No, non è finita col miliardo di euro messo in cassa per i diritti sul campionato dal 2024: la Lega di Serie A adesso punta su Coppa Italia e diritti esteri. Altri soldi preziosi, in una situazione complicata (oltre 5 miliardi di debiti per i club) e in assenza di piani concreti per fare una vera riforma del sistema-calcio. Coppa Italia: adesso i diritti sono di Mediaset che paga ai presidenti 48 milioni l'anno per dare le gare in chiaro. La Lega ha fatto un bando: la richiesta era di 62 milioni a stagione, Mediaset e Rai hanno partecipato mettendo però una cifra inferiore. Si passa così alla fase 2: la trattativa privata che avrà inizio a breve. La Coppa Italia in chiaro garantisce ottimi ascolti soprattutto dai quarti di finale in su, la prossima stagione poi avrà maggior valore perché ci sono due partite in più grazie alla Supercoppa italiana che è passata alla Final Four (in Arabia). Un bel duello quindi fra Mediaset e Rai. Mediaset ha mollato l'offerta per una gara in chiaro di campionato il sabato sera, costo circa 80 milioni a stagione: sarebbe stato un problema col palinsesto (c'è anche Maria De Filippi di onda) e poche garanzie di avere sempre una partitissima. La Rai il prossimo anno avrà gli Europei di Germania, sperando ovviamente che ci siano anche gli azzurri, ma il nuovo direttore di Rai Sport, Jacopo Volpi, ci terrebbe molto ad avere anche la Coppa Italia che garantisce la copertura dei palinsesti per un lungo periodo. La Lega spera di chiudere presto questa trattativa mentre continua quella per i diritti esteri. L'ad Luigi De Siervo è in Francia in questi giorni. La speranza è di incrementare la cifra attuale, 250 milioni a stagione, in maniera sensibile anche se il mercato estero rimane difficile. La concorrenza di Premier League e Liga di Spagna è molto forte. La Lega di A sta aprendo sedi in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all'Estremo Oriente ma siamo partiti tardi rispetto ad altri Paesi e stiamo cercando di recuperare.
Milano-Cortina 2026, per ora solo liti, indagini e battute. Che fa il governo?
Sulle ipotesi per la pista da bob delle Olimpiadi invernali 2026 "noi rinnoviamo la richiesta di audizione del ministro Abodi per sapere quali siano le opzioni disponibili, e per conoscere in modo preciso il cronoprogramma dei lavori. In queste condizioni il rischio di fare deragliare tutto è molto alto, e l'Italia e il Veneto non lo meritano": lo afferma il senatore e segretario regionale del Partito democratico, Andrea Martella, dopo la riunione della Fondazione Milano-Cortina. Per Martella "è questione di istituzioni che hanno fatto finta di non vedere quali fossero le complessità e i problemi. E il fatto che si continui a perseverare in questa logica non depone bene per le Olimpiadi, la cui riuscita deve essere un obiettivo di sistema. È una grande vetrina e dovrebbe essere utilizzata al meglio per il Veneto". Non solo per il Veneto, ma per tutta l'Italia. Non solo il Pd chiede il ministro chiarisca, anche i 5 Stelle, mentre la Corte dei Conti indaga su spese ed eventuali sprechi. Abodi ha spiegato ieri che spera che la pista di bob non vada all'estero (quindi si fa a Cesana o Cortina) ma non convoca ancora una cabina di regia a Palazzo Chigi (l'ultima inconcludente il 3 luglio, molti ministri e sottosegretari si erano defilati...). Zaia, Lega, litiga con Fontana, Lega, per le gare. Salvini tace (strano). Malagò parla di un “coniglio nel cilindro” e Zaia gli replica che al massimo è “un criceto”. Malagò ce l'ha con Sant'Andrea, commissario governativo della Simico, che non ha trovato nessuno che costruisse a Cortina a certe condizioni (81 milioni e 807 giorni di tempo).
Al di là di battute, indagini e discussioni, è tutto fermo: entro novembre si dovrà trovare una soluzione per questa pista che è diventata l'emblema delle incapacità italiane (il Cio ci ha assegnato i Giochi di Milano-Cortina 2026 il 24 giugno 2019, molto tempo fa). I governi precedenti, Conte e Draghi, avevano snobbato l'Olimpiade. Vedremo questo governo come uscirà dalle secche...