata, questi bimbi subiscono solo. Fin dall'inizio. Non sarebbero mai nati se queste coppie non li avessero desiderati, non fossero andati in Russia, in Ucraina o in altri Paesi dove si affittano gli uteri, e non avessero utilizzato il corpo di un'altra donna. Ma sono loro, poi, ad essere allontani da chi si occupa di loro fin dalla nascita; sono loro ad essere affidati ad altre coppie o adottati da altre famiglie. Dovendo un giorno fare i conti con tutta questa storia piena di strappi e di abbandoni. Il nodo della questione è proprio qui: i bambini. Il cui benessere, forse, dovrebbe un giorno essere preso in considerazione al di là della legittimità o meno della maternità surrogata.
Twitter: @MichelaMarzano
Il bimbo era nato nel 2011, a Mosca, grazie a una maternità surrogata. Pur non avendo legami genetici con la coppia, era stato iscritto all'anagrafe di Mosca come figlio della coppia. Una volta che Maria e Fabio erano tornati in Italia, però, le autorità avevano non solo rifiutato di registrare la nascita del bambino all'anagrafe italiana, ma avevano anche deciso di allontanare Filippo dalla coppia affidandolo ad un'altra famiglia. Secondo la Corte europea, visto che non c'erano rischi immediati per il bambino e che l'allontanamento sarebbe stato ingiustificato, l'Italia deve adesso risarcire la coppia. Nessuna possibilità, però, che Maria e Fabio recuperino il bimbo. Avendo "certamente sviluppato dei legami affettivi" con la famiglia cui era stato affidato nel 2013, Filippo resterà con questi nuovi genitori. E i legami che aveva precedentemente stabilito con Maria e con Fabio?
Le questioni che pone questa sentenza non riguardano affatto, come qualcuno ha detto in questi giorni, la legittimità o meno della maternità surrogata - il problema dell'utero in affitto resta aperto ed è difficilmente risolvibile, visto che sono in gioco interessi e valori contraddittori: da un lato il dramma di chi non riesce o non può avere figli, dall'altro il rischio della strumentalizzazione del corpo delle donne.
Le questioni poste dalla sentenza riguardano piuttosto il futuro di Filippo e di tutti gli altri bimbi nati laddove la maternità surrogata è legale e poi tolti alle coppie non appena si scopre il modo in cui sono stati concepiti e sono nati. Perché non sono certo loro ad aver chiesto di essere messi al mondo da una madre surrogata, questi bimbi subiscono solo. Fin dall'inizio. Non sarebbero mai nati se queste coppie non li avessero desiderati, non fossero andati in Russia, in Ucraina o in altri Paesi dove si affittano gli uteri, e non avessero utilizzato il corpo di un'altra donna. Ma sono loro, poi, ad essere allontani da chi si occupa di loro fin dalla nascita; sono loro ad essere affidati ad altre coppie o adottati da altre famiglie. Dovendo un giorno fare i conti con tutta questa storia piena di strappi e di abbandoni. Il nodo della questione è proprio qui: i bambini. Il cui benessere, forse, dovrebbe un giorno essere preso in considerazione al di là della legittimità o meno della maternità surrogata.
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