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Scuola, cambia tutto e non cambia niente

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"Bisognerebbe rimettere mano all'impianto della scuola media superiore, formare gli insegnanti, che hanno ancora una visione disciplinarista e che invece dovrebbero collaborare tra di loro in funzione di una prospettiva trasversale, sul saper ragionare, argomentare, parlare", spiegava Tullio De Mauro parlando della #buonascuola. Da allora, sono passati alcuni mesi. Nessuno, però, sembra aver dato veramente retta al grande linguista. Anzi. Nel decreto che arriverà venerdì prossimo in Consiglio dei ministri, il curriculum scolastico non sembra essere stato realmente modificato, almeno a livello di impianto generale.
Certo, alle elementari si prevede di aggiungere un po' di musica e alle superiori ci sarà un po' di economia e un po' di diritto. Più spazio anche alla storia dell'arte, all'informatica, all'ecologia e all'educazione alla cittadinanza. Per finire con l'introduzione, nell'ultimo biennio delle superiori, di materie nuove che permettano agli alunni di "personalizzare" il proprio curriculum.

Ma cosa c'entra tutto ciò con il "saper ragionare", il "saper argomentare" e il "saper parlare" di cui giustamente parlava Tullio De Mauro? Il nodo del problema non è forse quello del metodo che viene utilizzato per insegnare in un periodo in cui - come sa bene chiunque abbia a che fare con i ragazzi, non solo a scuola ma anche all'università - ciò che manca a molti di loro è proprio la capacità di rielaborare e di riformulare? Il problema delle scuole non dipende certo dal numero di ore di inglese, di
informatica o di economia. Non dipende nemmeno dall'assenza di stage nelle aziende o dalla digitalizzazione. Il problema di tanti studenti, oggi, è l'incapacità di ragionare, di pensare con la propria testa, di trovare soluzioni di fronte a situazioni inedite. Rari sono coloro in grado di spiegare perché da A segua o non segua B, invece di limitarsi semplicemente ad appiccicare B ad A, come fanno tanti dei miei studenti universitari. Anche semplicemente perché, non essendo stati aiutati a strutturare le concatenazioni concettuali, non riescono poi a esprimersi in modo tale da farsi capire. Certo, servono competenze specifiche per potersi inserire all'interno di un mondo del lavoro sempre più complesso. Ma serve soprattutto la capacità di orientarsi nel mondo, di avere spirito critico.

Nel Discorso sul metodo, Cartesio scriveva che un viandante che si perde in una foresta durante la notte e che non ha la bussola dovrebbe evitare di restare fermo e dovrebbe invece cominciare a camminare: sempre dritto senza fermarsi, visto che, prima o poi, finirà con l'arrivare da qualche parte. Ma parlava appunto di chi, senza bussola e senza indicazioni, è immerso
nelle tenebre. Non di chi, difendendo l'importanza della scuola e dell'educazione, vorrebbe preparare i giovani alle sfide del futuro. Camminare senza fermarsi per arrivare a una #buonascuola - perché si ha fretta, perché dopo anni di immobilismo ciò che conta è "fare" - è forse il
modo migliore per cambiare tutto affinché, però, niente cambi veramente.



 Twitter: @MichelaMarzano